«La sinistra riparta da»

«La sinistra riparta da»
Giuseppe Pellizza da Volpedo, Il quarto stato, 1901

L’argomento virale della settimana da poco conclusa è sicuramente il confronto (solamente) verbale tra gli “attivisti” di Casapound ed il quindicenne di Torre Maura in merito alla situazione relativa alla presenza di circa 70 cittadini rom nel quartiere. Gli esponenti, insieme ad alcuni residenti, hanno manifestato per più giorni contro la presenza dei rom vicino alle loro case, barricandosi letteralmente lungo i cancelli dell’edificio che attualmente ospita temporaneamente i nomadi, minacciando pure fisicamente anche le famiglie con bambini piccoli. Nel marasma generale è “apparso” Simone che si è confrontato con l’esponente dell’estrema destra, proprio nel momento in cui questo affermava di avere il 100% del consenso della popolazione di Torre Maura.

Il ragazzo accusa il suo interlocutore di utilizzare la rabbia ed il malcontento della popolazione, dovuto a disservizi ed al degrado in cui la periferia romana, tutta, è abbandonata ormai da tempo dalle istituzioni generali, per raccogliere consensi elettorali canalizzando i loro sentimenti negativi esclusivamente contro una minoranza, nello specifico quella dei rom. A mio avviso i passaggi chiave del confronto sono sostanzialmente due: il giovane Simone che afferma che se viene derubata la propria abitazione non si preoccupa della nazionalità dei ladri, ma della mancanza di sicurezza in generale; l’esponente cinquantenne di destra che si lamenta della moglie che è costretta ad uscire alle 4.30 di mattina per iniziare il proprio turno alle 8, seppur lavorando nella stessa città. Simone a questa accusa ha risposto, molto intelligentemente: «È colpa dei rom?».

Personalmente credo che pensare che destra e sinistra siano categorie superate sia un grandissimo sbaglio, poiché ogni cosa finisce per rientrare nelle due macrocategorie, per quanto ci si sforzi di starci lontani. Cito Pasolini, a tal proposito, quando nell’intervista rilasciata in un programma della televisione francese al momento della presentazione del suo ultimo film Salò o le 120 giornate di Sodoma dichiarò che «Non c’è nulla che non sia politico». Le idee e le azioni sono tutte politiche, nel senso in esse, prima ancora di conferire un colore riconoscibile, vi è già un connotato che le porta poi a destra o a sinistra. Questa è la base concettuale per la quale sappiamo, ascoltando le parole di Simone, che la sua visione è di un determinato tipo, ricollegabile ovviamente alle idee della sinistra. Questo punto del ragionamento però è anche il più complesso, per vari motivi. Innanzitutto affibbiare un collocamento politico ad una frase o ad una persona richiede pochissimo tempo e spesso c’è infatti il rischio di sbagliarsi. Il web di questo è diventato maestro, basta anche una sola parola fuori posto e nei commenti, nel giro di qualche minuto, si può essere Mussolini e Mao insieme, senza troppe distinzioni. La difficoltà, come al solito, sta nel prendersi del tempo per ragionare e riflettere prima di sparare sentenze da tribunale del popolo. Non a caso, infatti, Simone è stato subito elevato a rappresentante massimo dell’opposizione alla destra. Romana? Nazionale? Europea? Cosa importa, ormai è il Fidel del 2000 (ma solamente per un paio di settimane, tempo in cui generalmente la viralità online conosce l’apice del successo e poi improvvisa scema fino a lasciare posto ad altre tendenze, in un vortice che terminerà solamente se e quando rimarremo senza corrente).

Sarebbe buona cosa, a volte, mettere da parte le bandiere -e qui ritorna la premessa del paragrafo precedente- per soffermarsi sui concetti apriori, provare a comprendere senza il filtro del proprio partito. Questa è l’occasione giusta. Simone esprime delle idee, per il mio modestissimo modo di vedere, giustissime. Così come anche la rabbia delle altre persone, tralasciando come viene canalizzata ed espressa, è causata da un vivere il quotidiano costantemente messo ai margini, non solo geografici, dai centri di potere.

Quello che emerge, in sostanza, è che chi vive in determinate zone come quella di torre maura, ha una grandissima rabbia. Verso chi dovrebbe garantirgli una sicurezza e non lo fa, verso chi gli prende i soldi tramite le varie tasse e poi non li utilizza per migliorarne le condizioni di vita, verso chi dovrebbe almeno consentire uno spostamento che non sia un’odissea quotidiana per andare e tornare da lavoro, ma se ne frega, e chi lavora o studia a Roma, che sia romano o meno, purtroppo lo sa benissimo, ma basta guardare le condizioni in cui versa la linea A della metropolitana capitolina. E sì, stiamo proprio parlando della capitale di uno paese europeo.

Come ha reagito la politica a quanto è successo? In modo totalmente sbagliato, da tutti i fronti. L’estrema destra, Casapound, Forza Nuova e chi con loro, non fa altro che prendersela con 70 persone, negandogli l’arrivo di qualche busta di cibo e minacciandoli di morte da dietro un cancello, in maggioranza ovviamente. Il Ministro dell’Interno che interviene prontamente, annusando la possibilità di un po’ di sano sciacallaggio mediatico come piace a lui, affermando che il suo obiettivo è quello di fare «zero campi rom!», senza preoccuparsi dei metodi violenti e della sicurezza fai da te di determinate formazioni politiche, le stesse con cui va a cena fuori per cui c’è anche poco di che stupirsi fondamentalmente. Ma dall’altra parte? Il deserto. La sinistra ha lasciato negli anni che il tema sicurezza venisse divorato dalla destra, elettoralmente parlando, senza dare nemmeno mezza risposta agli appelli lanciati dai cittadini stessi. L’unica strategia che stanno riuscendo a tirare fuori è quella della strumentalizzazione, la stessa che Walter, padre di Simone, ha subito chiesto che stesse lontana dal proprio figlio, fin troppo piccolo per diventare l’emblema di un’intera classe politica.

Quello che la sinistra dovrebbe fare è invece rimboccarsi le maniche, capire il disagio di vaste fasce della popolazione, ma soprattutto comprendere che non tutto è perduto, che non tutti stanno con chi pensa solamente a menare in aria le mani per manifestare le proprie idee, con chi non giudica la persona dal colore della pelle, ma da ciò che fa. Perché, niente di più vero: «Su sta cosa che bisogna andà sempre contro la minoranza, a me non me sta bene!». Ogni volta che qualche voce fuori dal coro si alza si sente, o meglio si legge, prontamente «La sinistra riparta da…!», un po’ per scherzo, ovviamente, ma soprattutto per dimostrare la necessità di una grande fetta della popolazione italiana di avere un leader che, evidentemente, da troppi anni manca. Ripartire da queste persone e metterci la faccia, di persona. Eppure niente di tutto questo. Tutto quello che è venuto fuori dal polverone mediatico alzatosi in questi giorni sono meme, frasi fatte, mezzi slogan, da una parte e dall’altra.

Ci sarebbe poi, se avanza tempo, da prestare un pochina di attenzione ai movimenti di Casapound e Forza Nuova, che nelle periferie romane raccolgono sempre più consenso nonostante siano movimenti ispiratamente fascisti, caratteristica questa assolutamente vietata dalla costituzione italiana, e che fanno quello che vogliono, dall’occupazione di un intero palazzo al centro di Roma in modo del tutto abusivo, all’insegnamento di aggressioni squadriste agli adolescenti nei confronti, come sempre, dei più indifesi della società, come nel caso di 70 rom, il tutto con il lascia passare di un paese intero, che non si preoccupa neanche di difendere quella carta su cui è sorto e per cui sono morte migliaia di persone.

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