Sono italiano dalla nascita senza aver dovuto fare l’eroe

Sono italiano dalla nascita senza aver dovuto fare l’eroe

La vicenda del bus messo a fuoco

Abbiamo sentito parlare tutti, ovviamente, del bus pieno di bambini messo a fuoco dall’autista. Il 46 enne Ousseynou Sy, che era alla guida del mezzo, aveva caricato il veicolo di taniche di benzina con cui poi ha cosparso il bus per accendere il fuoco, successivamente dirottato verso l’aeroporto di Linate. 51 bambini hanno rischiato di morire arsi vivi. L’autista ha poi dichiarato che era sua intenzione fare un gesto forte per vendicare i bambini africani che sono morti nella traversata del mediterraneo per raggiungere l’Italia: «Ora basta, vanno fermate le morti nel Mediterraneo!». Un ragazzino è riuscito, con il proprio cellulare, a chiamare i carabinieri che sono prontamente intervenuti, riuscendo a speronare il mezzo, quindi a mettere in salvo la scolaresca e ad arrestare Ousseynou Sy.

La cittadinanza al centro delle discussioni

Questa storia, oltre ovviamente a quanto successo, mostra una sua particolarità anche per i due protagonisti. L’autista, Ousseynou Sy, di origini senegalesi, è in Italia da molti anni ed ha la cittadinanza italiana. L’altro protagonista della vicenda, il ragazzino Rami che è riuscito a mettersi in contatto con i carabinieri rischiando la propria vita, ha tredici anni, è di origine egiziana e non ha la cittadinanza italiana. Dopo quanto successo si sta discutendo molto sul togliere la cittadinanza all’autista e concederla, per meriti speciali, al piccolo eroe che ha salvato la vita a 50 bambini. Di Maio su Facebook ha infatti affermato che farà il massimo per accelerare la procedura per la concessione della cittadinanza per meriti speciali: «Ha messo a rischio la propria vita per salvare quella dei suoi compagni. È la cittadinanza per meriti speciali che si può conferire quando ricorre un eccezionale interesse dello Stato. Sentirò personalmente il presidente del Consiglio in questo senso. Questo è un Paese che deve saper guardare oltre. È un Paese che non può fermarsi all’indignazione. Siamo molto di più della semplice indignazione. Credo sia un dovere togliere immediatamente la cittadinanza a quel criminale che ieri, a San Donato Milanese, stava per compiere una strage di 51 bambini. Per fortuna l’intervento dei carabinieri ha fatto in modo che nessuno restasse ferito gravemente. Oltre ai nostri due eroi in uniforme ce n’è però anche un altro di eroe: ha 13 anni, si chiama Rami, ha origini egiziane: è anche grazie a lui che si è evitato il peggio. Il papà oggi ha lanciato un appello, ha chiesto che gli venga riconosciuta la cittadinanza e credo che il governo debba raccogliere questa richiesta». Il ragazzino infatti, nonostante sia con la sua famiglia in Italia ormai dal 2002, non ha la possibilità, in particolar modo economica, di ottenere la cittadinanza italiana poiché suo padre è dovuto tornare per un anno in Egitto, perdendo la residenza continuativa e non potendo poi permettersi un avvocato per le questioni burocratiche. L’altro ragazzino eroico che è riuscito a mettersi in contatto con la mamma per avvisare i carabinieri si chiama Adam, è di origine marocchina ed è nato in Italia, ma non ha la cittadinanza italiana. Dopo che è stata proposta la cittadinanza per Rami la mamma del piccolo Adam ha dichiarato: «Sono contenta per Rami, non chiedo cittadinanza per me e per la mia famiglia, ma se la cittadinanza la danno anche ad Adam sarà una bella cosa per lui. Questi ragazzi sono cresciuti qua, hanno frequentato la scuola qua, l’Italia è il loro Paese».

L’altra faccia della medaglia invece prevede che la cittadinanza venga rimossa all’autista dell’autobus, o meglio, il Ministro dell’Interno Salvini ha dichiarato di volerlo fare, ma risulta essere una vicenda lunga e niente affatto scontata. Antonello Ciervo, costituzionalista, ha infatti spiegato in un’intervista a fanpage che tale revoca è stata facilitata dalle nuove norme del decreto sicurezza, ma presenta alcuni limiti. Ad esempio tale revoca avviene automaticamente se vengono commessi alcuni reati, tra i quali quelli di stampo terroristico, la cui aggravante è stata più volte nominata nel caso dell’autista, ma se anche si volesse seguire questa strada non si arriverà facilmente alla revoca, poiché bisognerà attendere almeno i tre gradi di giudizio. Inoltre andrebbe in contrasto con i principi generali dell’ordinamento. Innanzitutto una persona a cui viene revocata la cittadinanza diverrebbe apolide, ma l’Italia stessa ha firmato trattati contro l’apolidia. Oltre a ciò tale misura comporterebbe la sottrazione dell’individuo dalla società, mentre l’ordinamento si basa su quelle che sono misure di correzione del soggetto che commette un reato al fine di reintrodurlo nella società stessa. Altro punto spinoso è l’articolo 22 della costituzione secondo il quale non può essere tolta la cittadinanza per motivi politici e si dovrà dunque vedere se e quanto il terrorismo verrà valutato come motivo politico. Insomma, nonostante lo slogan dal grande appeal al quale siamo ormai abituati, togliere la cittadinanza ad Ousseynou Sy non sarà una cosa facile né tantomeno breve.

Come e a cosa serve essere italiani?

Innanzitutto chiariamo i requisiti “standard” per essere italiani, al centro del dibattito politico negli ultimi mesi del precedente governo. In Italia si diviene, o si nasce, italiani solamente se nati da due genitori italiani, dunque la normativa è basata sullo ius sanguinis, per cui a contare è, letteralmente, il sangue. Quello che le opposizioni rinfacciano all’attuale proposta di dare la cittadinanza per meriti speciali effettuata dalla maggioranza è proprio il loro atteggiamento di totale contrarietà in passato all’approvazione dello ius soli, grazie al quale si potrebbe diventare italiani nascendo sul suolo italiano. Nel caso in cui si nasca in Italia da cittadini stranieri per ottenere la cittadinanza bisogna attendere la maggiore età, ovvero 18 anni in cui si è risieduto sempre in Italia. A cosa serve, però, avere la cittadinanza in Italia? Volendo ragionare semplicemente in un’ottica riduttiva, ma neanche troppo, la cittadinanza italiana permette innanzitutto di votare e quindi di esprimere il proprio parere e la propria volontà nello stesso paese di cui fai parte vivendo e lavorando. Insomma, il principio probabilmente alla base di tutta la tradizione democratica per cui chiunque europeo si vanta rispetto al resto del mondo. Inoltre permette di evitare una burocrazia asfissiante per ogni più piccolo aspetto della vita, cosa che noi italiani dalla nascita conosciamo fin troppo bene. Soprattutto, però, andrebbe considerata la questione umana, emotiva, di appartenenza, ovvero: vivo e sono nato in Italia, parlo la vostra (nostra?) lingua, mangio il vostro (nostro?) cibo, festeggio le vostre (nostre?) feste nazionali, perché non posso dirmi italiano? Potremmo aprire una discussione su quanto il concetto di nazione e nazionalità sia veritiero e quanto, invece, figlio di determinate scelte politiche che sono iniziate appena duecento anni fa, quando ancora di essere italiani non è che se ne sentiva tutta questa voglia, ma non è la sede adatta e persone più meritevoli ne hanno già scritto abbastanza (vedi Hobsbawm – Nazioni e nazionalismi dal 1780). Ciò su cui dovremmo riflettere, invece, è perché tanta ostinazione nel non voler far integrare a livello legislativo chi italiano in fondo lo è dalla nascita, indifferentemente dall’origine dei propri genitori. Soprattutto: è necessario, a 13 anni, salvare la vita di 50 bambini per diventare italiano?

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