Supercoppa italiana: l’incoerenza della Lega Serie A

Supercoppa italiana: l’incoerenza della Lega Serie A

Ha fatto grande scalpore la notizia per cui le donne non potranno entrare da sole al King Abdullah Sports City Stadium di Gedda, in Arabia Saudita, in cui si svolgerà la partita di Supercoppa italiana tra Juventus e Milan il 16 gennaio. Nell’impianto sportivo, infatti, i posti sono stati divisi in due settori: singles, riservati agli uomini, e families, in cui potranno accedere uomini e donne.

Le donne in Arabia Saudita

La situazione dei diritti delle donne che abitano in Arabia Saudita è in realtà molto complessa e la restrizione di accesso allo stadio ne è solo una piccola parte. Solo verso la fine di giugno 2018, ad esempio, è stato tolto il divieto di guidare per le donne, che fino ad allora dovevano farsi accompagnare da un uomo. Tuttavia sono ancora molti i deficit per quanto riguarda i loro diritti. Non hanno diritto ad un processo equo, la loro testimonianza vale la metà rispetto a quella di un uomo. Rispetto ad un fratello possono percepire solo la metà di quanto lui eredita. Per sposarsi devono prima ricevere l’approvazione dello wali (un tutore speciale), ma se il matrimonio è con un uomo straniero il permesso va addirittura richiesto al ministro dell’interno. Non possono aprire un conto in banca, poiché non hanno diritto a gestire le proprie finanze. Per poter usare il passaporto e la carta d’identità al fine di viaggiare devono prima avere il consenso del proprio tutor maschile. Se devono sottoporsi ad un’operazione devono prima avere l’accettazione del proprio tutor maschile. Non possono decidere autonomamente come vestirsi. Non è consentito loro di interagire liberamente con gli uomini: c’è infatti uno spazio per la famiglia in cui possono presentarsi accanto ai membri maschili del proprio nucleo famigliare, ma in pubblico è praticamente negata la libertà di stare insieme a uomini che non siano loro parenti.

Le reazioni

Le polemiche sono state numerose, così come le reazioni alla notizia. Per la prima volta, addirittura, Salvini e Boldrini si sono trovati d’accordo sulla stessa questione. Il Ministro dell’Interno ha infatti dichiarato: «Intermezzo calcistico: che la supercoppa italiana si giochi in un paese islamico dove le donne non possono andare allo stadio se non sono accompagnate dagli uomini è una tristezza, è una schifezza: io quella partita non la guardo», mentre l’ex Presidentessa della Camera: «Le donne alla #SuperCoppaItaliana vanno allo stadio solo se accompagnate dagli uomini. Ma stiamo scherzando? I signori del #calcio vendano pure i diritti delle partite ma non si permettano di barattare i diritti delle donne!». Anche Valeria Fedeli (PD) ha contestato la scelta della Serie A: «non ci sono interessi economici che reggano: di fronte alla gravissima violazione della Costituzione italiana che vieta discriminazioni di ogni tipo, a cominciare da quella di genere, Juventus e Milan dovrebbero rifiutarsi di scendere in campo per la finale di Supercoppa italiana che si disputerà il 16 gennaio a Gedda, in Arabia Saudita». Il giornalista sportivo Sandro Piccinini non ha fatto sconti, commentando così su Twitter, in risposta ad un tweet della pagina Lega Seria A: «Vendersi per soldi lo fanno in tanti, però vantarsi dei “tagliandi staccati” è un po’ troppo, la vergogna andrebbe vissuta in silenzio». Il presidente della Lega, Gaetano Micciché, ha risposto alle accuse a nome della e dei club: «Voglio precisare che le donne potranno entrare da sole alla partita senza nessun accompagnatore uomo» (anche se non potranno girare da sole per lo stadio, così come non potranno avvicinarsi ai posti più vicini al campo, riservati ai soli uomini), aggiungendo poi che l’Arabia Saudita è uno dei maggiori partner commerciali dell’Italia e che nessun commercio è mai stato interrotto.

L’incoerenza della Lega Serie A

La condizione delle donne in Arabia non è ovviamente una novità, purtroppo. Tuttavia la Lega Serie A ha deciso comunque di farvici disputare l’incontro di Supercoppa. Le motivazioni che hanno portato a far giocare la partita del campionato italiano fuori dall’Italia sono chiaramente di tipo economico, è inutile girarci attorno. Eppure la Serie A è quella stessa lega che si vanta di attività volte alla sensibilizzazione contro la violenza sulle donne. Nella giornata di campionato che si è svolta in concomitanza del 25 novembre, dunque in tutte le partite giocate dal 24 al 26, i calciatori di ogni squadra del massimo campionato italiano sono infatti scesi in campo con un segno rosso sulla faccia. Eppure tali buone azioni cozzano decisamente con la decisione di far giocare la partita in un paese in cui le donne sono considerate meno della metà degli uomini. Il dubbio che emerge è se, come spesso accade purtroppo, queste “sensibilizzazioni” siano fatte solamente per non ricevere critiche e farsi anche una po’ di buona pubblicità. Se il calcio italiano non ha chiuso in bellezza l’anno appena terminato, con scontri tra ultras e cori razzisti, non ha iniziato in modo migliore il 2019.

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