Violenza sulle donne: la strage continua, ma il problema è culturale

Violenza sulle donne: la strage continua, ma il problema è culturale
Pietro da Cortona - Ratto delle Sabine (1630)

Qualche numero

Nel corso dell’anno corrente, da gennaio a ottobre 2018 per la precisione, si sono verificati ben 106 femminicidi, ovvero uno ogni 72 ore. Ogni tre giorni una donna  viene uccisa. Ogni settimana vengono uccise tre donne. Il numero è anche in crescita: rispetto al numero totale di uccisioni il femminicidio risulta al 37,6%, 2% in più rispetto all’anno precedente. Altro particolare: il 72%, per cui 3 donne su 4, sono uccise da un conoscente (famigliare, partner o ex).  Numeri che fanno rabbrividire, ma non bastano, perché la violenza non si esplica solamente nell’uccisione della donna. Quasi 7 milioni di donne ha dichiarato di aver subito violenza nel corso della propria vita, ovvero il 31,5% è stata vittima di violenza fisica o verbale, di stupri o tentati stupri.

Il Consiglio dei Ministri approva il codice rosso

Il 28 novembre il cdm ha approvato il codice rosso, un disegno di legge proposto dal Ministro della Giustizia Bonafede e dalla Ministra della Pubblica Amministrazione Bongiorno che serve a rinforzare la tutela delle donne che subiscono violenza. Sono quattro i punti fondamentali del ddl. Le denunce saranno subito trasmesse al Pm: con una modifica dell’articolo 347 del codice di procedura penale viene rimossa ogni discrezionalità della polizia giudiziaria, la quale, appena riceve la denuncia da parte di una donna per maltrattamenti, violenza sessuale, atti persecutori e lesioni aggravate subiti e commessi in contesti familiari o di semplice convivenza, dovrà inviarla immediatamente al magistrato senza poter decidere se esistano o meno ragioni di urgenza. Il magistrato è obbligato ad ascoltare la vittima entro tre giorni dall’avvio del procedimento: con la modifica dell’articolo 362 del codice di procedura penale si intende non far perdere la denuncia tra le maglie della burocrazia ed affidare la donna in un ambito di sicurezza il più presto possibile, l’unica deroga è possibile solo se vi sono «imprescindibili esigenze di tutela della riservatezza delle indagini, anche nell’interesse della vittima». Priorità alle indagini: con l’integrazione dell’articolo 370 del codice di procedura penale si obbliga la polizia giudiziaria a conferire priorità assoluta alle indagini relative alle denunce dei casi sopra citati. Formazione della polizia: dall’anno prossimo le forze dell’ordine (polizia di Stato, Arma dei carabinieri, polizia Penitenziaria) dovranno effettuare corsi di formazione presso istituti specifici al fine di saper fronteggiare qualsiasi reato, ma anche di essere in grado di dialogare con le vittime.

25 novembre: non è normale che sia normale

Il 25 novembre è la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, istituita dall’Assemblea generale della Nazioni Unite il 17 dicembre 1999. La data è stata scelta in memoria delle tre sorelle Mirabal, uccise il 25 novembre 1960 quando, mentre si trovavano sulla strada per andare a trovare i propri mariti in prigione, durante il regime dittatoriale di Rafael Leónidas Trujillo nella repubblica dominicana, furono bloccate dai militari, portate in un luogo nascosto e lì stuprate, torturate, massacrate ed uccise. In Italia la celebrazione della ricorrenza si svolge solamente dal 2005, anno in cui, tuttavia, hanno iniziato a svolgere attività di sensibilizzazione solamente alcune centri antiviolenza e Case delle donne. Quest’anno, in Italia, per la ricorrenza sul web ha avuto grande diffusione la poesia Angelo de Pascalis “Sei bella”:

Sei bella.

E non per quel filo di trucco.

Sei bella per quanta vita ti è passata addosso,

per i sogni che hai dentro

e che non conosco.

Bella per tutte le volte che toccava a te,

ma avanti il prossimo.

Per le parole spese invano

e per quelle cercate lontano.

Per ogni lacrima scesa

e per quelle nascoste di notte

al chiaro di luna complice.

Per il sorriso che provi,

le attenzioni che non trovi,

per le emozioni che senti

e la speranza che inventi.

Sei bella semplicemente,

come un fiore raccolto in fretta,

come un dono inaspettato,

come uno sguardo rubato

o un abbraccio sentito.

Sei bella

e non importa che il mondo sappia,

sei bella davvero,

ma solo per chi ti sa guardare.

 

Per l’occasione, inoltre, la vicepresidente della Camera Mara Carfagna ha voluto lanciare la campagna “non è normale che sia normale” per sensibilizzare l’opinione pubblica in merito: in un unico video sono stati raccolti i messaggi lanciati da personaggi famosi per il 25 novembre.

Il problema è culturale

Il disegno di legge codice rosso è, a mio avviso, un’ottima iniziativa per contrastare il fenomeno della violenza di genere, come dimostrato dalle numerose denunce inascoltate che si sono poi trasformate in femminicidio. Tuttavia il problema alla base del fenomeno è di tipo culturale. Il numero altissimo di femminicidi perpetrati dal partner o dall’ex per motivo di gelosia ci fa comprendere come sia ancora diffusissima una concezione del tutto sbagliata della relazione. La gelosia è scaturita dall’idea che la donna non sia una compagna al proprio livello, bensì un oggetto in proprio possesso su cui avere infinito potere decisionale poiché si è uomini e dunque al primo livello nella gerarchia sociale. Due sono gli elementi che indicano l’arretratezza del livello culturale italiano in merito. Da una parte basti pensare che fino al 1981 erano in vigore le disposizioni sul delitto d’onore, per le quali se si uccideva, ad esempio, la donna adultera e/o colui con cui aveva svolto il tradimento le pene erano di molto attenuate, poiché tale azione era necessaria per salvaguardare l’onore della famiglia della vittima. Rimanendo nell’ambito dell’onore bisogna ricordare che vi era anche l’annullamento del reato di violenza carnale nel momento in cui lo stupratore sposava la vittima e ne salvava in questo modo l’onore suo e della famiglia. Le leggi sono state cancellate, è vero, ma tali mentalità rimangono diffusissime in moltissimi casi, purtroppo. L’altro aspetto importante è l’uso del linguaggio nei confronti delle donne. Cito il caso più recente: proprio lo scorso 25 novembre, durante una partita di seconda categoria veneta, l’arbitro donna è stata insultata da uno dei due allenatori che l’ha “invitata” a cambiare mestiere e tornare ai fornelli, incitando in questo modo anche il pubblico sugli spalti ovviamente. L’allenatore è stato poi squalificato per 7 mesi. Il linguaggio diviene uno degli strumenti su cui lavorare maggiormente, poiché da lì si deve partire fin dall’infanzia, spiegando ai bambini la potenza delle parole. Si pensi in questo caso ad insulti relativi solamente al genere femminile: dato lo stesso rapporto sessuale avvenuto tra due persone non legate da una relazione, l’uomo è considerato un vincitore, la donna una puttana, ma oltre alla concezione errata non vi è un parallelo di puttana per il genere maschile, perché l’uomo è libero di fare quel che vuole, mentre la donna, pare, in quanto tale deve sottostare a rigide regole morali. Un ultimo (in questa sede) caso su cui bisognerebbe lavorare, a livello culturale, è quello che riguarda i libri di testo utilizzati nelle scuole elementari, in cui spesso la figura della mamma o della donna è relegata all’attività domestica, mentre le altre professioni sono marcate al maschile, infondendo ai giovanissimi alunni l’idea che sarà normale considerare il futuro delle bambine destinato ai fornelli ed alla lavatrice.

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