I tweets dei politici : l’esempio dei cinguettii di Renzi

I tweets dei politici : l’esempio dei cinguettii di Renzi

 

Prosegue l’approfondimento sulla comunicazione politica via Twitter, che si concluderà in un analisi linguistica degli aspetti dei tweets dei tre leader delle maggiori forze politiche italiane. Dopo aver visto in un primo articolo la potenza di un tweet, le funzioni che può assumere e, nello specifico, l’uso che ne ha fatto Trump, in un secondo articolo è stato analizzato il concetto di brevità di una pubblicazione su Twitter e il linguaggio figurale a cui il post fa riferimento.

 

Una premessa doverosa è ammettere che la comunicazione di ogni politico risente di sfumature diverse. Tratti linguistici o espressioni più evasive o sarcastiche possono appartenere ad una voce politica piuttosto che ad un’altra. Influiscono in questo caso, in maniera molto rilevante, sia la posizione degli schieramenti politici sia l’occupazione governativa momentanea; un leader all’opposizione adotterà un linguaggio e, conseguentemente, una strategia comunicativa diversa dal politico di maggioranza.

 

Come afferma Sara Bentivegna, docente di comunicazione politica presso L’università La Sapienza, in una articolo pubblicato sul web qualche tempo fa da Treccani, nella società degli individui l’elettore fatica ad identificarsi in grandi blocchi ideologici o in soggetti politici collettivi, di conseguenza è più facile identificarsi in una politica personale, che non ha luogo migliore per esprimersi che in un profilo Twitter. Prima di procedere all’analisi proposta dalla ricerca, ci si concentrerà su un esempio di comunicazione politica social che è stata vincente, quella di Matteo Renzi.

 

Si potrebbe ancora più correttamente dire che l’utilizzo di una eccezionale strategia comunicativa è stata la vera e sostanziale forza di una sinistra che vedeva già all’orizzonte gli spettri del tracollo. La minaccia futura di altre forze politiche era già concreta, mentre la retroguardia del PD era molto distante dalla popolazione. Renzi ha saputo risanare temporaneamente questa frattura, ma tutti conosciamo come è finita. Aldilà dei meriti da un lato e dagli errori dall’altro era evidente che la volontà popolare di cambiamento, prima o poi, si sarebbe tradotta in un nuovo periodo politico. Nonostante le avvisaglie segnalate dai numeri che stavano accumulando gli avversari e l’essere a capo di un partito avvolto dalla “muffa”, Renzi svecchiando i volti e il linguaggio, ha ottenuto ottimi risultati, seppur temporanei.

 

E’ così che Matteo Renzi ha trascinato il suo partito a percentuali di consenso decisamente notevoli. Anche grazie, quindi, all’utilizzo ampio e convergente che il politico toscano ha saputo fare delle risorse mediali e telematiche. I suoi messaggi erano presenti ovunque, cavalcando omogeneamente l’onda della transmedialità. In corrispondenza al fine di stabilire un rapporto di vicinanza con l’utente, frutto di una strategia comunicativa estremamente coinvolgente è stata l’idea di avviare un dialogo diretto con i cittadini attraverso l’hastag #matteorisponde. Un altro elemento inaugurato dallo stile comunicativo renziano, capace di superare ad un interesse superficiale della politica l’intermediazione del dibattito, è stata la diretta Facebook o Twitter. Viene, in questo modo, trasposto virtualmente il concetto di agorà, creando un rapporto a “tu per tu”.

 

La politica vive un momento di forte personalizzazione. La logica di una personalizzazione della politica implica, in primo luogo, che abbia maggiore rilevanza la comunicazione svolta da un leader che dallo stesso partito di cui è a capo, in secondo luogo, che ogni esponente politico, in un certo senso come ogni parlante, eserciterà un’individualizzazione del suo modo di comunicare e, in questo caso, di porsi con l’elettore. Sulla base degli studi di Massimo Prada verranno delineati gli aspetti della strategia comunicativa via Twitter di Matteo Renzi.

 

In genere ogni tweet politico presenta alcuni tratti generali e altri più specifici. Nel caso di Renzi, Prada nota una presente, seppur non totalizzante, tendenza alla scriptiones continuae, funzionali a rendere il numero di caratteri impiegati:

 

  1. Il 14-5 ho promesso che ogni 3mesi sarei tornato in CampaniaCalabriaSicilia per monitorare fondieuropei. Promessa mantenuta. Buon ferragosto

 

Si nota come anche l’assenza del punto fermo, oltre agli elementi di scrittura continuativa siano un indizio di scrittura estemporanea.

 

Quanto all’aspetto sintattico, Renzi (o il suo ghostwriter) hanno fatto “un uso sistematico della sintassi nominale e del periodare coupé, giustappositivo ed ellittico, che congiurano insieme a una scrittura asciutta e perentoria, asseverativa”:

 

  1. Oggi giustizia e sblocca Italia. Domani vertice europeo. Lunedi la presentazione ufficiale #millegiorni con obiettivi e sito #italiariparte

 

  1. In partenza per Parigi, vertice socialisti e democratici europei: crescita, investimenti, occupazione. Europa #cambiaverso

 

  1. Noi rispettiamo il 3%. Siamo tra i pochi a farlo. Da Europa dunque non ci aspettiamo lezione, ma i 300 miliardi di investimenti #juncker

 

Si nota come nei tweets 2 e 3 il verbo compare nell’hastag con “riparte” e “cambia”: spesso negli hastags di tweets Renzi include un verbo per aumentare la carica enfatica e conferirgli la possibilità di elevarsi a slogan. Le successioni di un periodare cuopé esprimono, probabilmente, anche la condizione di un uomo “indaffarato” che, nonostante gli impegni lavorativi, riesce a mantenere un contatto con i followers. Nei tweets 1 e 4, infatti, è evidente l’uso della prima persona singolare in uno e plurale nell’altro per manifestare l’impegno personale del leader e la volontà di rendere partecipi i suoi destinatari.

 

  1. E niente. Vedi a Ponticelli una startup che è all’avanguardia mondiale su ingegneria e elicotteri. Anche questa è #Napoli #italiariparte

 

Anche in questo tweet si nota la tendenza a costruire con il lettore un rapporto colloquiale. “E niente”, elemento tipico del parlato, introduce la questione sorretta da un’altra forma verbale diretta.

 

E’ negli hastags dove si produce la maggiore inventiva lessicale e la loro natura è notevolmente variabile. Si passa da “hastags denotativi” come #Napoli, a “hastags verbali” o “hastags nominali” come #sbloccaitalia o #millegiorni. Frequente è l’utilizzo di intere collocazioni come #lavoltabuona o di segmenti frasali come #madovevivono. Degli hastags Renzi ha fatto un uso magistrale, come già ricordato in precedenza, è stato il primo ad avviare un dialogo diretto con la stringa di risposta #matteorisponde.

 

Presa coscienza da questo generico esempio di cosa s’intende per un’analisi degli aspetti linguistici di una comunicazione politica via Twitter, nei prossimi articoli si avvierà, finalmente, il lavoro sui leader delle tre maggiori forze politiche italiane.

 

 

 

 

 

 

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