Facebook: 20 tuoi post di cui non frega nulla a nessuno (parte 1)

Facebook:  20 tuoi post di cui non frega nulla a nessuno (parte 1)

«I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli». Così, severo ma giusto, Umberto Eco, alla cerimonia di consegna della sua laurea ad honorem in “Comunicazione e cultura dei media” conferitagli a Torino nel 2015.

Nonostante detesti l’uso che molti degli utenti ne fanno, il social network creato ad Harvard nel 2004 da Mark Zuckerberg, è uno strumento che continuo ad adorare ed utilizzare. Sono iscritto da nove anni e, a quelle pagine, ho affidato molti dei momenti più belli , divertenti e ‘cazzeggianti’ della mia esistenza ( al contrario, ho sempre detestato Twitter per quell’odioso limite alla lunghezza dei post, che per un logorroico come me equivale a calzare scarpe di tre misure più piccole del dovuto).

È grazie a questo strumento che ho potuto ritrovare l’amico con cui giocavo in spiaggia nel ’92, scoprendolo ricercatore universitario di successo, o quel collega di lavoro col quale mi ero trovato particolarmente bene nel 2003, del quale avevo perso numero e recapiti. E non vi dico il piacere di vedere un caro amico informatico scorazzare felice tra le colline Irlandesi, divenute la sua nuova casa, in sella alla sua Ktm e in compagnia della sua amata, o l’emozione che ho provato nel vedere le foto di quella compagna di liceo, con la quale ho condiviso cinque anni di sincera e fraterna amicizia, in abito bianco il giorno delle sue nozze. E la soddisfazione che provo quando una mia battuta, osservazione, indignazione, raccoglie 34 “like”. Ecco quindi che Facebook,quando conserva la sua funzione primaria di ‘rete sociale’ può essere, oltre all’efficacissimo strumento di distrazione dal lavoro (ahinoi!), anche un meraviglioso mezzo di comunicazione e connessione tra le persone.

Molti però, in preda a protagonismo e, spesso, ignoranza, ne fanno un uso spropositato, molesto, antipatico, improprio; mossi dalla pulsione di informarci su tutto quello che capita nelle loro vite, o semplicemente nel tentativo maldestro di mostrarci una vita che semplicemente non è quella reale, ricorrono ad espedienti ormai “noti e “codificati” che altri effetti non hanno se non quello di non suscitare alcun interesse (se non, addirittura, fastidio) nei propri contatti.

Quella che segue è una guida semi-seria sulle cose più odiose che finiscono sulle bacheche di Facebook. Se a Rovazzi scattava l’”andiamo a comandare”, queste estorcono un sanissimo e liberatorio “chi se ne fotte???!!” Perché, anche se alcune cose vi sembreranno paradossali e comiche, le vedo scorrere quotidianamente sulla sezione ‘notizie’ del mio account, ed a questo punto non posso non raccontarle.

  1. Sono sempre i sogni a dare forma al mondo

Quando l’ottimo Luciano da Correggio scrisse questi versi per il suo album ‘Mondovisione’, mai e poi mai avrebbe pensato che sarebbero diventati degli ottimi “tappabuchi” per bacheche orfane di nuovi post da una settimana e cervelli privi di fantasie e ispirazione. Pubblicata (spesso in maniera assolutamente decontestualizzata) sul 76,5% delle bacheche dei giovani tra i 15 ed i 23 anni, è un po’ come quel “non ci sono più le mezze stagioni” che sentenziamo al vicino di casa, incrociato davanti al cancello mentre portiamo fuori il cane per ‘urinarlo’. Usata ed abusata (da qualcuno perfino tatuata), credo sia giunto il momento di affidare definitivamente agli archivi questa banale citazione, datata quanto il cd che la conteneva (del 2014). E chi continua ad usarla è un Gigidalessio.

  1. Lentamente muore”

Diciamo la verità, perché tanto un po’ tutti noi ci siamo cascati. Pubblicata sulla bacheca almeno una volta nella vita dal 91,74% degli iscritti, l’abbiamo trovata da qualche parte, o magari vista sulla pagina personale di un amico e vergognosamente scopiazzata; “Lentamente muore” è oggettivamente una bella poesia, ideale per chi vuol dare di sé un’aria “profonda”, malinconica, colta, su Facebook:

Muore lentamente

chi evita una passione,

chi preferisce il nero sul bianco

e i puntini sulle “i” piuttosto che

un insieme di emozioni,

proprio quelle che fanno brillare gli occhi,

quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso ,

quelle che fanno battere il cuore davanti all’errore e ai sentimenti

Eh, si, di bella è bella. Peccato che, questi versi, erroneamente attribuiti dai ‘Leopardi da tastiera’ a Pablo Neruda, siano stati scritti dalla brasiliana Martha Madeiros. Quindi, se proprio non ce la fate a non pubblicare questo post “usato garantito”, almeno mettete da parte per un attimo l’inerzia mentale e ricercatene l’autore originale; la letteratura mondiale ve ne sarà grata. Nel frattempo:

Lentamente muore

Chi non bolla sti ragazzi

Con un sano ”masticazzi?”

  1. Alba e tramonto

Sono senza dubbio due degli spettacoli più gradevoli che la natura, peraltro quotidianamente, ci propone. E la cosa straordinaria è che trattasi di una manifestazione assolutamente gratuita, fruibile, peraltro, da una qualsiasi delle innumerevoli finestre, porte, balconi, abbaini, che deturpano le nostre abitazioni. Qualcuno però, convinto di offrire un servizio (non richiesto) alla collettività, continua imperterrito a frantumarci le suppellettili genitali pubblicando foto di albe e tramonti ogni giorno. Nel tentativo di apparire romantici, profondi, nostalgici, finiscono per rivelarsi mattutini o insonni (albe), scontati e morti di Federazione Italiana Grigliate all’Aperto(sera). Perché d’accordo che “forse perché della fatal quiete tu sei l’imago”, ma spesso, al tramonto, molti di noi hanno qualcosa di più originale e costruttivo a cui pensare.

  1. Fake news

Della crociata a livello mondiale sulle notizie infondate è divenuto paladino indiscusso il presidente americano Trump. Le notizie false o “gonfiate ad arte” sono ormai una piaga che mina il diritto all’informazione dei cittadini ed il lavoro, scrupoloso e puntuale,fatto da migliaia di giornalisti nel mondo. Il successo delle “bufale” è aiutato dal moltiplicarsi delle fonti dalle quali le notizie vengono veicolate verso l’utente. Una volta c’era il Tg1, momento quotidiano liturgico che la famiglia ti costringeva a seguire in religioso silenzio. Con l’avvento dell’ ’era social’ è richiesta una certa dote di “filtraggio” ed analisi critica dell’enorme mole di notizie che ci passano davanti. Ma spesso a vincere sono la pigrizia dell’utente, l’analfabetismo di ritorno ed il clamore suscitato dalla notizia falsa: ed ecco finire sulle bacheche dei più sprovveduti, le notizie di nuove cure contro il cancro scoperte dall’università di Zagarolo, o la rivelazione-scandalo che nove fratelli della Boldrini possiedono 1792 centri di accoglienza per migranti: inutile dirlo, in casi come quest’ultimo, il commento sdegnato e populista alla notizia è onnipresente. E pensare che basterebbe un po’ di spirito critico per capire quanto attendibili possano essere siti come “Il Corriere del Tramonto”, “Il fatto quotiDAINO”, “Il sole 24ore al giorno”;già…lo spirito critico; ok, lasciamo stare ed andiamo avanti.

  1. Me la canto e me la suono. Da solo.

Il Grindcore Rock è la vostra ragione di vita, e non perdete nemmeno un battito di ciglia dei polacchi Dead Infection, dei quali pubblicate link ad articoli scritti rigorosamente in polacco ed il calendario del tour che a partire da Maggio toccherà Lituania, Estonia, Moldavia e Kazakistan? Ragazzi, vi vogliamo bene, ma qui il #mebattubelino (per dirla alla genovese) ci sta bene come un mojito in spiaggia ad agosto. Cercate in rete, magari troverete un forum di fans dei Dead Infection con i quali farvi vicendevolmente del sano stalking musicale. Nel frattempo il nostro “masticazzi” vi seppellirà.

  1. Piatti a tavola, il ‘masterchefacebook’

C’era un tempo in cui la fame era causa di morte endemica, anche in alcuni paesi occidentali come il nostro. Per fortuna quei tempi sono lontani, mangiare è una delle poche cose che riusciamo a fare un po’ tutti (nonostante i tempi di ristrettezza economica), e mangiare fuori, per lavoro o per svago, è una cosa che capita mediamente a tutti noi; mangiare piatti decorati, elaborati, pregiati e sistemati come a casa spesso non riusciamo a fare per tempo, per voglia e per capacità, è quanto più comune e diffuso si possa pensare. Eppure c’è chi, anche se si trova alla Taverna di Gigione il Lercio, cade nella tentazione di tirare fuori lo smartphone e di fotografare (e pubblicare) le foto di tutto ciò che gli passa sulla tavola, dal cestino del pane allo scontrino del conto. E’ inutile dirlo, lo fanno convinti di suscitare le invidie di chi vedrà la loro bacheca. Ora, provate un po’ a spiegar loro che molti, come il sottoscritto, sono costretti a mangiare fuori casa per lavoro 350 giorni all’anno e che morirebbero d’invidia solo rivedendo quei piatti pieni di amore e di domestica ignoranza che ci metteva davanti mammmà prima che abbandonassimo il focolare domestico…

  1. L e imprese sportive del ‘72

Hanno ’60 anni, la pancia pingue e spesso difficoltà serie a scrivere in italiano corretto. Ma non perdono occasione, giorno e post, per ricordare la straordinaria stagione calcistica giocata nel ’72 in Promozione molisana o il rally della Val di Gavia corso su una potentissima 112 Abarth. Foto, ritagli ingialliti di giornali, post con tanto di tag di amici che, spesso mossi a pietà (o , appunto, da amicizia), elemosinano qualche ‘like palliativo’. Il punto è che alla stragrande maggioranza delle persone non frega sostanzialmente nulla nel campionato di serie Z di basket giocato dal nostro carneade ai tempi dell’università; e purtroppo non bastano le reazioni spesso assenti o comunque tiepide dei propri contatti per scoraggiarlo ad andare avanti con l’autocelebrazione. Per rimanere in tema sportivo, il nostro ‘masticazzi, qui, è di rigore.

  1. Il matrimonio invidiabile

Si amano, si adorano alla follia, come il primo giorno che si sono conosciuti. Hanno coronato il loro sogno d’amore da 8 anni e da quel loro matrimonio sono nati i loro meravigliosi 2 figli. E quanto sia bello e speciale il loro matrimonio, come lo rifarebbero altre 1000 volte, se lo dicono tutti i giorni, ma non nella privacy del loro focolare domestico, ma sulle rispettive bacheche di Facebook, riproponendone fino alla noia (nausea) le foto, taggando a distanza di anni amici e parenti presenti al momento del fatidico “si”. E pazienza se molti, di quel giorno, ricordano solo le dolorosissime scarpe indossate per l’evento, fugacemente tolte sotto il tavolo una volta giunti al ristorante, in un atto liberatorio degno del 25 aprile 1945.

  1. Selfie

Quello della fotografia è un hobby nobile, colto, per spiriti arguti. Quello della fotografia fatta a se stessi, in solitudine, nel chiuso di una stanza, è il nuovo terreno di ricerca per le scienze umane, psicologiche e sociali. Ci sono persone che ormai non riescono più a vivere senza postare 3-4 album di selfie al giorno. Foto fatte per mostrarsi, non per mostrare, tradendo la missione primaria della fotografia. Sono alla guida? Selfie! Si cambiano d’abito? Selfie! Sono in ascensore? Selfie! In bagno? Beh, e ci vuole un bel selfie! Non ce la fanno. Non si rendono conto che quel flusso continuo di immagini non suscita l’interesse di nessuno, e che l’appagamento della loro vanità (spesso non accompagnata da avvenenza fisica) tedia le 2400 persone con cui sono in contatto. Breve confessione di un peccato: tra i miei contatti c’è una ragazza che ogni giorno si scatta un selfie pressoché “standard”, con la telecamera posta ad altezza testa ad inquadrare il viso( tutt’altro che grazioso) ed a far intravedere il décolleté; questa molesta signorina è stata ignobilmente soprannominata da me e dal mio collega, che ogni giorno ci ritroviamo la sua foto sullo smartphone, “la sardina” poiché, come per il gustoso clupeide, una volta tolta la testa, disgustosa, ciò che rimane è a dir poco prelibato.

  1. La foto in camera di mammà

È una sottocategoria del punto precedente, che però merita attenzione particolare e dettagliata. Perché è una cosa che trovo veramente triste e che segna dei momenti di assoluta regressione nella storia evolutiva umana. Il protagonista di questa “piaga social” è spesso una gradevole signorina, di età compresa tra i 18 ed i 25 anni, che trova piacere nel vestirsi e truccarsi con particolare dedizione al fine di scattarsi delle foto allo specchio in camera dei propri genitori. Ora, per quanto graziosa o conturbante possa essere la signorina di cui sopra, la foto realizzata con, sullo sfondo, il letto stile ‘impero’ in legno massello degli anni ’70 dei propri genitori, le pantofole della mama seminascoste sotto al letto, e la foto dei defunti nonni sul comò ha, sulla virilità dell’italico maschio, lo stesso effetto deleterio della Kryptonite su Superman.

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