Ritrovato Archimede sotto le preghiere
Una pagina scomparsa da decenni del celebre Palinsesto di Archimede è stata ritrovata in Francia, riaprendo uno dei capitoli più affascinanti della storia della matematica. Il foglio, identificato nella collezione del Musée des Beaux-Arts di Blois da un gruppo di ricercatori del Centre National de la Recherche Scientifique (CNRS), è stato riconosciuto come il foglio numero 123 del Palinsesto, grazie al confronto con le fotografie realizzate nel 1906 dallo studioso danese Johan Ludvig Heiberg.
Per capire la portata della scoperta bisogna partire dal manoscritto stesso. Il Palinsesto di Archimede è uno dei documenti più importanti della storia della scienza. Si tratta di un codice realizzato a Costantinopoli nel X secolo, contenente sette trattati del matematico siracusano, tra cui opere per lungo tempo ritenute perdute come il “Metodo dei teoremi meccanici”, lo “Stomachion” e “Sui corpi galleggianti”. Quest’ultimo trattato è particolarmente celebre perché contiene l’unica versione greca conservata in cui Archimede formulò i principi fondamentali della galleggiabilità, alla base del celebre episodio dell’“εὕρηκα!”.
Il fascino del palinsesto nasce proprio dalla sua storia materiale, infatti nel Medioevo la pergamena era un materiale costosissimo, ricavato da pelle animale, e per questo motivo i monaci spesso riutilizzavano i manoscritti più antichi raschiando il testo originale e lavando le pagine per poterci riscrivere sopra nuovi contenuti, di solito testi religiosi. È esattamente ciò che avvenne anche in questo caso, quando le opere scientifiche di Archimede furono cancellate e sovrascritte con preghiere e testi liturgici, trasformando il codice appunto in un palinsesto, cioè un manoscritto “a doppio strato”, dove la scrittura più antica rimane nascosta sotto quella successiva, ma per secoli il testo originale è rimasto invisibile.
La pagina ritrovata a Blois conserva un passaggio del trattato “Sulla sfera e il cilindro”, una delle opere più importanti di Archimede, di cui il CNRS ha identificato le proposizioni 39-41 del primo libro, accompagnate da diagrammi geometrici ancora parzialmente leggibili. Su un lato del foglio il testo antico è nascosto sotto una scrittura religiosa, e sull’altro compare invece un elemento molto più curioso: un’illustrazione del profeta Daniele circondato da due leoni. Questo disegno, però, non è medievale, infatti secondo i ricercatori sarebbe stato aggiunto nel XX secolo, probabilmente intorno agli anni Quaranta, per aumentare il valore commerciale del manoscritto sul mercato antiquario.
Poi, nel 1998, il manoscritto fu messo all’asta e venduto per circa due milioni di dollari a un collezionista privato anonimo, finché questo non fu concesso in prestito al Walters Art Museum di Baltimora, dove venne restaurato e studiato con tecnologie avanzate di imaging multispettrale, che permisero di recuperare parti del testo invisibili a occhio nudo.
La pagina ritrovata apre così la strada a nuove indagini con tecnologie ancora più sofisticate, come la fluorescenza a raggi X e l’imaging multispettrale di nuova generazione.
L’obiettivo è quello di recuperare il testo nascosto sotto l’illustrazione moderna e, forse, rileggere l’intero palinsesto con strumenti più avanzati rispetto a quelli usati nei primi anni Duemila, riaprendo una finestra diretta sul pensiero di uno dei più grandi matematici della storia, che potrebbe avere ancora qualcosa da dirci.




