Nokia, la vecchia gloria dei telefoni che ora costruisce le fondamenta dell’AI

Il valore in borsa di Nokia è quasi raddoppiato dall’inizio dell’anno, un risultato che arriva al culmine di una trasformazione radicale avviata circa due anni fa e che ha permesso all’azienda finlandese di ritagliarsi un ruolo di primo piano nella costruzione dei data center destinati a far girare i sistemi di intelligenza artificiale. Nell’immaginario collettivo Nokia resta ancora legata ai cellulari che dominarono il mercato tra la fine degli anni Novanta e i primi Duemila, prima di essere travolti dall’avvento degli smartphone, ma da tempo la realtà è ben diversa, perché già nel 2014 la divisione telefonica fu ceduta a Microsoft e l’azienda si concentrò sulle infrastrutture di telecomunicazione, tra antenne, ripetitori e software per le reti mobili. A partire dal 2024 è arrivato un ulteriore cambio di strategia, questa volta per intercettare gli enormi investimenti degli hyperscaler come Amazon Web Services, Microsoft Azure e Google Cloud, i colossi che progettano e costruiscono i nuovi impianti di intelligenza artificiale lasciando poi ad aziende come Nokia il compito di equipaggiarli con cavi in fibra ottica, switch e router necessari a collegare tra loro migliaia di server. Il Wall Street Journal ha paragonato efficacemente questi prodotti ai camion e ai centri di smistamento che fanno viaggiare i dati lungo le autostrade digitali rappresentate dalla rete in fibra dei data center. La svolta decisiva risale al giugno 2024, quando Nokia acquisì per 2,3 miliardi di dollari la società Infinera, specializzata in reti di trasporto ottico ad altissima velocità, un’operazione che portò la quota di mercato dell’azienda in Nordamerica dal sei al ventisette per cento, seconda oggi solo a Ciena. A guidare questa transizione è arrivato nel febbraio 2025 il nuovo amministratore delegato Justin Hotard, proveniente da Intel, mentre a ottobre dello stesso anno è arrivato un investimento da un miliardo di dollari da parte di Nvidia per il 2,9 per cento del capitale, parte di un accordo di collaborazione più ampio tra le due aziende. I numeri confermano la bontà della scommessa, perché nel primo trimestre del 2026 le vendite legate ad AI e cloud sono cresciute del quarantanove per cento rispetto all’anno precedente, superando il miliardo di dollari, mentre il titolo a maggio ha toccato i quattordici dollari, ancora lontano dal record storico di cinquantacinque dollari raggiunto nel 2000 ma comunque in forte ripresa. Nel gergo finanziario Nokia viene ormai definita un’azienda di picconi e pale, richiamando la celebre battuta attribuita a Mark Twain secondo cui una corsa all’oro è il momento migliore per vendere gli attrezzi necessari a scavare, e in fondo questo pivot si inserisce in una storia più che secolare fatta di continue reinvenzioni, dalla cartiera delle origini del 1865 fino ai telefoni più venduti al mondo. Non mancano però le ombre, perché molti analisti temono che il mercato dell’intelligenza artificiale stia gonfiando una bolla speculativa destinata prima o poi a scoppiare, con McKinsey che stima investimenti globali in data center fino a settemila miliardi di dollari entro il 2030, cifra giudicata da più parti insostenibile, mentre crescono anche in Italia le proteste dei cittadini contro il consumo di acqua ed elettricità di queste infrastrutture, un fronte che potrebbe rallentare la corsa degli hyperscaler da cui dipende ormai buona parte della nuova fortuna di Nokia.




