Perché i confini contano: il pensiero di Frank Furedi che ha sconvolto la Maturità
Tra le tracce della prima prova della Maturità 2026, una delle più discusse è stata quella dedicata al saggio “I confini contano. Perché l’umanità deve riscoprire l’arte di tracciare frontiere” del sociologo Frank Furedi. Una scelta che ha sorpreso molti studenti e osservatori, portando al centro dell’esame di Stato un autore noto per le sue posizioni spesso fuori dagli schemi e per la critica alle convinzioni più diffuse nella società contemporanea, che non ha fatto attendere la solita levata di scudi di chi vede ovunque rigurgiti fascisti o sovranisti.
Capiamo meglio di cosa si tratta. Frank Furedi nasce a Budapest nel 1947, e vi rimane fino alla rivoluzione ungherese del 1956, quando la sua famiglia lascia il Paese e si trasferisce prima in Canada e successivamente nel Regno Unito, dove costruisce il proprio percorso accademico diventando professore emerito di Sociologia all’Università del Kent. La sua esperienza personale di rifugiato ha contribuito nel corso del tempo a formare una riflessione originale sui temi dell’identità, dell’appartenenza e dei confini, affrontati da una prospettiva difficilmente riconducibile alle tradizionali categorie politiche, ma, prima ancora di occuparsi del tema delle frontiere, Furedi si è affermato a livello internazionale grazie ai suoi studi sulla percezione del rischio nelle società occidentali. Secondo il sociologo infatti, negli ultimi decenni le democrazie hanno sviluppato una crescente tendenza a interpretare ogni aspetto della vita attraverso il prisma della sicurezza, alimentando quella che definisce una vera e propria “cultura della paura”, e, in questa prospettiva, la continua ricerca dell’eliminazione dei rischi finisce per produrre cittadini sempre più fragili, timorosi e dipendenti dall’intervento delle istituzioni.
Al netto di questa impostazione teorica, che rappresenta uno dei fili conduttori della sua produzione scientifica, la biografia intellettuale di Furedi è caratterizzata da una significativa evoluzione. Negli anni Settanta e Ottanta fu tra i fondatori del Revolutionary Communist Party britannico, collocandosi inizialmente nell’area della sinistra radicale, tuttavia con il passare del tempo il suo pensiero si è progressivamente orientato verso una critica del progressismo contemporaneo, delle politiche identitarie, della cancel culture e di quello che considera un crescente paternalismo culturale. Ad ogni modo, pur essendo spesso accostato ad ambienti conservatori o libertari, Furedi preferisce definirsi un sostenitore dell’umanesimo classico, della libertà di pensiero e del dibattito aperto: ma allora perché desta tutto questo scalpore la sua presenza tra le tracce dell’ultimo Esame di Stato?
Nel saggio scelto dal Ministero dell’Istruzione Furedi sostiene che il concetto di confine non debba essere interpretato esclusivamente in senso geografico, infatti, secondo l’autore, le frontiere rappresentano uno strumento fondamentale per organizzare la convivenza umana, e riguardano anche la sfera culturale, educativa e morale. I confini, nella sua visione, consentono di definire responsabilità, identità e appartenenza, offrendo punti di riferimento in una società sempre più caratterizzata da fluidità e cambiamento, ritenendo anche che la progressiva eliminazione di ogni limite, spesso presentata come sinonimo di libertà, possa invece generare smarrimento e indebolire i legami sociali.
Tuttavia sembra evidente e di buon senso comprendere come la scelta di inserire un testo di Frank Furedi tra le tracce della Maturità non implichi un’adesione alle sue tesi, ma proponga agli studenti un tema di forte attualità, permettendo loro di misurarsi davvero con una sfida di “maturità”, quale prendere conoscenza di una posizione non necessariamente allineata e imparare a confrontarsi con la stessa.




