“Spider-man: Brand New Day”, lettera aperta a Peter Parker
“Magari, magari, magari, magari, il Ragno è uno come tutti gli altri ci avete pensato? Vi siete mai chiesti come si sentisse? Mentre si dondolava per salvare le persone da edifici in fiamme vi siete mai chiesti se soffrisse lo stress? O se fosse triste? O stanco? O solo?!”
Questo monologo, tratto dalla recente serie di Prime Video “Spider Noir”, brillantemente interpretata da Nicolas Cage, racchiude appieno non solo l’essenza della serie, ma anche la tua. Un’essenza che, siamo felici di poterlo finalmente dire, abbiamo finalmente avuto modo di vedere a piena potenza nella tua ultima avventura cinematografica.
“Spider-man: Brand New Day” è tutto quello che i precedenti tre film ambientati nell’MCU non erano mai riusciti ad essere del tutto, e che avremmo sempre voluto vedere. Un’avventura solida e compatta, ricolma di momenti divertenti e altri altrettanto sofferti sempre gestiti con lo stesso equilibrio ed eleganza con cui tu ti dondoli tra i grattacieli. Ma soprattutto è una storia che si intreccia efficacemente con il resto del MCU senza tuttavia esserne fagocitata o sopraffatta.
“Stare con i piedi per terra”
Ah Peter Parker, negli ultimi otto anni ci siamo abituati a vederti combattere guerre civili, minacce aliene e crisi multiversali. Così tanto da esserci dimenticati di quell’invito fatto dal tuo mentore Tony Stark mentre guardava con ammirazione quella tua “aura da eroe springsteeniano della classe operaia”. Così tanto da esserci dimenticati che Spider-man è prima di tutto un newyorchese, e che New York è una parte tanto integrante delle sue storie da esserne una vera e propria comprimaria, tanto nel bene quanto nel male.
Ma questa non è la vera New York. Non è la New York di Sam Raimi, realistica e credibile. La New York in cui le minacce quotidiane erano rappresentate da rapinatori, incendi e inseguimenti con la polizia. Questa è la New York del MCU. La città in cui da vent’anni a questa parte un nuovo supercattivo con un costume colorato e un nome ridicolo salta fuori ogni due minuti. E tu hai scelto di farne la tua quotidianità. Hai scelto di vivere con la maschera perché tanto nessuno ricorda più quello che c’è sotto. Perché credi di non avere ormai altra via d’uscita. E poi diciamocela tutto, un po’ è anche perché ti piace.
Perché tutti i ninja della Mano faranno sempre meno paura del ricordo di Zia May. Tutte le punture di Scorpion faranno sempre meno male del vedere la tua MJ accanto a qualcun altro. E perché qualunque cosa è un po’ meno spaventosa se rischi ogni giorno di essere travolto da un camion, crivellato di colpi o fatto a pezzi da un’esplosione.
Con amici come questi
E allora non sorprende che tu abbia legato tanto con Frank. Perché tra individui solitari e autodistruttivi che si buttano a capofitto verso la morte per non pensare a una vita troppo dolorosa vi capite fin troppo bene. Perché tu sei stato disposto a vedere oltre il marine accigliato e brutale che risolve tutto con la pistola, e lui ha riconosciuto il suo dolore nel tuo. E poi perché per qualche ragione tu piaci proprio a tutti. Sei uno di quei personaggi che non si limitano a salvare le persone, ma tirano fuori il meglio da ognuno. Sei riuscito a umanizzarlo come non ci è riuscito neanche Matt. E sì, sei anche stato l’unico a fargli sfuggire una lacrima.
Non sorprende nemmeno che tu abbia fatto una così buona impressione a Bruce, che ha visto in te qualcosa in più rispetto ai giovani studenti con cui ha a che fare ogni giorno. O a Yelena, che è stata in grado di vedere la tua umanità oltre l’anonimato. Certo qualcuno potrebbe storcere il naso davanti a tutti questi volti conosciuti. Forse volevano un’avventura che non risentisse degli altri film. Ma chi si lamenta di ciò forse dimentica che Stan Lee ha sempre voluto fin da subito che i suoi personaggi fossero connessi tra di loro e si incontrassero spesso. Chi legge le tue storie sa come già nel secondo numero di “The Amazing Spider-man” cercasti di unirti ai Fantastici 4.
Quello che volevamo non era una storia non integrata col resto dell’MCU. Ma una storia di cui fossi tu l’assoluto centro emotivo e narrativo. In cui ciò che accade accade in funzione tua, non di qualcosa successo in un altro film. E in cui soprattutto fossi tu a dettare le regole, senza essere preso per mano dal mentore di turno.
Le cose mutano
In “Brand New Day” non solo sei stato tu il fulcro di tutta la narrazione, ma hai aperto la strada a qualcosa di più grosso.
La gente ha speculato, teorizzato per mesi su chi potesse celarsi dietro il personaggio misterioso interpretato da Sadie Sink. Si tratta di Mary Jane Watson? Felicia Hardy? Gwen Stacy?
Ora sappiamo con certezza che si tratta della mutante Jean Grey. Non solo hai intrecciato il tuo cammino con Hulk, Punisher e Avengers, ma hai anche rappresentato il primo passo dell’introduzione degli X-Men nel MCU. Qualcuno avrebbe preferito un villain classico. Qualcosa di prevedibile. L’ennesima sagoma di cartone da riempire di pugni. Invece stavolta la minaccia è una ragazzina spaventata, arrabbiata e perseguitata. L’arma da usare è la comprensione e l’apertura invece che la violenza. E “Brand New Day” che poteva essere l’ennesima storia di supereroi che fanno casino, diventa una riflessione sulla redenzione e sul bisogno di chiedere aiuto. Una tematica fortunatamente sempre più popolare e sulla quale si sta riflettendo sempre più spesso.
Rinascita
La tua stessa mutazione è il risultato dello stress psicofisico a cui ti sottoponi di continuo. Il sintomo di un mondo che continua inesorabilmente ad andare avanti mentre tu rimani bloccato sempre nello stesso punto. Un malessere che puoi affrontare solo accettando chi sei, che hai bisogno di aiuto, e che quelle persone che hai allontanato nella speranza di salvarle, saranno loro stesse ad aiutarti.
In questo senso, a chi contesta il fatto che “Brand New Day” non abbia un villain principale, potremmo rispondere che di questo film tu sei tanto il protagonista quanto l’antagonista. Fautore del bene degli altri quanto del tuo stesso male. Il “cattivo” sono le conseguenze di una vita che rischia di fagocitarti se non accetti i tuoi limiti.
Spider-man può imparare da Iron man, da Peter 2 e Peter 3, dagli Avengers e da The Punisher. Ma tu, Peter Parker resterai sempre imperfetto. E questo perché altrimenti non potremmo amarti. Non potremmo rivedere in te il meglio e il peggio di noi. E non potremmo capire, grazie alla tua capacità di fare la cosa giusta, che possiamo essere sempre qualcosa di meglio.
Perché sei il nostro talento e la nostra maledizione. Perché tu sei Spider-man.




