BTS rinunciano ai Grammy 2027: “La musica non dovrebbe essere divisa per lingua o regione”
I BTS non parteciperanno ai prossimi Grammy Awards. Il gruppo sudcoreano ha annunciato che non presenterà la propria candidatura per la 69ª edizione dei premi, in programma il 7 febbraio 2027, nonostante il successo del loro album Arirang, pubblicato dopo il ritorno dalla pausa dovuta al servizio militare obbligatorio.
La decisione arriva dopo che la Recording Academy ha introdotto una nuova categoria dedicata alla musica pop asiatica, denominata Best Asian Pop Music Performance. Secondo il regolamento, potranno concorrere i brani interpretati prevalentemente in una lingua asiatica. L’obiettivo dichiarato dell’Academy è quello di ampliare la rappresentanza di generi e artisti provenienti da diverse aree del mondo. I BTS, però, non condividono questa impostazione. In un messaggio diffuso sui social, i sette membri hanno spiegato che preferiscono non candidare il loro lavoro perché ritengono che la musica debba essere valutata indipendentemente dalla provenienza geografica o dalla lingua in cui viene eseguita. «Speriamo che un giorno la musica venga apprezzata universalmente, al di là delle regioni e delle lingue», hanno scritto, chiarendo che la scelta non rappresenta un rifiuto dei Grammy in sé, ma della nuova suddivisione delle categorie.
Il gesto ha immediatamente riacceso un dibattito che da anni accompagna i principali premi musicali internazionali. Da una parte c’è chi considera l’introduzione di categorie dedicate un passo avanti verso una maggiore inclusione di artisti che, storicamente, hanno avuto meno spazio nelle competizioni occidentali. Dall’altra, invece, c’è chi teme che questo sistema finisca per creare una corsia separata, limitando le possibilità degli artisti asiatici di competere nelle categorie principali, come Album of the Year o Record of the Year. La posizione dei BTS sembra sposare proprio questa seconda interpretazione. Il gruppo, che negli anni ha collezionato cinque candidature ai Grammy senza mai conquistare una statuetta, è diventato uno dei simboli della globalizzazione del K-pop e della musica in lingua non inglese. La loro carriera è stata spesso indicata come la dimostrazione che il successo internazionale può prescindere dalla lingua, grazie a milioni di fan distribuiti in tutto il mondo.
Anche Harvey Mason Jr., amministratore delegato della Recording Academy, ha commentato la decisione del gruppo, dichiarandosi dispiaciuto. Ha ribadito che tutti gli artisti, compresi i BTS, restano comunque eleggibili anche per le categorie generali e che la nuova sezione dedicata al pop asiatico nasce con l’intenzione di offrire ulteriori opportunità di riconoscimento, non di sostituire quelle già esistenti. La scelta dei BTS, tuttavia, rischia di avere un peso che va oltre la loro candidatura. Essendo il gruppo K-pop più conosciuto al mondo, la loro presa di posizione potrebbe influenzare il dibattito sull’evoluzione dei Grammy e, più in generale, sul modo in cui l’industria musicale internazionale riconosce gli artisti provenienti da mercati non occidentali.
Resta ora da vedere se la Recording Academy manterrà invariata la nuova categoria o se il confronto aperto da uno dei gruppi più influenti della scena musicale mondiale porterà a una riflessione sul delicato equilibrio tra inclusione e rischio di segregazione artistica.




