È morto Franco Baresi, eterno numero 6 del Milan
Il mondo del calcio italiano e mondiale piange una delle sue leggende. È morto all’età di 66 anni Franco Baresi, simbolo del Milan e tra i più grandi difensori della storia del calcio. Una carriera costruita sulla fedeltà a una sola maglia, sul carisma e su un’eleganza difensiva che ha segnato un’epoca.
Secondo le informazioni note, Baresi era malato da tempo: l’anno scorso era stato sottoposto a un intervento per l’asportazione di un nodulo polmonare e gli era stato prescritto un ciclo di immunoterapia di consolidamento. La notizia della morte era già stata falsamente annunciata a inizio settimana. Il Milan smentì la notizia, confermando però il momento delicato. Questa mattina l’annuncio più triste: “Perché Baresi è per sempre”, ha scritto il Milan nel messaggio con cui ha annunciato la scomparsa del calciatore.
Classe 1960, tifoso dell’Inter fin da bambino, Baresi venne scartato dal settore giovanile nerazzurro perché ritenuto troppo gracile. Fu il Milan a credere in lui, facendolo esordire in Serie A nell’aprile 1978 sotto la guida di Nils Liedholm. Da quel momento il numero 6 divenne il simbolo della sua carriera e, dopo il ritiro nel 1997, il club decise di ritirare quella maglia in suo onore.
Con la maglia rossonera Baresi ha collezionato 719 presenze ufficiali, vincendo sei campionati italiani e tre Coppe dei Campioni. Con la Nazionale disputò 81 partite, indossando la fascia di capitano per quattro anni e conquistando il podio mondiale nel 1982, pur non giocando mai. E poi le lacrime per quel rigore sbagliato, che costò all’Italia il titolo ai Mondiali Usa ’94. Nel 1989 sfiorò anche la vittoria del Pallone d’oro, classificandosi secondo alle spalle del compagno di squadra Marco van Basten. L’allora presidente del Milan Silvio Berlusconi gli fece realizzare una copia del trofeo, in riconoscimento del valore della sua stagione.
Difensore libero, cioè libero di non marcare direttamente l’avversario ma di intervenire in caso di necessità, Baresi guidò la difesa del Milan con uno stile definito da Gianni Brera «unico, prepotente, imperioso, talora spietato». Un ruolo che nell’evoluzione moderna del calcio non esiste più, ma di cui Franco Baresi rappresenta il miglior esempio.
Anche fuori dal campo rimase profondamente legato al suo Milan, ricoprendo diversi incarichi all’interno del club fino a diventarne Vicepresidente onorario. Nel 2002 venne ingaggiato come direttore tecnico del Fulham in Premier League: un’avventura che durò tre mesi, prima del suo ritorno al Milan, che non abbandonò più.
Solo pochi mesi fa, a febbraio, la sua ultima apparizione davanti al pubblico di San Siro, con la fiaccola in mano, accolto da un forte applauso alla cerimonia inaugurale dei Giochi olimpici invernali di Milano-Cortina.
La scomparsa di Franco Baresi lascia un vuoto profondo nel calcio italiano. Se ne va un campione che ha incarnato come pochi il significato di appartenenza e lealtà alla maglia, diventando il volto di un’epoca irripetibile del Milan e della Nazionale.




