“Fammi il piacere”, in Francia lo fanno strano
Una signora di mezza età sposata da vent’anni non è mai venuta. Sembra una barzelletta di Luciana Littizzetto, e invece è la premessa di un film.
Tralasciando le battutacce, “Fammi il piacere” è una commedia diretta dalla regista francese Reem Kherici.
Fanny (Alexandra Lamy) e Thomas (Francois Cluzet) sono una coppia sposata da vent’anni le cui certezze e la cui quiete vengono stravolte da una rivelazione di quelle che un uomo non vorrebbe mai sentirsi fare. La donna infatti, in due decenni di matrimonio non ha mai provato un orgasmo.
Superato però l’iniziale e comprensibile shock, anziché ad una crisi, tale rivelazione porta la coppia di coniugi ad un nuovo capitolo del loro rapporto. Un capitolo fatto di riscoperta, ricerca e sperimentazione. In tutti i sensi a dire il vero. Thomas infatti, essendo un inventore, deciderà di creare un sex toy appositamente per le particolari esigenze della moglie. Cosa che inevitabilmente porterà ad una serie di situazioni esilaranti e paradossali.
Ispirandosi liberamente all’invenzione del sex toy womanizer, Reem Kherici (che nel film si ritaglia anche la parte della sessuologa a cui si rivolge Fanny) confeziona una commedia tipicamente francese, capace di mescolare sapientemente temi scomodi e ironia graffiante e provocatoria, senza tuttavia scadere mai nella volgarità gratuita. Dalle gag fisiche alle coincidenze più improbabili, passando per gli equivoci più esilaranti, la pellicola scorre gradevolmente senza mai annoiare, pur ritagliandosi non pochi momenti più riflessivi e profondi nonostante la leggerezza costante.
Insegnami a capirti
Tutto ciò lo dobbiamo tenere in considerazione senza tralasciare un aspetto molto, molto importante. “Fammi il piacere” non è semplicemente una commedia romantica. È una commedia romantica incentrata su una donna che riscopre la sua sessualità. E soprattutto diretta da una donna.
Ora, non prendiamoci in giro: come si sottolinea anche nel film, i tempi sono ormai cambiati, il sesso non è più un tabù da anni, e non c’è probabilmente mai stata tanta consapevolezza sulla questione quanta ce n’è ora.
Questo tuttavia non deve farci dimenticare quanto ardua e intricata sia stata la strada per poter arrivare a questa libertà. Soprattutto qui in Italia dove di certo non ci siamo mai distinti per quanto riguarda progressismo ed apertura. In un paese come questo, dove a causa di una formazione culturale e morale (o come sarebbe più giusto dire “moralistica”) di stampo marcatamente cattolico, il piacere femminile è stato deliberatamente svilito e stigmatizzato persino nella pornografia (i racconti di Rocco Siffredi su quanto accadeva sul set dei suoi film la dice estremamente lunga), in cui tutt’ora ci si approccia spesso all’argomento con ignoranza e volgarità, un film del genere forse non è solo intrattenente. È necessario.
Tuttavia il film riesce a valorizzare non solo l’elemento femminile, ma anche il maschile. Laddove sarebbe stato facilissimo incentrare la narrazione esclusivamente sulla protagonista donna, presentandola come meraviglioso esempio di progressismo, e liquidare il maschio di turno come un inutile, patetico inetto, “Fammi il piacere” demolisce completamente la mascolinità tossica delineandone un modello estremamente più sano.
Un modello di mascolinità che mette da parte l’orgoglio, che si mette in discussione, e che riconosce l’errore commesso dal patriarcato sminuendo per anni la femminilità. Per questa ragione impiega la sua risorsa più preziosa, l’intelligenza, per ovviare ai bisogni della sua compagna di vita, capendola come non ha mai fatto prima. Questo ovviamente non senza una buona dose di goffaggine e passi falsi che tuttavia non fanno che esaltare la tenerezza e il romanticismo dell’intera pellicola.




