Perché a Wimbledon ci si deve vestire tutti di bianco?

Wimbledon, oltre ad essere uno dei tornei più antichi e prestigiosi nella storia del tennis, è famoso in tutto il mondo per la sua eleganza e per il suo forte legame con la tradizione. Le divise rigorosamente bianche dei giocatori sono diventate un simbolo della competizione, un elemento distintivo che rende il torneo immediatamente riconoscibile. Ma pochi conoscono l’origine di questa particolare regola e il motivo per cui, ancora oggi, il bianco domina i campi dell’All England Club.
Quando il tennis era un simbolo di classe e raffinatezza
Tutto nasce da una tradizione risalente al XIX secolo. Il torneo di Wimbledon viene inaugurato nel 1877, durante l’epoca vittoriana: un periodo caratterizzato da raffinatezza, formalità, disciplina e valori aristocratici. In quegli anni il tennis non era considerato soltanto uno sport, ma un’attività elegante praticata soprattutto nei circoli dell’alta società. Di conseguenza, anche l’abbigliamento doveva riflettere il prestigio e il decoro dell’ambiente in cui veniva praticato.
Nonostante la sua immagine aristocratica, il tennis rimane comunque uno sport fisico, in cui il sudore è inevitabile. Proprio per evitare la comparsa di evidenti aloni sugli abiti – considerati poco raffinati secondo la mentalità dell’epoca – il bianco viene scelto come soluzione più elegante e discreta. Questo colore rappresenta ordine, pulizia e disciplina, oltre ad avere il vantaggio pratico di nascondere meglio i segni del sudore. Inoltre, essendo uno sport giocato prevalentemente nei mesi estivi, il bianco è considerato ideale perché riflette maggiormente la luce del sole.

Foto: Hulton Archive//Getty Images
Con il passare degli anni, la maggior parte dei tornei di tennis ha abbandonato questa impostazione tradizionale, lasciando spazio a divise più colorate, personalizzate e ricche di loghi degli sponsor. Wimbledon, invece, decide di conservare il bianco come una vera e propria “divisa ufficiale” del torneo. La scelta non è soltanto estetica: il messaggio dell’All England Club è che l’attenzione debba rimanere sul talento degli atleti e sul gioco, senza che colori, marchi o elementi esterni distolgano lo sguardo dalla competizione.
Un bianco impeccabile, ma non senza critiche
Sebbene molti considerino il codice d’abbigliamento bianco un simbolo di eleganza e prestigio, nel corso degli anni non sono mancate critiche, polemiche e situazioni curiose legate a questa rigida regola.
Uno dei casi più celebri riguarda Andre Agassi, giocatore famoso tra gli anni ’80 e ’90 per i suoi completi colorati e per il suo stile anticonformista. Proprio per il suo rifiuto di adeguarsi alla tradizione, per un periodo evitò di partecipare a Wimbledon.
Anche campioni più legati allo stile classico del torneo hanno dovuto fare i conti con il regolamento. Nel 2013 Roger Federer fu costretto a cambiare le proprie scarpe durante la competizione perché la suola arancione violava il codice d’abbigliamento. Un dettaglio apparentemente minimo, ma sufficiente per non essere accettato sul campo più tradizionale del tennis mondiale.

Il cambio di scarpe di Roger Federer al torneo Wimbledon del 2013.
Foto: Getty Images
Negli ultimi anni è emerso anche un altro aspetto legato alla praticità del bianco, in particolare per le giocatrici. Il colore può rappresentare una difficoltà durante il ciclo mestruale, poiché eventuali perdite possono creare alle atlete disagio e preoccupazione durante una partita. Alcune hanno espresso le proprie difficoltà, portando il torneo a riflettere sulla necessità di conciliare tradizione e comfort.
Per questo motivo, nel tempo, Wimbledon ha leggermente modificato alcune regole, mantenendo però intatto il principio fondamentale: il bianco deve rimanere il colore dominante e l’immagine complessiva deve rispettare lo spirito del torneo.
Dall’epoca vittoriana a oggi sono cambiate mode, tecnologie e generazioni di campioni, ma Wimbledon continua a difendere la propria identità. In un mondo sportivo sempre più dominato da sponsor e spettacolarizzazione, il torneo sceglie di rimanere fedele alla propria filosofia: l’eleganza non deve essere una distrazione, ma una cornice discreta che lascia il protagonista al suo posto. Il giocatore. E possibilmente, vestito di bianco.




