Alemanno fuori da Rebibbia, pronto ad entrare in Futuro Nazionale
L’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno, il ribelle della destra sociale, è stato scarcerato oggi dopo un anno e cinque mesi di detenzione. Nonostante un percorso politico travagliato e la condanna, una folla di sostenitori lo ha atteso all’esterno del carcere di Rebibbia. “Gianni, Gianni. Uno di noi”, hanno scandito in coro decine di persone. Alemanno ha subito attirato l’attenzione con le dichiarazioni rilasciate ai giornalisti. Come aveva già fatto durante la detenzione, l’ex sindaco ha denunciato le condizioni delle carceri italiane: “Parlerò con Nordio, sul sovraffollamento il governo non ha fatto nulla”. A far discutere, però, è stato soprattutto il suo riposizionamento politico. Fondatore del movimento Indipendenza, Alemanno ha annunciato: “Questa sera vedrò Roberto Vannacci a cena”. La sua ritrovata libertà, celebrata con un brindisi “alla libertà”, sembra già proiettata verso una nuova fase di impegno politico.
L’affondo di Alemanno contro Meloni e la politica attuale
Non è un mistero la distanza politica tra Gianni Alemanno e Giorgia Meloni. In questa occasione, l’ex sindaco ha criticato la diffidenza della premier nei confronti di Vannacci, invitandola ad aprire un confronto all’interno della destra. “In Italia bisogna cambiare tutto, non c’è niente da conservare. Se Giorgia Meloni si impegna a fare questi cambiamenti faccia una telefonata a Vannacci e si vedrà cosa si può fare. Altrimenti, con l’arroganza e con la prepotenza, sarà sempre respinta perché non si va da nessuna parte”.
Al contrario, Alemanno ha espresso apprezzamento per la figura del generale Roberto Vannacci, definendolo “una speranza che rompe gli schemi e dà una prospettiva diversa”. Nessuna candidatura, però, sembra essere nei suoi piani. Fuori da Rebibbia ha dichiarato di non voler tornare a ricoprire incarichi elettivi: il suo obiettivo sarebbe quello di mettere «la propria esperienza al servizio della gente».
Cosa ha portato Gianni Alemanno in carcere?
Nel corso della sua vita politica, Gianni Alemanno si è trovato più volte coinvolto in vicende giudiziarie. Da giovanissimo, negli anni di piombo, fu arrestato tre volte, venendo però sempre prosciolto. Nei primi anni Duemila, quando ricopriva la carica di ministro delle Politiche agricole e forestali, fu coinvolto nello scandalo Parmalat. In quel caso, il ministero promuoveva come fresco un latte che veniva imbottigliato in Germania e commercializzato dopo diverse settimane.
La vicenda che lo ha portato in carcere è però legata all’inchiesta Mondo di Mezzo, che fece emergere rapporti corruttivi tra esponenti dell’amministrazione romana e i criminali Massimo Carminati e Salvatore Buzzi. Politici di diversi schieramenti furono indagati, tra cui lo stesso Alemanno, accusato di corruzione aggravata.
Nel 2024 gli era stato concesso di scontare la pena attraverso l’affidamento in prova ai servizi sociali, ma la misura è stata successivamente revocata per ripetute violazioni delle prescrizioni imposte dall’autorità giudiziaria, portando al suo ritorno in carcere.
Riguardo alla sua condanna, Alemanno si è espresso in un intervento pubblicato alla vigilia della scarcerazione: “Sono innocente, perché il reato per cui sono stato condannato è stato abolito e perché ci sarebbe molto da dire anche sulle circostanze che hanno portato alla completa revoca del mio affidamento in prova. Ma così è la giustizia italiana, soprattutto per chi prova a navigare controcorrente”.
Con la scarcerazione, Alemanno torna al centro del dibattito politico. Tra critiche al governo Meloni, apertura a Vannacci e rivendicazione della propria innocenza, l’ex sindaco di Roma punta a far sentire nuovamente la sua voce, pur escludendo un ritorno alle cariche elettive.




