Sindona. Biografia degli anni Settanta
Il Talento di riuscire a esporre un argomento in maniera composita e sintetica è un dono prezioso, che Marco Magnani, esperto di storia dell’economia con una carriera in Banca d’Italia, possiede.
In un testo asciutto (circa 150 pagg. effettive) racconta l’incredibile parabola del finanziere Michele Sindona nel complicato scenario degli anni ’70 in Italia.
Pubblicato da Einaudi, questa opera, potrebbe classificarsi come un vero e proprio testo scientifico (di notevole aiuto le note e i richiami cui sono disseminati tutti i capitoli) corredato però da una nota avvincente nelle modalità con cui la storia viene raccontata, del tutto accessibile quindi anche a lettore meno avvezzo a queste tematiche.
Albori, ascesa e caduta verso un baratro sempre più profondo del banchiere siciliano vengono analizzati dall’autore sulla base degli incontrovertibili elementi di natura economica e aziendale.
Il taglio “tecnico” scevro da qualsiasi giudizio morale, permette al lettore di ricostruirele vicende del Caso Sindona e di tanti altri misteri, risolti o meno, che con esso si intrecciano.
Appare quindi quanto mai azzeccato il sottotitolo“biografia degli anni settanta”.
Effettivamente le vicende professionali e personali di Sindonasono strettamente connesse agli anni in cui ha operato e vissuto. Sembra infatti difficile immaginare che in un altro periodo storico, un personaggio simile avrebbe potuto giocare un ruolo da protagonista.
Deve infatti ricordarsi che il Caso Sindona è stato il primo, e probabilmente il più clamoroso, di una serie di scandali economici che si sono susseguiti dagli anni ’70 in poi. A partire da quello, altrettanto noto, del Banco Ambrosiano eterodiretto dell’antico sodale di Sindona, Roberto Calvi.
Magnani riesce a inquadrare puntualmente contesto e ragioni storiche che hanno reso possibile tutta la vicenda di Sindona, fornendo una narrazioneallargata, come detto, ai fattori politici, economici e sociali.
La Repubblica uscirà da questi anni bui cambiata per sempre, quasi come se avesse perso in quel periododrammatico e violento il disincanto e la fiducia che aveva permesso ad un Paese in prevalenza basato sulla agricoltura, una rapida conversione in potenza industriale.
Le vicende della Nazione si intrecciano con quelle del ragazzo di talento che, lasciata subito dopo la guerra la natia Sicilia per trasferirsi a Milano,costruisce in pochissimi anni una posizione di tutto rispetto come stimato e ascoltato consulente dei migliori salotti meneghini.
Essere uno dei fiscalisti più importanti della città non appaga la smania dell’ex ragazzo arrivato da Patti. Complice l’euforia nel Mercato legata al boom economico dei primi anni ’60, Sindona riesce a diventare un banchiere, pergiunta di rango, acquisendo la Banca Privata Finanziaria ed entrando poi nel mercato americano con la acquisizione della Franklin National Bank.
Muovendosi tra politica e finanza, in un mondo diviso in due distinti blocchi, Sindona è abile nell’usare la sua fervente fede anticomunista per raggiungere la sua effimera gloria personale. Come puntualmente sottolineato da Miguel Gotor,chefirma l’introduzioneche impreziosisce il libro, il rischio concreto di una influenza comunista sull’Italia in quel decennio, ha reso possibile la comunicazione tra mondi almeno in apparenza distanti. Uomini come Sindona sono stati capaci di triangolare tra i servizi segreti americani, il Vaticano, le correnti di destra della Democrazia Cristiana e ambienti massonici.
Il rampante banchiere può quindi contare su un coacervo di relazioni sapientemente costruita nel tempo. In un capitalismo malato di relazioni come quello italiano, Sindona scala società e si attornia ai più importanti Capitani d’industria: Anna Bolchini Bonomi, i banchieriHambro, Cesare Merzagora sino ad arrivare ad essere ascoltato e stimato consulente del Presidente del Consiglio Andreotti. Ed ancora la ragnatela, di cui resterà egli stesso prigioniero, lo porta ad incrociare i protagonisti dei misteri più fitti di quel periodo, prendendone a sua volta parte agli stessi. Da Licio Gelli e la P2, cui fu affiliato, a Calvi e Marcinkus con cui entrerà in affari usando lo Ior per il riciclaggio del denaro delle più importanti Famiglie di Mafia palermitane.
A questo punto, inoltrandoci verso la metà degli anni ‘70, l’Astro di Sindona è però già oscurato.
Visto da principio quale homo novus per scuotere un sistema già all’epoca ingessato dagli interessi dei soliti noti, verrà presto abbandonato al suo destino e come Icaro “Nudatosquatitillelacertos, remigioquecarens non ullaspercipitauras”.
Eugenio Cefis, Enrico Cuccia e Guido Carli, tre tra gli uomini più potenti e controversi della storia d’Italia, sebbene in rapporti negli anni precedenti, si opporranno a qualsiasi tentativo di salvataggio per le società di Sindona, estromettendolo di fatto una volta per tutti dai salotti che contano della finanza nazionale e internazionale.
Corteggiato da tanti, si ritroverà in un baratro senza fine. Disposto a tutto pur di non di evitare la bancarotta, arriverà a perdere tutto finanche, con quello che sembra l’ultimo disperato coup de théatre per uscire di scena a suo modo, la stessa vita.
Solo, senza prospettive e vittima dei suoi azzardi speculativi, Sindona inizia, dimostrandosi un uomo imprevedibile, ad attingere a piene mani ai suoi rapporti mafiosi ed ai rispettivi metodi.
Nel raccontare il rocambolesco, e a tratti ridicolo, epilogo Magnani si affida sovente alle lettere minatorie cui il banchiere ricorse abbondantemente e alle verità postume emerse nelle aule di giustizia.
Questi passaggi lasciano nel lettore l’incredulità della trasformazione delinquenziale di un uomo il cui genio professionale e finanziario era stato in precedenza riconosciuto da tutti.
In un crescendo di condotte illecite poste, Sindonasi macchia dell’omicidio, che fa eseguire da un esponente di Cosa Nostra americana,dell’Avv. Giorgio Ambrosoli commissario liquidatore della Banca Finanziaria Privata, reo di non essersi fatto intimidire dalle pressanti minacce e aver compiuto il suo dovere fino alla fine.
Paradossalmente, la solitudine di Sindona si accompagna a quella dell’Avv. Giorgio Ambrosoli, la cui figura di integerrimo servitore dello Stato è e resta di esempio, a cui entrambi l’establishment pare aver voltato le spalle.
Tra i tanti misteri che restano sospesi nella vicenda Sindona e a cui il lettore può in autonomia tentare di dare una risposta leggendo questo libro, anche grazie a una notevole nota bibliografica, il più interessante riguarda la figura personale di Sindona.
Anche riascoltando le vecchie interviste, rilasciate durante i processi in cui era imputato, Sindona sembra affetto da un vero e proprio complesso. Quello di non avere un pedigreedegno del ruolo che si apprestava ricoprire nella finanza internazionale.
Quanto possa aver contato per lui essere sempre considerato un parvenuè difficile da stabilire. La ricerca smaniosa di relazioni importanti e contatti privilegiati sono certo significativi, così come gli azzardi finanziari, di una voglia di voler sopperire a quella che lui riteneva una grave carenza.
Significativo della mancanza del phisiquedurole del banchiere siculo è un passaggio cruciale della sua vicenda.
In un momento di difficoltà, nel 1973 un anno prima della dichiarazione di fallimento della Banca Privata Finanziaria, Sindona escogita un articolato sistema per reperire nuova finanza in Borsa. Pare che in un incontro casuale presso l’aeroporto di Fiumicino con il braccio destro di Cuccia, Sindona si sia messo a raccontare i dettagli dell’operazione. Se Cuccia, tempestivamente avvertito, non avesse fatto pressione su La Malfa, all’epoca appena insediatosi Ministro del Tesoro di un neogoverno di centrosinistra guidato da Rumor, affinché negasse l’autorizzazione alla operazione, forse la storia di Sindona sarebbe entrata in altro modo nelle pagine di Storia.
Sembra quindi emblematica la famosa frase attribuita al Padrone di Mediobanca: “Il peccato veniale di un banchiere è fuggire con la cassa, quello mortale è parlare.”




