Sopra il Lago Maggiore c’è la libreria più in altitudine d’Italia che combatte lo spopolamento delle montagne
A guidarla è il libraio Marco Tosi, che da oltre 10 anni porta avanti un progetto radicale: riportare i libri in montagna e, con loro, nuove possibilità di vita e lavoro.
Per arrivarci, dal Lago Maggiore bisogna avere pazienza. La strada sale stretta sopra Cannero Riviera, attraversa boschi di faggi, si incunea tra il Monte Morissolo e il Monte Spalavera, finché il panorama non si apre su un piccolo pianoro dove la montagna respira ancora come cento anni fa. Siamo a 1.238 metri di quota, alle porte del Parco Nazionale della Val Grande, all’incrocio fra Val Cannobina, Valle Intrasca e l’entroterra del Verbano. Qui, in un vecchio alpeggio di famiglia, c’è la Libreria Alpe Colle: la libreria indipendente più alta delle Alpi italiane.
A tenerla aperta è Marco Tosi, libraio nato e cresciuto sul Lago Maggiore. Prima di salire quassù, faceva il mestiere a Pallanza, sulle rive del lago, e per vendere i libri era costretto a una vita itinerante. «Sono nato e cresciuto sul lago Maggiore, e quando ho iniziato questo lavoro ero sempre via da Verbania: andavo a ritirare i libri in zona e poi andavo a fare i mercati lontano dal lago, a Milano, a Genova, a Torino, dove ho imparato il mestiere del libraio», ha raccontato a Il Randagio Rivista. «Ma il fatto di dover sempre uscire dal territorio per lavorare per me rappresentava un limite». Da lì la scintilla del progetto. Nel 2014 Tosi decide di trasformare in libreria la baita di famiglia: una casa con una storia che pesa quanto le montagne intorno.
La casa la comprò il bisnonno nel 1933. Nel giugno del 1944 fu rasa al suolo durante il rastrellamento che incendiò gli alpeggi della zona. Fu ricostruita nel dopoguerra, nel 1951, dal nonno. «Le radici della famiglia sono sicuramente in montagna, in questi luoghi tra le Alpi e il Lago Maggiore», spiega il libraio. Per anni quel pezzo di Alpi Lepontine era stato spopolato come tanti altri alpeggi italiani: «L’Alpe Colle era un alpeggio che negli ultimi decenni era lentamente stato abbandonato. Adesso sta tornando a vivere e questo è un segnale importante, creando lavoro, creando relazioni, creando anche consapevolezza della bellezza del nostro Paese».
Dentro la libreria, e fuori, in giardino, quando il tempo lo permette, Tosi tiene migliaia di volumi: libri usati, fuori catalogo, edizioni rare, prime stampe, testi antichi. Stagione dopo stagione il giardino di casa è diventato un mercato del libro a cielo aperto, aperto ogni weekend dalla primavera fino a Natale. Sale chi è appassionato di trekking e si ferma incuriosito; salgono i collezionisti che fiutano l’edizione introvabile; salgono famiglie, ottuagenari, ragazzini. «Qui all’Alpe arrivano persone di tutte le età: ragazzi con le famiglie, genitori, over ottantenni, persone che decidono di arrivare in montagna attratti dai libri e poi scoprono questi luoghi».
Accanto agli scaffali c’è un angolo di prodotti del territorio: formaggi e salami nostrani, dolci preparati in zona, birre artigianali, vini piemontesi. «Il libro diventa uno strumento per scoprire e promuovere il territorio, ma anche uno strumento di relazione umana, di ospitalità, per potersi conoscere, per poter creare consapevolezza del proprio territorio, dei ritmi di vita diversi», sintetizza Tosi. La convivialità in quota, dice, non è un di più: è quasi il cuore della scommessa.
Dietro c’è una visione della montagna che Tosi ripete come un piccolo manifesto. «La montagna non è solo verticale, non è solo una cima da conquistare. La montagna è anche orizzontale: sono gli alpeggi, le vallate, i paesi, tutte quelle zone dove uomo e natura per secoli hanno convissuto. Bisogna riappropriarsi di questi luoghi e tornare a farli vivere». In un Paese che da decenni vede svuotarsi i borghi alpini, il messaggio è politico più di quanto sembri.
C’è anche un riscatto personale, in quel restare. «Io sono nato e cresciuto in provincia». «Ricordo che già al liceo i professori ci dicevano che saremmo dovuti andare in una grande città o all’estero per trovare lavoro. Questa cosa mi ha sempre colpito e motivato per restare qui, invece, e dimostrare che si può affrontare un percorso lavorativo dedicato alla cultura e alla bellezza che ci circonda». Il sogno, alla fine, è che la sua libreria non resti un caso isolato: «Io spero anche che ci sia un effetto domino, e cioè che anche in tanti altri territori della provincia italiana si possa, seguendo le proprie passioni, con creatività, con professionalità, inventare nuovi percorsi lavorativi».
Per ora, l’effetto domino comincia da quassù: una porta aperta sull’alpeggio, qualche scaffale di libri, e un panorama in cui il Lago Maggiore brilla in fondo alla valle.




