La fragile neutralità siriana nella guerra in Iran
Nel marasma della guerra israelo-statunitense in Iran, un attore che un tempo avrebbe avuto un ruolo centrale, ha scelto ora di mantenersi in disparte. Dopo la caduta del regime di Bashar al-Assad, nel dicembre del 2024, in Siria è subentrato un esecutivo di transizione guidato da Ahmad al-Shara’, in carica dalla fine del marzo 2025. Il nuovo governo ad interim ha iniziato ad adottare politiche volte a riaffermare la sua sovranità e limitare al contempo l’influenza militare straniera. L’Iran, primo fra tutti.
Ora che il regime di Assad è crollato, Damasco sta limitando ogni conflitto diretto che può scaturire dalla guerra in corso nel Golfo. Tuttavia, prima dell’avvento del nuovo governo, la Siria era un perno centrale della strategia regionale iraniana. Con ogni probabilità, l’attuale campagna di Israele e Stati Uniti in Iran sarebbe stata ancor più complicata con Assad ancora al potere e avrebbe visto nel territorio siriano un ulteriore fronte di guerra. Per decenni, la Siria è stata un alleato fondamentale dell’Iran e fu la prima a riconoscere la Repubblica islamica, fondata nel 1979. Dall’inizio della guerra civile in Siria, nel 2011, il regime di Damasco aveva accolto forze iraniane e i loro delegati della milizia sciita, provenienti da Iraq, Libano, Pakistan e Afghanistan. Con l’avvento del nuovo governo ad interim, i gruppi armati stranieri hanno abbandonato il suolo siriano e le relazioni con Iran e alleati (soprattutto la milizia sciita Hezbollah) si sono irrigidite ad un punto di non ritorno.
Nonostante le tensioni con l’Iran, la Siria ha scelto di rimanere neutrale nel conflitto mediorientale, ma tale imparzialità non la esclude completamente dal margine di azione delle forze in conflitto. Il primo attacco che ha colpito il suolo siriano sembrava essere diretto verso la Turchia ed è stato abbattuto dalle forze Nato. Successivamente, postazioni dell’esercito siriano e punti strategici all’interno del Paese sono stati colpiti dai miliziani di Hezbollah. Per evitare infiltrazioni indesiderate nel proprio Paese, il Ministero della Difesa siriano ha inviato nuove forze ai confini libanesi e iracheni, come misura difensiva. La Siria vuole restarne fuori, ma la sua posizione e le sue alleanze pregresse e attuali la rendono vulnerabile. Se da un lato il nuovo governo di al-Shaara sta impedendo il completo coinvolgimento della Siria nel nuovo conflitto che tormenta la regione, dall’altro, le stesse strategie di bilanciamento diplomatico e di ripresa economica attuate nell’ultimo anno sono minacciate sempre di più dalla guerra in corso. Finché i fuochi continueranno ad animare la regione mediorientale, la sfida siriana resterà dunque quella di evitare il confronto diretto con l’Iran e i suoi vicini e di mantenere i progressi economici degli ultimi mesi, senza farsi risucchiare da quello che appare sempre più come un vortice senza via di uscita.




