Kevin Warsh alla Federal Reserve
Il Senato degli Stati Uniti ha confermato Kevin Warsh come membro del Board della Banca Centrale americana, la Federal Reserve.
Tale mossa è da considerare propedeutica alla sua prossima nomina di Governatore della Fed dopo il mandato quasi decennale di Jerome Powell, in carica dal 2018.
L’ascesa di Warsh a Governatore dell’istituto monetario più influente del mondo è stata favorita dal presidente Donald Trump, in forte contrapposizione con le politiche antinflazionistiche di Powell.
Gli attriti Trump-Powell
Sin dal suo nuovo insediamento nel 2024, infatti, Trump ha spinto affinché la Fed attuasse un abbassamento dei tassi di interesse e una politica monetaria più espansiva, indebolendo il dollaro per favorire le esportazioni americane e favorire la liquidità del mercato azionario.
Powell, dal canto suo, si è sempre opposto rivendicando l’indipendenza della Banca centrale dal potere politico, tenendo alti i tassi d’interesse per contenere un’inflazione galoppante da anni.
Il passato con G. W. Bush
Warsh, laureato a Stanford e Harvard, è un economista di lungo corso della Federal Reserve. Egli, infatti, durante gli anni della crisi di finanziaria dal 2008 al 2011, si è distinto per aver svolto il ruolo di collegamento tra la Fed e Wall Street.
Di origine ebraica e sposato con Jade Lauder, erede del noto gruppo di cosmetica, Warsh è noto per la propria vicinanza alle posizioni del partito Repubblicano, gradito per il proprio operato già allo stesso presidente George W. Bush.
Dopo aver assunto posizioni apicali in Morgan Stanley, infatti, il presidente Bush Jr. lo ha assunto come proprio consulente economico alla Casa Bianca, promuovendolo poi presidente del Consiglio Economico Nazionale.
Un compromesso difficile
Il Governatore entrante, ad ogni modo, dovrà fare i conti con le richieste del suo sponsor principale Donald Trump, incompatibili con una situazione economica compromessa dall’impennata dei prezzi degli ultimi mesi, causata in particolar modo dalla crisi energetica innescata dall’avventura iraniana del presidente americano.
La crisi, del resto, non sembra affatto accennare ad una risoluzione in tempi rapidi, con il blocco dello stretto di Hormuz che impedisce le esportazioni degli idrocarburi, con la Cina che, almeno per il momento, non sembra voler assumere una posizione risolutiva in merito.
La strada di warsh appare dunque in salita, dovendo scegliere tra continuità istituzionale e fedeltà alla linea trumpiana. Una scelta da cui dipenderanno non soltanto il futuro del dollaro e dei mercati americani, ma anche la stabilità dell’economia mondiale almeno per prossimi quattro anni.




