Russia, una tregua per la parata per il Giorno della Vittoria
La consueta parata russa del 9 maggio, in cui si celebra la vittoria dell’Unione sovietica sulla Germania nazista, quest’anno ha avuto toni molto più dimessi. Strade deserte, nessun missile o carro armato, in una sfilata che solitamente punta a mostrare i muscoli della difesa russa a tutto il mondo. Dopo quarantacinque minuti, era già tutto finito. Per la “Giornata della Vittoria”, il presidente Vladimir Putin aveva sollecitato e ottenuto dagli Stati Uniti di Donald Trump un cessate il fuoco di tre giorni (dal 9 all’11 maggio) con l’Ucraina, temendo attacchi da Kiev anche durante la parata nella Piazza Rossa.
La tregua è stata annunciata, tra le provocazioni del presidente ucraino Zelensky che ha dichiarato che, “per la durata della parata, l’area della Piazza Rossa sarà esclusa” e l’irritazione di Mosca che non ha bisogno “del permesso di nessuno”, come dichiarato dal portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov. Eppure, la Russia è sempre più in difficoltà dinanzi ad un’Ucraina che oppone una resistenza sempre più dura e costante. Le celebrazioni di questo 9 maggio non hanno visto la solita sfilata di carri armati e mezzi pesanti, dato che erano tutti impegnati nella guerra con Kiev. Così come i soldati che hanno marciato erano di meno rispetto agli anni passati e parzialmente sostituiti da militari nordcoreani. Non proprio uno sfoggio di forza in una delle giornate più importanti per il regime putiniano. Sotto la presidenza di Vladimir Putin, infatti, la parata del 9 maggio ha ricoperto una posizione centrale all’interno del calendario. Il presidente russo , in carica dal 1999, ha presentato la Russia come il paese che più di tutti si è speso e sacrificato per sconfiggere i nazisti durante la seconda guerra mondiale. Il numero di vittime dell’Unione Sovietica ammonta a circa 27 milioni di morti: una perdita umana impressionate, per la quale, secondo Putin, la Russia non è mai stata adeguatamente ripagata.
Nel breve discorso tenuto nella Giornata della Vittoria, il presidente russo ha paragonato la lotta contro il nazismo all’invasione ucraina, che fu giustificata all’epoca anche come necessaria per “denazificare” il paese. Ora, la guerra con Kiev dura da oltre quattro anni, ma la Russia non sembra passarsela altrettanto bene. I bombardamenti ucraini stanno demoralizzando sempre di più il paese, con il fronte paralizzato ormai da tempo. Il ministro degli Esteri ucraino, Andrij Sybiha, ha affermato che “sul campo di battaglia ci troviamo di fronte ad una nuova realtà”. In questi anni, infatti, “l’Ucraina si è rafforzata. Dopo un inverno difficilissimo, siamo riusciti a superarlo, con l’aiuto dei nostri partner internazionali, e sul campo di battaglia abbiamo stabilizzato il fronte. Siamo anche in grado di controllare lo spazio aereo”, ha dichiarato. Un cambio notevole per un paese che i russi prevedevano di invadere in poco tempo.
Nonostante il dichiarato cessate il fuoco, le violazioni non sono mancate. Il premier ucraino ha denunciato attacchi russi sulla linea del fronte “in settore per loro strategici”. Secondo l’aviazione ucraina, nella notte tra il 9 e il 10 maggio, la Russia avrebbe lanciato decine di droni nel territorio nemico, uccidendo una persona e ferendone quasi una ventina. Allo stesso modo, il ministero della Difesa russo accusa Kiev di attaccare obiettivi civili in diverse regioni della Russia. L’accordo con gli Stati Uniti prevedeva, inoltre, uno scambio di circa mille prigionieri ciascuno, del quale, però, non si hanno ancora notizie. Eppure, Putin si mostra ottimista dinanzi ad una prossima risoluzione del conflitto: “Se la parte ucraina, cioè il signor Zelensky, è pronta a tenere un incontro personale…affinché io possa partecipare a questo evento o firmare qualcosa, deve essere il punto finale, non una parte dei negoziati”, ha detto ai giornalisti. Strategia o reale volontà (e necessità) di chiudere un conflitto che gli si sta ritorcendo contro?




