Hyundai conferma il proprio impegno per il Padiglione coreano alla Biennale di Venezia: la partnership con Arts Council Korea si estende fino al 2034
Hyundai e Arts Council Korea (ARKO) hanno ufficializzato il prolungamento della loro partnership per il sostegno al Padiglione coreano alla Biennale di Venezia, portando l’accordo fino al 2034. Un legame che affonda le radici nel 2015 e che l’azienda automobilistica intende mantenere come strumento per alimentare un ecosistema culturale capace di sostenere la ricerca artistica e il confronto critico a livello internazionale.
DooEun Choi, Art Director di Hyundai Motor Company, ha sottolineato come un decennio di collaborazione abbia permesso di accompagnare artisti e visioni creative verso un pubblico globale, e come il rinnovo per altri dieci anni rappresenti una conferma della volontà di mantenere vivo questo spazio di sperimentazione.
Liberation Space: Fortress/Nest
Per la 61ª edizione dell’Esposizione Internazionale d’Arte, in programma dal 9 maggio al 22 novembre 2026 ai Giardini di Venezia, il Padiglione coreano, commissionato da ARKO, ospita Liberation Space: Fortress/Nest, progetto espositivo ideato dalla curatrice Binna Choi con le opere di Goen Choi e Hyeree Ro. Il titolo richiama il triennio 1945–1948, il periodo immediatamente successivo alla liberazione della Corea, ma il progetto non si limita a evocarlo: lo usa come punto di partenza per riflettere su cosa significhi liberarsi oggi, in un mondo attraversato da tensioni geopolitiche e sociali. La liberazione viene così reinterpretata come pratica in continuo divenire, nutrita di movimento, capacità di resistenza, protezione e trasformazione.
Goen Choi firma Meridian, un intervento che coinvolge sia gli interni che gli esterni del Padiglione attraverso tubi di rame posizionati con estrema precisione. Questi elementi – che richiamano visivamente aghi, lance, rami o raggi di luce – attraversano la struttura come se ne facessero parte da sempre, suggerendo tanto la fragilità di un corpo quanto la sua capacità di rigenerarsi. L’idea di “fortezza” che ne emerge non è quella di uno spazio blindato e impermeabile, ma di un luogo che si apre dall’interno, che si lascia attraversare e riconfigurare. Parti dell’architettura rimaste chiuse a lungo tornano in questo modo a essere abitate, trasformando il Padiglione in qualcosa di simile a un organismo vivo.
Hyeree Ro presenta invece Bearing, installazione composta da circa 4.000 elementi in organza cerata, sovrapposti a evocare scaglie di pesce o petali di loto. Questi danno vita a una struttura autonoma all’interno del Padiglione, un “Padiglione nel Padiglione”. Il lavoro segna per l’artista uno scarto rispetto alla sua ricerca precedente, incentrata su dinamiche familiari e condizionamenti socio-politici, per aprirsi a una dimensione più intima e al tempo stesso collettiva: la cura, la comunità, l’identità. Al centro dell’opera c’è il grembo inteso come soglia tra vita e morte, come luogo in cui la fine non chiude ma genera. Il percorso si articola in otto stazioni – lutto, memoria, osservazione, vita, attesa, pianificazione, condivisione, riparazione – che coinvolgono anche partecipanti esterni, moltiplicando gli strati di significato dell’opera.
Un dialogo inedito tra Corea e Giappone
Questa edizione segna anche una svolta storica: per la prima volta nella storia della Biennale, il Padiglione coreano e quello giapponese hanno avviato una collaborazione ufficiale. Partecipazioni incrociate e programmi condivisi costituiscono il terreno su cui i due padiglioni scelgono di confrontarsi, riconoscendo apertamente sia le storie conflittuali che li legano sia le possibilità di un dialogo nuovo.
I protagonisti
Binna Choi è curatrice con vent’anni di esperienza internazionale e un costante ancoraggio al contesto culturale e politico coreano. Ha guidato il Casco Art Institute: Working for the Commons nei Paesi Bassi e ha curato, tra gli altri, la Hawai’i Triennial 2025 e la Singapore Biennale 2022.
Goen Choi costruisce la sua ricerca attorno ai materiali dell’edilizia e delle infrastrutture urbane, trasformandoli in interventi scultorei site-specific che ridisegnano il confine tra interno ed esterno. Ha ricevuto commissioni per il Frieze Seoul Artist Award e la Changwon Sculpture Biennale, e ha esposto in mostre personali come Cornering all’Amado Art Space (2022) e Vivid Cut da P21 (2021).
Hyeree Ro vive e lavora tra Brooklyn e Seoul. La sua pratica intreccia scultura, oggetti fatti a mano e performance multilingue, attingendo alla propria esperienza di migrante e alle complessità legate a classe, lingua, corpo e appartenenza. Ha esposto di recente con August is the Cruelest alla Doosan Gallery (2025), Niro a Canal Projects (2024) e Jinhee a Project Space SARUBIA (2022). Insegna come Assistant Arts Professor of Collaborative Arts alla NYU Tisch School of the Arts.




