Chi è Serghei Shoigu, ex Ministro della Difesa di Putin
Per molti Serghei Shoigu era un candidato a prendere l’eredità di Putin. Di pochi anni più giovane (70 Shoigu contro i 73 di Putin), dei due si è spesso parlato di rapporto simbiotico, coltivato durante le uscite a caccia e pesca, passioni comuni. Nato nella Repubblica siberiana di Tuva, lì dove il tasso di suicidi e omicidi svetta rispetto a qualunque posto in tutta la Russia, Shoigu è rimasto a capo del ministero della Difesa per dodici anni. Sulla scia del proprio predecessore ha portato avanti infatti una riforma strutturale delle Forze armate che prevedeva tra i punti principali: una riduzione dei militari e degli ufficiali, la centralizzazione dell’istruzione militare con conseguente riduzione degli istituti ed una complessiva riorganizzazione, in particolare del personale di riserva e dell’aeronautica.
In qualità di ministro della difesa, Shoigu in più occasioni ha accompagnato Putin durante i fine settimana che i due avrebbero trascorso in luoghi sconosciuti nella campagna siberiana. Nel luglio 2013 ha ordinato ai comandanti di iniziare ogni mattina nelle caserme con l’esecuzione dell’inno russo, di compilare un elenco di letture di libri militari-patriottici obbligatori. Un periodo lungo, durante cui ha potuto rivoluzionare l’esercito – a cominciare dall’outfit, rigorosamente in stile sovietico – e conquistarsi la fiducia totale del presidente. La ricompensa è stata l’affidamento della gestione della guerra in Ucraina. Così che i volti della guerra in Russia erano, oltre a Vladimir Putin, quelli di Serghei Shoigu e di Valery Gerasimov, tuttora capo di stato maggiore generale delle Forze armate russe.
Qualcosa invece tra Putin e Shoigu però si è rotto nel 2024: Shoigu è stato declassato a segretario del Consiglio di sicurezza, senza una chiara spiegazione. Un ruolo comunque importante, ma non centrale come il ministro della Difesa di un paese in guerra. Le ultime indiscrezioni pubblicate da Financial Times e Cnn collocano la paranoia di Putin per la sua sicurezza a livelli massimi. Quanto successo due estati fa con l’ex capo della brigata Wagner Evgenij Prighozin, arrivato con la sua piccola armata fino alle porte di Mosca, è stato il primo segnale di un malcontento interno. Col passare del tempo, si è via via allargato. Dopo l’attentato al tenente generale Fanil Sarvarov dello scorso dicembre, il capo di stato maggiore Valeri Gerasimov si è scagliato contro gli alti ufficiali dell’intelligence per non aver protetto i suoi uomini.
Secondo fonti russe ed europee riportate dal Financial Times il presidente russo Putin teme un attentato, capitanato proprio da Serghei Shoigu. La situazione sembra delinearsi alla luce delle misure di sicurezza adottate dal Cremlino per proteggere Vladimir Putin. Recentemente, infatti, è stato arrestato Ruslan Tsalikov, ex vice segretario del Consiglio di sicurezza russo, accusato di corruzione, appropriazione indebita e riciclaggio. Potrebbe quindi essere un’anticipazione di quello che spetterà all’ex uomo di fiducia dello zar. Shoigu è ritenuto ancora influente negli ambienti militari. Secondo i report, proprio questa influenza lo renderebbe una possibile fonte di rischio in caso di tentativi di destabilizzazione interna.




