Il punto sull’escalation bellica in Medio Oriente
La guerra in Medio Oriente entra nel suo decimo giorno con un’escalation che coinvolge ormai diversi Paesi e che rischia di trasformarsi in uno scontro regionale aperto. Gli attacchi si moltiplicano tra Israele, Iran, Libano e i Paesi del Golfo, mentre gli Stati Uniti restano direttamente coinvolti nelle operazioni militari. Il bilancio provvisorio parla già di oltre 1.300 morti in Iran dall’inizio dei bombardamenti e centinaia di vittime anche negli altri fronti del conflitto.
L’origine della nuova guerra
Il conflitto attuale è iniziato il 28 febbraio 2026, quando Stati Uniti e Israele hanno lanciato una vasta campagna di raid aerei contro obiettivi militari iraniani. I bombardamenti hanno colpito città come Teheran, Isfahan, Qom e Kermanshah e hanno avuto come obiettivo dichiarato la distruzione delle capacità missilistiche iraniane e la neutralizzazione del programma nucleare di Teheran.
Durante i primi attacchi è stato ucciso anche la Guida suprema iraniana Ali Khamenei, evento che ha scosso profondamente la struttura politica della Repubblica islamica. Con lui sono morti anche alcuni alti comandanti militari e membri della sua famiglia.
La risposta iraniana è arrivata quasi immediatamente. Teheran ha lanciato centinaia di missili balistici e droni contro obiettivi israeliani e contro basi militari statunitensi presenti nella regione. Secondo stime diffuse da fonti iraniane, dall’inizio della guerra sarebbero stati utilizzati oltre 500 missili e circa 2.000 droni.
Il fronte iraniano: bombardamenti e infrastrutture colpite
In Iran i bombardamenti continuano quasi quotidianamente. Negli ultimi giorni le operazioni militari hanno colpito depositi petroliferi, basi militari e aeroporti nelle aree intorno a Teheran e Isfahan. Alcuni attacchi hanno provocato incendi di grandi dimensioni negli impianti energetici, con colonne di fumo visibili anche a chilometri di distanza.
Secondo diverse fonti militari, Israele avrebbe distrutto circa il 60% dei lanciatori di missili iraniani, oltre a due importanti impianti di produzione missilistica. Questo rappresenterebbe uno degli obiettivi principali della campagna militare: ridurre la capacità di Teheran di colpire Israele e le basi occidentali nella regione.
Nonostante questo, l’Iran continua a lanciare attacchi di rappresaglia. Le autorità iraniane sostengono di poter sostenere una guerra prolungata e di avere ancora scorte significative di armamenti.
La guerra si allarga al Golfo
Uno degli aspetti più preoccupanti del conflitto riguarda il suo progressivo allargamento ai Paesi del Golfo. Missili e droni iraniani hanno colpito o sorvolato diversi Stati della regione, tra cui Kuwait, Bahrain ed Emirati Arabi Uniti. Alcuni attacchi hanno danneggiato infrastrutture civili e aeroporti.
Negli Emirati, ad esempio, gli attacchi iraniani avrebbero coinvolto quasi 200 missili balistici e oltre 900 droni, causando morti e più di cento feriti.
La guerra ha colpito anche il traffico commerciale e l’aviazione civile. Migliaia di voli sono stati cancellati e diverse compagnie aeree hanno deviato le rotte per evitare lo spazio aereo della regione, considerato ormai ad alto rischio.
Il nodo strategico dello stretto di Hormuz
Un altro punto critico è lo stretto di Hormuz, uno dei corridoi energetici più importanti del pianeta. Da qui passa una quota significativa del petrolio mondiale.
Dopo l’inizio della guerra, le forze iraniane hanno minacciato di bloccare il traffico marittimo nello stretto e hanno lanciato attacchi contro alcune navi e infrastrutture portuali. Alcune petroliere sono state danneggiate e diversi equipaggi sono rimasti uccisi o feriti.
La chiusura anche parziale di questo passaggio marittimo ha immediatamente creato tensioni sui mercati energetici e timori per una crisi petrolifera globale.
Il fronte libanese: Hezbollah entra in guerra
Parallelamente si è riaperto con forza il fronte libanese. Il movimento sciita Hezbollah, alleato storico dell’Iran, ha lanciato razzi contro il nord di Israele in risposta agli attacchi contro Teheran.
Israele ha reagito con bombardamenti massicci nel sud del Libano e nella periferia meridionale di Beirut. L’aviazione israeliana avrebbe colpito oltre 70 obiettivi militari legati a Hezbollah e ordinato l’evacuazione di decine di villaggi lungo il confine.
L’8 marzo un raid israeliano ha colpito anche un edificio nel centro di Beirut dove si trovavano ufficiali della Forza Quds, l’unità d’élite iraniana responsabile delle operazioni all’estero. L’attacco ha causato almeno quattro morti e dieci feriti, mentre il bilancio complessivo dei bombardamenti in Libano si avvicina ormai ai 400 morti, tra cui decine di donne e bambini.
La crisi politica in Iran
La morte di Khamenei ha aperto una delicata fase politica in Iran. L’Assemblea degli Esperti è chiamata a individuare il successore mentre il Paese si trova sotto attacco. In un sistema politico dove l’autorità religiosa e quella militare sono strettamente intrecciate, la scelta del nuovo leader avrà inevitabilmente conseguenze anche sulla conduzione della guerra.
Nel frattempo il potere è gestito da una leadership temporanea composta dal presidente e da altre figure istituzionali. Tuttavia all’interno del sistema iraniano emergono tensioni tra l’ala politica e l’apparato militare dei Guardiani della rivoluzione, che continuano a guidare gran parte delle operazioni militari.
Un conflitto sempre più regionale
L’impressione crescente tra analisti e osservatori internazionali è che il conflitto stia assumendo una dimensione sempre più ampia.
Missili iraniani, raid israeliani, attacchi di Hezbollah e operazioni statunitensi si intrecciano in uno scenario in cui i confini della guerra diventano sempre più sfumati. Alcuni Paesi della regione temono di essere trascinati direttamente nel conflitto, mentre le potenze internazionali cercano di evitare un’escalation ancora più pericolosa.
Il rischio è quello di una guerra regionale su larga scala, con conseguenze potenzialmente devastanti non solo per il Medio Oriente ma anche per l’economia globale e la stabilità internazionale.




