“Non è un gioco da bambini”, a teatro il sorriso della spada delle nostre ferite
“Non è un gioco da bambini” non va in scena: accade. Dal 19 al 21 febbraio 2026, al Teatro Petrolini di Roma, l’atto unico di Gloria Luce Chinellato ed Enrica Corradini si presenta come una commedia, ma si rivela presto un dispositivo più sottile: uno specchio che ride mentre restituisce un’immagine inquietantemente fedele. Fedele all’incertezza della società liquidità, del mondo dei “millenials e Z” che come patria della precarietà materiale e spirituale. Paul Valéry, a inizio XX secolo, rifletteva sul fatto che l’epoca moderna fosse caratterizzata da un’instabilità cronica. La risposta, ma soprattutto le domande che con il sorriso la commedia porta in scena è a queste instabilità.
La storia ruota sulle spalle, i pensieri e soprattutto la capacità dei due attori. Narra di Giulia e Marco, i quali convivono da tre anni, e in quel tempo — che Borges avrebbe definito “circolare e imperfetto” — hanno costruito una quotidianità fatta di lavoro, sushi e ironia difensiva. Si dicono liberi, e lo sono; si credono indipendenti, e forse lo sono meno. La pièce scava proprio lì, nel punto esatto in cui la libertà smette di essere una promessa e diventa una trattativa silenziosa. Una trattativa con l’altro, con sé stessi e insisto nel racconto teatrale nello scontro generazionale tra gli eterni precari dell’anima e della materialità, ossia gli under 40, e le generazioni precedenti. D’altronde i bisogni e le soluzioni sono ancestrali, ma le condizioni date eccezionalmente differenti. Pertanto, la commedia si muove con la spada del sorriso nelle ferite delle nostre esistenze.
Gloria Luca Chinellato e Nicolas Zappa, in scena, alternano con precisione quasi matematica leggerezza e densità emotiva, come se ogni battuta fosse il rovescio di una confessione mancata. Il sorriso è costante, ma non è mai innocente: serve a reggere la maschera necessaria per sopravvivere a una rete di aspettative, obiettivi, attese e delusioni che oggi chiamiamo “vita di coppia”.
Qui la scrittura è affilata, il ritmo brillante, ma ciò che resta — come nei racconti migliori — è la sensazione di essere stati riconosciuti. Perché la vita, quando cambia le regole, non lo fa mai annunciandosi. E allora scopri che no, davvero: non è un gioco da bambini.
Articolo a cura di Antonio Maria Napoli




