Quando Muammar Qaddafi passò dalla veste di Colonnello a quella di Tiranno
Muammar Qaddafi, il padre della Terza teoria universale. Da visionario a dittatore, ucciso dalle stesse mani che un tempo lo applaudivano per le strade di Tripoli. Ospitato a braccia aperte dall’ex premier Silvio Berlusconi, nonostante il presunto collegamento con l’attentato a Fiumicino nel 1985. Una figura divisiva per la sua sola esistenza, ma una pagina fondamentale della storia araba contemporanea.
Dagli investimenti della FIAT all’attentato di Lockerbie
E’ il 1976, meno di dieci anni prima si è svolto il colpo di stato che ha rovesciato una monarchia definita da Qaddafi “troppo servile nei confronti di Francia e USA” e il Colonnello ha pubblicato il suo celebre Libro Verde. Il welfare libico è nel suo momento d’oro: campagna di alfabetizzazione, sanità completamente gratuita, ognuno aveva il diritto a una casa.
Qaddafi compra il 15% delle azioni FIAT per 400 milioni in cambio dei petrodollari libici, nel corso degli anni si sarebbero triplicate rivelandosi l’affare sperato. Nel 1986 si raggiunge una cifra record, 2,5 miliardi di dollari e l’Italia li vuole indietro, dirà Agnelli: “Siamo in manette. I libici non sono interessati a vendere per un semplice motivo: dove possono mettere questi soldi? Nessuno accetterebbe 1 dollaro da Gheddafi in questi giorni”.
E’ passato esattamente un decennio dagli affari FIAT, ma cosa è cambiato fino al punto di incupire l’immagine di Qaddafi? Negli anni ottanta il Colonnello radicalizza il suo pensiero, sfociando in finanziamenti ad attività terroristiche finalizzate ad indebolire l’Occidente come l’IRA e l’Organizzazione Settembre Nero. Minaccia le navi americane nel Golfo del Sirte e si spinge fino a, secondo le intercettazioni dell’Intelligence, a far esplodere un ordigno in una discoteca di Berlino Ovest frequentata da soldati americani. Sospettato della strage di Ustica e l’attentato a Roma nel 1985. Due lustri sono serviti a Qaddafi per trasformarlo da Colonnello a Tiranno.
Si raggiunge l’apice delle controversie il 21 dicembre 1988: la strage di Lockerbie, comunemente conosciuta come strage di Pan Am 103. Un aereo parte da San Francisco e atterra a Londra, 243 passeggeri. Alle ore 12:10 giunge alla capitale inglese e poco dopo si posizione al suo fianco un Boeing 727 dove la maggior parte dei passeggeri dovrà spostare i suoi bagagli. Alle 18:56 è a quasi 10.00 metri di altezza, la scatola nera a bordo memorizza una traccia anomala, Pan Am 103 diventa una palla di fuoco. L’attentatore è Abu Mohammed Masud, libico. Qaddafi è ormai l’affermato nemico dell’Occidente.
Il passaggio dagli accordi economici con l’Europa alle accuse di terrorismo internazionale segna il punto di rottura definitivo: Qaddafi non fu più un interlocutore scomodo, ma un bersaglio politico. La sua caduta, violenta e simbolica, non rappresentò la liberazione promessa, bensì l’inizio di una lunga instabilità. Nel bene e nel male, il suo lascito continua a pesare sulla Libia contemporanea, ricordando come le rivoluzioni personali, se prive di istituzioni solide, rischino di trasformarsi nel loro contrario.




