Mentre Trump è occupato nelle questioni di altri Paesi, in Usa scoppiano nuove proteste
A distanza di un anno dal suo ritorno alla Casa Bianca, con l’immancabile slogan ripetuto al pari di un mantra «Make America Great Again», Donald Trump ora parla di rendere il Venezuela «di nuovo grande», in seguito al cambio di regime da lui orchestrato a Caracas ai danni dell’ex dittatore Nicolás Maduro, e di intervenire a sostegno del ribaltamento del regime degli ayatollah in Iran. Attualmente Trump appare più attivo nel sbrigare gli affari interni di altri Paesi che a curarsi di ciò che accade negli Stati Uniti. Proprio in questi giorni, infatti, a seguito dell’uccisione della 37enne Renee Nicole Good da parte di un agente federale dell’ICE, le più grandi città statunitensi sono attraversate da un’ondata di proteste che incolpano l’amministrazione Trump e i suoi metodi di essere brutali e inumani.
L’attuale linea di Donald Trump è stata da lui stesso definita Dottrina “Donroe”, un’etichetta ironica rivendicata dal presidente statunitense e che personalizza la Dottrina Monroe. Quest’ultima identifica una politica di controllo diretto e di influenza militare ed economica esercitata da Washington nelle Americhe e non solo, con l’obiettivo di affermare un primato statunitense. Tuttavia, il Paese al suo interno continua a ribollire e il tasso di popolarità di Trump in patria è in declino, specialmente rispetto all’entusiasmo post-elettorale del 2024. Dopo che la 37enne, madre di tre figli, Renee Nicole Good, è stata colpita a morte a Minneapolis dalla controversa agenzia dell’ICE, il consenso all’amministrazione del presidente Trump potrebbe subire ulteriori urti. ICE è l’acronimo che sta per Immigration and Customs Enforcement, un’agenzia federale creata nel 2003 dall’allora presidente George W. Bush, in seguito all’attacco terroristico alle Torri Gemelle dell’11 settembre 2001. Dipende dal dipartimento di Sicurezza interna attualmente guidato da Kristi Noem, è la seconda agenzia investigativa per dimensioni dopo l’FBI e il suo compito è quello di far rispettare le leggi sull’immigrazione illegale.
L’ICE è finita più volte al centro del dibattito pubblico per episodi controversi e per i suoi metodi spesso giudicati inadeguati e, talvolta, addirittura disumani, come nel recente caso di uccisione di Renee Nicole Good. La donna era sposata ad un noto attivista locale ed è stata colpita a morte da tre colpi di proiettile sparati dall’agente Jonathan Ross, giustificato dall’amministrazione Trump per aver attuato una misura di legittima difesa, ma smentito da un video che ritrae il momento dello sparo. In quest’ultimo si vede la Good fuggire con il suo suv in seguito alla richiesta dell’agente di scendere dall’auto. L’agente spara da lontano e la centra sulla nuca. Il dipartimento di Giustizia ha deciso di non avviare un’indagine per stabilire se l’uso della violenza da parte dell’agente fosse stato motivato. Le autorità locali insistono sul fatto che la donna non rappresentasse alcun pericolo e ora migliaia di persone si stanno riversando nelle strade delle principali città statunitensi per chiedere giustizia e la rimozione dell’ICE dalle loro città. L’agenzia rappresenta il fulcro della politica antimigratoria dell’amministrazione Trump, che ne sta facendo un utilizzo sempre più massiccio. Episodi come l’uccisione della 37enne di Minneapolis sono indicativi del clima che queste politiche stanno creando nel paese.
I manifestanti marciano con cartelli e slogan che fanno riferimento al cognome della donna uccisa: Good, «buona». «ICE, Out for Good» o «In a world full of Trumps and Noems be Good», alcuni tra questi. Grandi folle si sono radunate in metropoli come la stessa Minneapolis, Detroit, Filadelfia, New York, Washington, DC e Los Angeles. Proteste più piccole hanno avuto luogo a Portland, Oregon; Sacramento, California; Boston, Massachusetts; Denver, Colorado; Durham, Carolina del Nord; e Tempe, Arizona, dove i manifestanti si sono schierati lungo un ponte che domina un’autostrada. La coalizione Indivisible ha dichiarato la necessità di tutte le manifestazioni ad essere «non violente, legali e guidate dalla comunità». Nonostante diversi scontri tra manifestanti e agenti in alcune città, il sindaco di Minneapolis Jacob Frye ha affermato che la maggior parte dei manifestanti ha agito «pacificamente», ma ha avvertito che chiunque danneggi proprietà o metta in pericolo altre persone sarebbe stato arrestato. «Non possiamo abboccare all’amo», ha esortato, «non risponderemo al caos con il caos». Le proteste hanno preso luogo in un contesto di crescente sfiducia e controversia delle autorità e degli agenti che fanno capo al dipartimento di Sicurezza. Tra queste, vi sono anche quelle relative ad una mancata trasparenza federale, denunciata recentemente anche da tre deputate democratiche del Minnesota, che hanno detto di essere state respinte in seguito a un tentativo di visita di controllo presso il centro di immigrazione di Minneapolis.




