Al Carcano Immedesimazio Mundi di Bergonzoni
Appena salito sul palco del Teatro Carcano il 9 dicembre per Immedesimazio Mundi, Alessandro Bergonzoni si scusa.
Si scusa perché lo spettacolo previsto qualche mese prima era stato annullato a causa di una sua indisposizione.
E già che c’è, si scusa per gli altri, per quelli che ci hanno fatto del male e non si sono mai scusati. Tutto al più, hanno trovato scuse, che non è però la stessa cosa.
Un piccolo inizio per portare il pubblico a fare un esercizio di immedesimazione.
Immedesimazio Mundi: lo spettacolo vuole essere infatti un invito a cambiare noi stessi, fare caso all’altro, diventare l’altro.
E il pubblico che anche stasera ha riempito la sala, lo segue con simpatia e affetto. Solo in uno spazio molto ridotto, fra sé e sé, ci ricorda Bergonzoni, si può attuare il grande cambiamento. Si può cioè “farci caso” (all’altro), e quindi “farsi caso”, diventare altro da se stessi.
La religione non aiuta perché un credente, anche se osservante può essere non vedente!
Solo partendo da noi, ribadisce l’attore che nel 2022 ha ricevuto il Premio Nazionale Cultura della Pace-Città di Sansepolcro, si può tornare a parlare di pace, tolleranza, ascolto attivo.
Immedesimazio Mundi: Non perdiamo altro tempo, non piangiamo sul latte versato: cambiamo mucche! Coaguliamoci, fondiamoci, sbellichiamoci, ridiamo e…smettiamo di fare la guerra!
Altrimenti chi paga per “le debite distanze” che portano inevitabilmente a contrasti e guerre?
Con il suo stile da frullatore linguistico-lessicale- concettuale, Bergonzoni disegna un gigantesco arabesco come se una parola partisse e non si arrestasse ma anzi, si moltiplicasse, ne generasse altre.
E dentro questo quadro che tratteggia con parole, sensi e controsensi, c’è tutta la nostra contemporaneità: Giulio Reggeni, Alberto Trentini, Emergency con la sua luce quotidiana, le guerre attuali, le note della tromba di Fresu che attraversano i muri delle carceri.
Ecco che l’arte si fonde con gli arti artificiali di persone che dopo aver perso in guerra le gambe, sono poi morte.
Bergonzoni di questi arti artificiali ne ha ricevuti otto provenienti dal Centro di riabilitazione di Emergency in Iraq.
Essi sono diventati le gambe di un tavolo che, privo di gambe proprie, trova sostegno in ciò che resta delle guerre. Su quel piano di legno, ferro, forex e cemento che poggia – simbolicamente e concretamente – su corpi mutilati e vite spezzate dai conflitti, l’artista costruisce un gesto di restituzione: un modo per ridare visibilità e voce a vittime di guerra.
Quel tavolo, che si regge su “gambe” di persone che le hanno perse, diventa il tavolo delle Trattative. Attorno allo stesso, l’artista ha riunito infatti a Bologna il sindaco, il cardinal Zuppi e i capi della comunità musulmana ed ebraica, per un esercizio di immedesimazione.
“Volevo unire arti ad arte, trasformare mutilazioni in azioni. Ricordare che su questi arti – quelli perduti – poggia il mondo quando decide, tratta, o tace. E anche restituire dignità a chi non vuole più uccidere né essere ucciso”.
Prima di salutare, ringrazia il pubblico, ringrazia il Teatro Carcano, che, sottolinea, è l’unico teatro ad avere nel suo nome la parola Arcano. Se volessimo, conclude, se volassimo!




