Claudio Descalzi ha trasformato l’energia italiana
Claudio Descalzi appartiene alla stirpe di quegli uomini che attraversano il tempo plasmando l’energia: la stessa gens dei costruttori di visioni, degli ingegneri dell’invisibile e dei timonieri che tracciano rotte nel magma della modernità.
Nato a Milano nel 1955, figlio di una città che fa del calcolo, del lavoro e dell’intuizione un’unica lingua, Descalzi porta in sé la geometria del fisico e la febbre del pioniere in perfetto stile meneghino.
Quando per la prima volta Descalzi varca le porte dell’Eni, nel 1981, lo fa come ingegnere di giacimento: da qui in poi iniziano una serie di viaggi in cui scende nel ventre della Terra per ascoltarne i battiti. Libia, Nigeria, Congo e Mare del Nord, una sfilza di nomi che per i più significano distanza, ma per lui sono i laboratori di un’unica equazione tra energia e futuro.
Gli anni passano e il suo nome si intreccia a quello di Eni, il Cane a sei zampe simbolo mitico di un’Italia che esplora il sottosuolo e la propria anima. Descalzi ne diventa l’artefice silenzioso, il regista di un risveglio: dirige progetti, apre pozzi, coordina uomini e sogni, traccia la rotta, fonda nuove alleanze e ricuce frontiere; la sua è l’epoca in cui Eni si espande come una costellazione industriale.
Nel 2014 l’allora Governo Renzi affida al talento milanese la guida dell’intero impero energetico. Da quel momento, Descalzi inizia a trasformarsi in un vero e proprio amministratore, il custode di una fiamma che guida Eni attraverso crisi globali, trasformazioni epocali e processi giudiziari che avrebbero piegato molti, ma da cui lui ne esce assolto e rinsaldato.
Da buon pioniere, come lo è stato per tutta la vita, parla di decarbonizzazione, energia verde, fotoni e bioraffinerie. La Fisica che aveva approfondito nel suo percorso di laurea torna a bussare alla porta dell’industriale: ciò che un tempo era petrolio diventa luce, e ciò che era combustione si trasforma in equilibrio.
Con il “Progetto Italia” immagina un Paese che si alimenta di sé stesso, e nel fare ciò restituisce all’Eni il respiro della sua età dell’oro. Poi Gela, Assemini, Porto Torres: centrali che nascono come cattedrali solari, dove la tecnologia diventa liturgia del futuro. Sotto la sua guida, la compagnia attraversa quattro mandati consecutivi, scoprendo una continuità senza precedenti nella storia del Cane a sei zampe. Un record che suona come una consacrazione, ma anche come un giuramento.
Nel frattempo, il mondo ci osserva. L’Atlantic Council, Oxford, il World Economic Forum e tanti altri lo bramano e lo onorano di prestigiosissimi riconoscimenti, fino ad arrivare al 2025, quando il Presidente della Repubblica lo nomina Cavaliere del Lavoro.
Claudio Descalzi è questo: un uomo di numeri che ha imparato a parlare con l’energia, un esploratore che ha cercato nel cuore del petrolio la forma primordiale della luce, ma, soprattutto, un italiano che partendo dal buio dei giacimenti ha imparato a illuminare il mondo.




