La diplomazia turca tra mediazione e strategia
Dagli accordi con l’Inghilterra di Starmer, al ruolo in Medio Oriente e nella guerra russo-ucraina, la diplomazia turca sta giocando diverse partite vincenti.
L’accordo sui caccia Eurofighter
È del 27 ottobre l’ultima intesa firmata ad Ankara dal presidente turco Recep Tayyip Erdoğan e il suo omologo britannico Keir Starmer. Dopo mesi di esitazione e una lunga trattativa che attendeva anche il via libera tedesco, il premier inglese ha annunciato due giorni fa l’accordo per la vendita dei caccia Eurofighter Typhoon: un’intesa decennale del valore di circa 9,5 miliardi di euro. Erdoğan ha definito il patto «storico», capace di rafforzare la cooperazione tra Inghilterra e Turchia nel campo della Difesa, contribuendo «allo sviluppo tecnologico e industriale» dei due Paesi e rafforzando la posizione della Nato nel Mediterraneo. Il premier inglese annuncia nuovi posti di lavoro grazie a questo accordo, nonché grandi opportunità per i due Paesi, con l’aeronautica turca che riceverà la fornitura di 20 velivoli da combattimento.
Una strategia multidimensionale
Negli ultimi anni, la Turchia ha intensificato il proprio ruolo diplomatico nel contesto mediorientale ed eurasiatico, proponendosi spesso come forza mediatrice tra le due parti. Tale funzione è certamente agevolata dalla posizione geopolitica della Turchia, crocevia tra Europa, Asia e Medio Oriente, ma anche spinta dal desiderio di accreditarsi agli occhi dell’Occidente europeo e statunitense. Tale strategia fa parte della cosiddetta «dottrina Davutoğlu», elaborata dall’allora ministro degli Esteri da cui prende il nome. Questa tattica sosteneva una politica estera multidimensionale, promuovendo una politica attiva in tutti i teatri confinanti e vicini, con l’obiettivo di estendere gli interessi del paese oltre i propri confini territoriali. Le posizioni apparentemente equilibrate e mediatrici della Turchia sono certamente reali, ma costituiscono ovviamente un grande valore strategico per il Paese di Erdoğan, interessato, da un lato, a portare a termine il processo di adesione all’Unione europea (candidata dal 1999), dall’altro, a rafforzare i rapporti con la presidenza di Donald Trump.
Dal ruolo in Medio Oriente…
Per questo, la Turchia, rappresentata dal capo dei servizi segreti Ibrahim Kalin nei colloqui di Sharm el-Sheikh per la tregua tra Israele e Hamas, si è distinta come uno dei maggiori propulsori, assicurandosi un posto all’interno della task force che monitorerà il rispetto del cessate il fuoco. La presenza turca nei colloqui di pace, al di là dell’effettiva tenuta di quest’ultima, ha rappresentato una vittoria per Erdoğan, nonché una sconfitta per Benjamin Netanyahu. Le posizioni della Turchia sono state sempre chiaramente a sostegno della causa palestinese, favorevoli alla nascita immediata di uno stato di Palestina e al processo a Netanyahu per genocidio.
…alla mediazione tra Russia e Ucraina
Allo stesso modo, la diplomazia turca ha giocato il suo ruolo di mediatore all’interno della guerra russo-ucraino. Dall’inizio del conflitto, nel febbraio del 2022, la Turchia è stato l’unico Paese in grado di far dialogare nello stesso tavolo le due controparti. La prima volta fu ad Antalya pochissime settimane dopo lo scoppio del conflitto, che rimane ancora l’unico dialogo diretto di più alto livello tra la parte russa e quella ucraina, con l’incontro tra i due ministri degli Esteri. L’ultimo incontro è stato, invece, nel giugno di quest’anno ad Istanbul, nel tentativo di riallacciare il dialogo. Da un lato, la Turchia ha scelto di non aderire alle sanzioni occidentali imposte alla Russia in seguito all’invasione dell’Ucraina, dall’altra il sostegno militare e politico a Kiev rimane sempre attivo.




