Madagascar, la gioventù che guida le proteste e la cacciata del superbo.
La “Generazione Z” malgascia è determinata a ribaltare la situazione nella quale la popolazione del Madagascar versa da settimane.
Le proteste, che puntano il dito ad un governo accusato di corruzione, scaturiscono da continue interruzioni di servizi essenziali, quali la fornitura d’acqua e della corrente elettrica.
Dopo che la capitale Antananarivo è stata teatro di manifestazioni giovanili, le autorità hanno imposto un coprifuoco dal tramonto all’alba, sostenendo che i manifestanti degenerassero nella violenza.
La polizia, indirizzata dai funzionari della sicurezza, ha aperto il fuoco sulla gioventù malgascia che si è vista arrivare una pioggia di gas lacrimogeni, ignorando le richieste di approvigionamento di acqua e corrente.
Così Angelo Raveloranivo, a capo della sicurezza dell’esercito, si è espresso con un comunicato in diretta mediatica:”Purtroppo ci sono individui che approfittano della situazione per distruggere le proprietà altrui”; ma nonostante gli sforzi del governo di reprimere le manifestazioni, anche con il pugno di ferro, gli assembramenti si sono fatti più numerosi, ed il malcontento si è espanso anche nei quartieri limitrofi.
Il 30 settembre, il presidente Rajoelina scioglie il governo, ma ai giovani non basta, ed il 3 ottobre la Gen Z chiede le dimissioni.
Rajoelina fugge dal paese il 13 ottobre, il giorno prima che il corpo speciale CAPSAT, unità d’élite dell’esercito guidata da Randrianirina, decide di affiancare i giovani nelle piazze, riuscendo poi ad insediarsi nella presidenza il 16 ottobre.
“L’incrollabile è crollato”- sostiene il cardinale Desirè Tsarahazana, arcivescovo di Tormalina, la dichiarazione precede la giornata del 17 ottobre, nella quale il colonnello Randrianirina ha prestato giuramento promettendo alla gioventù una transizione democratica-“C’è qualcosa di anomalo. Stiamo attraversando un cambiamento. E nonostante tutto, vedo un aspetto positivo in tutto questo, perché è stata contestata la corruzione, che prima era accettata e normale e abbiamo vissuto sulla nostra pelle. Il sistema stesso è stato messo in discussione. Quindi dobbiamo pensare a una nuova organizzazione per governare il Madagascar. Vedo questo nel movimento attuale. Ora, certo, nulla è ancora certo e non cambierà tutto da un giorno all’altro. Ma è un inizio, è l’inizio di un cambiamento dei sistemi che bloccano lo sviluppo, che impediscono alle persone di parlare, e che favoriscono la corruzione. Forse non tutti saranno d’accordo, ma personalmente la vedo così.”




