Dal 7 ottobre 2023 ad oggi: l’attesa per le trattative tra Israele e Hamas
All’alba del secondo anniversario dall’inizio dell’attacco terroristico di Hamas in Israele e dei successivi bombardamenti di Tel Aviv nella Striscia di Gaza, sono iniziati i nuovi negoziati di pace tra le due fazioni mediorientali. Il 7 ottobre 2023 circa 1200 persone sono state uccise dai miliziani di Hamas e altre 250 sono state prese ad ostaggio: una strage a seguito della quale Israele ha formalmente dichiarato guerra nella Striscia di Gaza. Da quel giorno, dai dati riportati dal Guardian e ripresi dal Ministero della Salute di Gaza, oltre 67.000 palestinesi sono stati uccisi (di cui, da un’indagine condotta da +972 Magazine, Local Call e The Guardian, almeno l’83% sono civili), di cui 30.000 sono bambini, 170.000 sono i palestinesi rimasti feriti e almeno 460 persone sono morte di fame a Gaza. Per questo, diverse organizzazioni per i diritti umani e una commissione di inchiesta delle Nazioni Unite hanno dichiarato che Israele sta compiendo un genocidio nella Striscia di Gaza. Oggi si attende la prosecuzione dei negoziati indiretti tra Hamas e Israele a Sharm el-Sheikh, dopo il sì del premier israeliano Benjamin Netanyahu al piano di pace presentato dal presidente statunitense Donald Trump.
7 ottobre 2023: l’inizio del nuovo conflitto
Il conflitto tra Israele e Gaza si è acuito sempre di più dal 7 ottobre 2023. L’attacco di Hamas (l’organizzazione religiosa islamica palestinese di carattere paramilitare e politico, considerata terroristica da Israele e diversi Stati occidentali) del 2023 è avvenuto durante la festività ebraica di Simchat Torah e dopo settimane di scontri e una tregua fallita. Hamas lo ha giustificato come una risposta alle violenze israeliane perpetrate negli anni da Israele (specialmente dopo l’imposizione del blocco terrestre, aereo e marittimo imposto dal 2007, considerato da molti giuristi e governi illegittimo), alla profanazione della moschea di al-Aqsa (da cui l’operazione del 7 ottobre ha preso il nome: “Diluvio di al-Aqsa) e alla detenzione di prigionieri palestinesi. Due giorni dopo l’assalto dei miliziani di Hamas, Benjamin Netanyahu ha dichiarato l’assedio completo di Gaza e l’inizio della guerra nella Striscia.
Cosa è successo
Alle 6.30 del mattino del 7 ottobre 2023, una pioggia di razzi piomba su Tel Aviv e circa 3.000 combattenti di Hamas entrano da Gaza nel sud di Israele. Questi colpiscono varie località tra cui diversi kibbutz (piccole comunità israeliane egalitarie), il festival musicale Supernova, che si stava svolgendo all’aperto vicino al confine con la Striscia, gli abitanti di Sderot, la più grande città israeliana vicino alla Striscia. Circa 1.200 persone (in gran parte civili) sono uccise e 250 persone prese ad ostaggio dai miliziani di Hamas.
La risposta dello Stato ebraico arriva non prima delle 10 del mattino, con i primi attacchi contro la Striscia di Gaza. Poco dopo le 11.30, Netanyahu dichiara che il Paese è in guerra. Due giorni dopo Israele decide l’assedio completo della Striscia e richiama al combattimento la cifra record di 300.000 riservisti. Il 27 ottobre Israele lancia poi l’invasione completa di Gaza: da quel giorno è sotto assedio.
L’attesa per i negoziati di pace
A due anni dall’inizio del conflitto, si attendono in questi giorni gli esiti dei negoziati che si stanno tenendo oggi in Egitto. I colloqui si basano sul piano di pace proposto da Donald Trump a Benjamin Netanyahu il 29 settembre 2025, accettato da quest’ultimo e in parte anche da Hamas. Nei colloqui di questi giorni, Hamas e Israele non si parlano direttamente: sono nello stesso edificio, ma in stanze separate e riferiscono le loro richieste ai paesi che stanno mediando le trattative, ossia Stati Uniti, Egitto e Qatar. Tra le nuove proposte del nuovo piano di pace proposto da Trump vi è la fine dei combattimenti a Gaza; il rilascio completo dei restanti 48 ostaggi israeliani (tra vivi e morti) e dei 250 prigionieri palestinesi; la delineazione di un controverso futuro per gli abitanti della Striscia, con l’ipotesi di una «commissione palestinese tecnocratica e apolitica» supervisionata da un «Consiglio della Pace» guidato da Trump e da Tony Blair. Per i colloqui di questi giorni, il premier israeliano ha dato istruzioni ai suoi diplomatici di non permettere ad Hamas di deragliare dal piano Trump. Il presidente statunitense sta facendo pressione sui negoziatori, esortandoli a «muoversi velocemente». Tuttavia, i tempi di rilascio degli ostaggi israeliani (previsto entro 72 ore dopo l’approvazione del piano) e le modalità ancora non chiare e precise in cui l’esercito israeliano dovrebbe ritirarsi dalla Striscia lasciano ancora dei dubbi sull’attuazione «veloce» di questi punti delicati.




