L’uomo che non voleva piangere, un libro di Stig Dagerman
Fulvio Ferrari traduce dallo svedese L’uomo che non voleva piangere, l’unica raccolta che contiene testi inediti di Dagerman per il pubblico della penisola.
Stig Dagerman è un autore del secolo scorso, di origine svedese — di cui la cultura natia diventa punto saldo delle sue creazioni letterarie — e si fa anche erede di narrazioni europee, riprendendo con grande interesse scritti di autori come Kafka.
Dagerman è un personaggio eclettico; attivo fin da giovane nella sua produzione letteraria, è stato un giornalista, sindacalista e, non ultimo per importanza, anarchico convinto.
La sperimentazione, presente nel libro sia nello stile sia nei temi, arricchisce la narrazione di Dagerman, tanto che con notevole disinvoltura nel libro riesce a spaziare e a muoversi tra vari generi.
Sedici racconti compongono il testo, pubblicato dalla casa editrice Iperborea questo maggio 2025; le storie narrate si muovono nel tempo e nello spazio, ma sono tutte accomunate da alcuni punti fermi, ben descrivibili con l’espressione “mal de vivre”.
L’esistenzialismo è al centro della sua prosa: l’alienazione, la solitudine, il dolore e il peso delle emozioni non espresse sono il magnete che cattura completamente l’attenzione del lettore, trasmettendogli un senso di angoscia.
Uno dei racconti più avvincenti e che esalta l’essenza della penna di Dagerman è: “Dov’è il mio maglione islandese?”; il titolo rappresenta un dono di un padre a un figlio.
Knut è un ragazzo che ha perso il padre, un evento che avrebbe dovuto imprimergli una partecipazione emotiva importante.
Nonostante ciò, il protagonista non riesce a piangere; ben consapevole del suo comportamento quasi disumano, si getta nella sua dipendenza da alcol.
Il racconto è un tentativo disperato di riconnettersi con se stesso e il proprio dolore, ma anche della presa di coscienza della sua “colpevolezza” per il blocco emotivo.
Knut tornerà a casa in preda all’ebbrezza; sua sorella Lydia lo assisterà, e questo episodio in particolare farà affiorare alla sua memoria alcuni ricordi d’infanzia legati al nucleo familiare.
La lettura di questo libro è un’esperienza forte: si percepiscono note di grottesco, di distopia, ma anche di eredità letteraria kafkiana.
Il segreto di Dagerman è, probabilmente, l’autenticità: l’autore riesce a fare di questa una chiave per comunicare a tutti, rendendo i suoi messaggi autentici e universali.




