Aquatica
Stenio Solinas, illuminata penna romana da tempo trapiantata a Milano, in “Aquatica” (Edizioni Gog), con una naturalezza consona solo a chi il talento lo ha innato, mette in luce la propria maestria nel coniugare esperienza di vita e narrazione letteraria. Una raccolta che rappresenta un vero e proprio atlante dell’anima, una veduta sull’Oceano rispetto all’attuale pozzanghera editoriale dei nostri giorni. Il trittico firmato Solinas unisce due lavori precedenti dell’autore – “Percorsi d’acqua” e “Da Parigi a Gerusalemme. Sulle orme di Chateaubriand” – rivisti e ampliati, con l’aggiunta di un terzo volume inedito, “Fiumi d’acqua, mari di carta”.
Geografia malinconica
Il titolo stesso “Aquatica” sussurra immediatamente la sua verità: l’acqua nelle sue molteplici manifestazioni – mari che si perdono in un orizzonte apparentemente senza fine, lagune che riflettono cieli stanchi, fiumi che scorrono inesorabili verso il mare, vita che non tornerà mai più indietro. Leggere Solinas fa bene all’anima, alle nostre fragilità, seppur l’amaro in gola rimane: come lui, al momento, il panorama italiano non ne ha nessuno. Stenio, l’alchimista solitario con il suo immancabile sigaro, capace di fondere viaggio e letteratura e trasformarli in inchiostro dorato. Stenio, lo scrittore che forse la vita la capisce davvero, con le spalle larghe di chi ha vissuto tanto mondo ma non tutto.
L’acqua diventa uno specchio spietato dell’anima, un pretesto per esplorare quei “percorsi d’idee e di sentimenti” che attraversano l’animo umano come correnti sotterranee, portando con sé il sapore salato di tutte le partenze ma di pochi ritorni.
La filosofia del mare
In un mondo che va veloce, in una società di numeri uno, di uomini dall’Ego formato maxi, Solinas sembra prediligere l’inchiostro che scorre lento. Non giudica ma contempla la distanza incolmabile tra la vita quotidiana – quella fatta di routine che ci incatenano ai nostri piccoli destini – e quella vela all’orizzonte che rappresenta tutto ciò che potremmo/dovremmo essere ma probabilmente non saremo. Tanta vita a rincorrere una dimensione dell’esistenza che ci sfugge quasi sempre, il traguardo della libertà che sembra allontanarsi a ogni nostro scatto verso di esso.
“Ci riempiamo la vita di incombenze e di compiti, stiamo sempre a fare calcoli, progetti, a guardarci le spalle, lavoriamo con l’illusione di pagarci qualche vizio, moriamo lasciandoci dietro qualche mutuo. Eppure, ogni volta che vedi una vela all’orizzonte senti che vorresti essere lì, fuori da tutto e da tutti, prima che sia troppo tardi. Romanticismi, velleità? Può darsi, e poi certe cose non si dicono, si fanno e basta. ” Lucidità spietata di chi, da quegli occhiali, osserva una generazione che ha barattato l’avventura con la sicurezza, scoprendo troppo tardi che la sicurezza è solo un’altra forma di non vita, di lenta morte.
Narrazione della solitudine
Per scrivere libri di viaggio e di mare si necessita di una dolente grazia, quella di chi ha imparato a convivere con le proprie ombre, spesso in silenzio. Serve il tono di chi raccoglie frammenti di una vita che si sfalda a tempi alterni, tessendo un arazzo malinconico fatto di memorie che profumano di salsedine, libri francesi e di tempo che non tornerà.
L’autore non si limita a raccontare luoghi e paesaggi, troppo scontato: Stenio costruisce veri e propri requiem per tutte le “rotte culturali” che un tempo collegavano gli uomini ai loro sogni più profondi.
Erede della lezione dei grandi viaggiatori-scrittori del passato, Stenio la trasforma in elegia attraverso una prosa che porta in sé quella velata nostalgia di chi è nato troppo tardi per rispondere presente all’appello di alcuni passaggi culturali. È voce e penna di chi ha conosciuto gli ultimi bagliori di un’epoca in cui viaggiare significava ancora qualcosa di diverso dal turismo di massa, dagli scatti da social e dalla condivisione copia e incolla.
In un’epoca dominata dalla fretta cieca e dalla superficialità che ci anestetizza il cuore, “Aquatica” propone il ritmo lento della navigazione contemplativa, quasi a vela. Il ritmo di chi sa che ogni viaggio è anche un piccolo addio, consapevole che quel tramonto non sarà mai come quello del giorno prima o di quello dopo. L’approccio alla realtà è ormai un lusso per pochi, un privilegio malinconico per anime che si ostinano a cercare bellezza in un mondo che ne ha sempre meno.
Un addio dal sapore di lacrime non versate
“Aquatica” è, in definitiva, una dichiarazione d’amore malinconica a tutto ciò che abbiamo perduto navigando troppo vicino alla riva, quando avremmo dovuto spingerci verso il mare aperto della nostra più autentica libertà.




