Putin proposto come paciere tra Israele e Iran. L’Ue: «non è credibile».
Nel nuovo fronte mediorientale, con la guerra tra Israele e Iran, spunta il nome di Vladimir Putin come possibile mediatore. L’idea paradossale sarebbe arrivata dal presidente statunitense Donald Trump. Dinanzi alla nuova escalation, il tycoon affermato di aver avuto un colloquio telefonico con Putin sabato, delineando il presidente russo come paciere tra Iran e Israele. L’idea proiettata da Donald Trump è stata rilanciata anche dal portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, definendo la Russia «pronta a fornire mediazione». La proposta è stata subito smantellata dall’Europa, che ha sottolineato la totale mancanza di credibilità da parte della Russia di Putin.
L’Ue frena la proposta di Trump
«I precedenti della Russia dimostrano che l’unica cosa che le interessa è la guerra», ha dichiarato fermamente il portavoce Ue per la Politica estera, Anouar El Anouni, nel briefing quotidiano con la stampa. «La Russia ha violato ripetutamente il diritto internazionale e la Carta delle Nazioni Unite. E ricordiamo anche il recente accordo di partenariato Russia-Iran, che segnala un approfondimento della cooperazione in molteplici settori, tra cui la politica estera e la difesa», ha continuato El Anouni, evidenziando la mancanza di obiettività da parte russa: qualifica imprescindibile per aspirare ad un ruolo di mediazione. I leader del G7, iniziato ieri in Canada, hanno mostrato una chiusura davanti alla proposta di Trump, che ha lasciato il vertice internazionale con un giorno d’anticipo. La motivazione: dedicarsi alla situazione in Medio Oriente.
I legami russi con Iran e Israele
Attualmente, la Russia e la Cina sono gli unici alleati strategici rimasti all’Iran. Intanto, Israele non ha escluso nessun obiettivo negli attacchi contro l’Iran, anche la guida suprema Ali Khamenei. Corrono voci su un eventuale asilo politico già accordato all’ayattolah e ai suoi più stretti collaboratori, in trattative con la Russia come possibile fuga. Stando a fonti interne all’Iran, poche ore dopo l’inizio degli attacchi israeliani a Teheran, Khamenei sarebbe stato trasferito, con la sua famiglia, in un bunker sotterraneo a Lavizan, a nord-est della capitale. Tuttavia, sebbene gli Stati Uniti siano il grande alleato israeliano, alla fine della guerra fredda anche la Russia ha creato una forte intesa strategica con Israele. In quegli anni, il Paese si è infatti popolato da russi che, durante l’apertura dell’Unione Sovietica da parte di Michail Gorbaciov, emigrarono lì come alternativa agli Stati Uniti (persuasi dagli stessi israeliani a non rilasciare visti).
Il nuovo fronte che fa comodo a Putin
Secondo l’economista Mikahil Khazin, la ripresa del nuovo conflitto tra Israele e Iran indebolirà il sostegno occidentale all’Ucraina. Chance che la Russia «non si farà sfuggire». Come afferma Khazin, infatti, «dovendo scegliere tra gli aiuti all’Ucraina e l’assistenza a Israele, gli Stati Uniti senza esitazione si schiereranno dalla parte di quest’ultimo». Anche la tv russa Tsargrad concorda con questa prospettiva: Trump punterebbe infatti ad una conclusione accelerata della guerra in Ucraina, «dal momento che la Casa Bianca non è in grado di gestire contemporaneamente due grandi scontri». Secondo Tsargrad «Trump intende coinvolgere Putin nella risoluzione dell’escalation mediorientale e in cambio gli Stati Uniti permetteranno a Mosca di completare l’operazione speciale» alle condizioni russe.
L’Iran vorrebbe trattare, Israele no
Nonostante ciò, l’ombra di una possibile trattativa tra Israele e Iran risulterebbe ancora lontana. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu al momento non sarebbe disposto a nessun atto di mediazione con lo storico nemico iraniano. Per lui in Iran «deve essere creata una nuova realtà», che prevederebbe due condizioni: la fine del regime degli ayatollah e la distruzione del programma nucleare iraniano. Obiettivi al momento impossibili da raggiungere. Al contrario, l’Iran sembrerebbe disposto a trattare. Secondo il Washington Post, alcuni funzionari iraniani avrebbero dichiarato ai mediatori di essere disponibili a riprendere i colloqui sul nucleare con gli Stati Uniti, tuttavia, non prima che Israele interrompa i suoi attacchi.




