Dopo la Gioconda ci tolgono anche la Moka: l’affare Bialetti acquista dal fondo cinese Nuo Capital.
Un altro simbolo del Made in Italy e dell’italianità nel mondo viene acquistato da fondi stranieri. Questa volta a passare di mano è il marchio Bialetti, Moka iconica che ha fatto conoscere nel mondo il caffè made in italy espresso.
Le logiche degli affari, si sa, non guardano in faccia a niente e a nessuno, nemmeno alle “feste” comandate, accade così, quindi, che il destino è beffardo visto che solo 24 ore dopo la celebrazione della Giornata nazionale del Made in Italy nata, come spiegato dal ministro Adolfo Urso, per “riconoscere il talento, la visione e la tenacia di milioni di imprese e lavoratori italiani”, celebrando i simboli di qualità e di eccellenza del saper fare italiano, perda un altro pezzo della sua storia imprenditoriale. La Nuo Capital, holding lussemburghese che fa capo al magnate hongkonghese Stephen Cheng, ha acquistato il 78,56 per cento delle azioni di Bialetti, marchio di caffettiere entrato nell’immaginario collettivo, che nel 1919 brevettò la moka. Il valore implicito dell’acquisto delle partecipazioni in Bialetti risultato non inferiore a 42.634.000 euro conseguentemente il corrispettivo dell’Opa sarebbe non inferiore a 0,467 euro per azione.
“Con l’ingresso di NUO si apre un nuovo capitolo, ricco di opportunità continueremo a investire in innovazione, internazionalizzazione e autenticità, mantenendo sempre al centro la passione per il caffè e l’eccellenza del made in Italy”, queste sono state le prime parole dell’amministratore delegato, Egidio Cozzi, dopo il closing del fondo con cui è avvenuto l’acquisto di Bialetti.
Ma dove vai se il sostegno finanziario non ce l’hai
L’acquisto da parte di Nuo Capital di Bialetti è avvenuto dopo che il gruppo, in difficoltà economiche dal 2021, non riusciva più a fare impresa soffrendo la mancanza di capitali e di un piano industriale capace di rilanciare il marchio a livello internazionale.
“Ho acquistato questo meraviglioso marchio più di 30 anni fa. Bialetti oggi è una realtà internazionale con un grande potenziale”, lo afferma Francesco Ranzoni, presidente del Consiglio di amministrazione di Bialetti Industrie, commentando l’acquisto del marchio da parte di Nuo Capital. Continuando nel suo ragionamento ha aggiunto “In questi anni abbiamo attraversato momenti storici complessi, ma con passione, dedizione e spirito di squadra siamo sempre riusciti a guardare avanti e a far crescere l’azienda. L’ingresso di Nuo rappresenta ora una leva strategica per rafforzare ulteriormente il brand e consolidarne il posizionamento sui mercati esteri”.
Dalle sue parole emerge lo sconcertante quadro industriale nazionale in cui versano le imprese nazionali che per continuare a crescere o più semplicemente per “rimanere” sul mercato devono necessariamente affidarsi a fondi d’investimento, prevalentemente internazionali, che nulla hanno a che fare con la cultura dell’impresa che hanno reso l’Italia una tra le 7 economie più forti al mondo.
Il processo di acquisto del “Made in Italy” purtroppo è una triste realtà che sta avvenendo da decenni nel nostro paese e Bialetti è solo l’ultimo dei marchi acquistati da un’holding internazionale. Ciò che più sconcerta, tuttavia, è che il nostro paese con i propri esecutivi, da sinistra a destra, in questi ultimi trent’anni ha finito per abbandonare una politica industriale di medio-lungo periodo in grado di mantenere competitivi, grazie a interventi normativi flessibili capaci di rispondere organicamente ai cambiamenti economico-finanziari internazionali, i gruppi industriali.
Il peso che oggi hanno i fondi internazionali nelle logiche industriali e finanziarie è preponderante e nel caso di Bialetti, a seguito del comunicato con il quale è stato annunciato la chiusura dell’accordo di acquisto con Nuo Capital, il titolo in Borsa ha segnato un rialzo pari al 60,57% a 0,448 euro, avvicinandosi al corrispettivo dell’Opa non inferiore a 0,467 euro per azione.
La Moka, un marchio iconico che ha segnato il caffè made in Italy
Nel 1933, Alfonso Bialetti dà vita alla Moka Express: rivoluzionerà il modo di preparare il caffè a casa, accompagnando il risveglio di generazioni di italiani e facendo dell’azienda, grazie anche all’ambizione del figlio Renato, uno dei principali produttori italiani. Il nome? Deriva dalla città di Mokha nello Yemen, una delle prime e più rinomate aree di produzione del caffè. A rendere iconica la Moka trasformando Bialetti in un brand di successo è anche “l’omino con i baffi” nato dalla matita di Paul Campani, che dopo aver accompagnato generazioni nel “Carosello” oggi è presente su tutti i prodotti dell’azienda.




