L’Europa dell’Est è una polveriera che rischia di esplodere facendo deflagrare l’Unione europea.
L’Ungheria è sempre più isolata e sempre più ai margini delle Istituzioni e dell’Unione europea, la Slovacchia gioca sul filo del rasoio tra languidi ammiccamenti a Mosca e senso di fedeltà, economica s’intende, all’Unione ed infine la Romania.
L’ultimo paese in ordine cronologico a essere in seria difficoltà politico-istituzionale dell’area geografica orientale dell’Europa è proprio la Romania, roccaforte europea nella regione dove si sta combattendo, in Ucraina, e dove si sta decidendo del proprio futuro politico se aderire o meno all’Unione, Moldova e Serbia.
Il caos politico che sta investendo la Romania, con le elezioni presidenziali dapprima annullate per presunte interferenze straniere, russe per la precisione, ha raggiunto ieri sera un nuovo picco di proteste quando la commissione elettorale rumena ha deciso di escludere definitivamente il candidato autonomo di estrema destra, Calin Georgescu, dalla corsa alla presidenza del paese.
Le proteste di ieri sera
Le proteste dei sostenitori del candidato di estrema destra, antieuropeo e filo russo, sono scoppiate quando per l’appunto la commissione elettorale ha rigettato la richiesta di Georgescu di essere ammesso alle prossime elezioni presidenziali del 4 Maggio.
Georgescu aveva vinto il primo turno delle presidenziali del 24 novembre scorso, annullate dalla Corte costituzione due giorni prima del ballottaggio dell’8 dicembre per una serie di irregolarità nel finanziamento della sua campagna elettorale, con accuse di ingerenze russe a suo favore. A fine febbraio era stato fermato dalla polizia e interrogato dai giudici che lo avevano messo sotto inchiesta con pesanti accuse, tra l’altro attentato all’ordine costituzionale, false dichiarazioni sul finanziamento della sua campagna elettorale, costituzione di una organizzazione di carattere fascista, razzista e xenofoba. Ciononostante, aveva deciso di ripresentare la sua candidatura.
Ora la commissione elettorale ha respinto la richiesta affermando in una dichiarazione di aver adottato “il rifiuto della registrazione della candidatura indipendente del signor Georgescu Calin alle elezioni per il presidente della Romania nel 2025”, senza specificare le ragioni del suo rifiuto. Subito dopo, diverse centinaia di suoi sostenitori si sono radunati davanti alla sede della Commissione elettorale e la polizia li ha dispersi utilizzando gas lacrimogeni.
Georgescu dal canto suo sui suoi social network ha affidato la delusione per la richiesta respinta di prender parte alle elezioni presidenziali ha sempre negato ogni legame con Mosca, promettendo di fare ricorso alla Corte costituzionale contro una decisione, quella della commissione elettorale, che con un post su X definisce, “un colpo diretto alla democrazia nel mondo”.
“L’Europa è ormai una dittatura e la Romania vive sotto la sua tirannia!” con queste parole Georgescu ha tuonato contro l’Unione europea e contro le istituzioni del suo paese.
Con il coinvolgimento sempre più probabile della Corte costituzionale sull’ammissione di Georgescu alle prossime elezioni presidenziali vedremo come il paese rumeno affronterà una crisi politica che soffia da Mosca e che non sembra voler cessare di imperversare con il candidato di estrema destra che si dice “pronto a tutto” per far valere la sua candidatura.




