Elena, La matta, una vita in lotta al Teatro Carcano
Paola Minaccioni ha portato dal 27 febbraio al 2 marzo 2025 al Teatro Carcano di Milano, la voce di Elena, La Matta. Lo spettacolo è liberamente ispirato al libro di Gaetano Petraglia “La matta di piazza Giudìa”, edito da Giuntina. Ed arricchito da spunti tratti dalle memorie di Settimia Spizzichino, unica sopravvissuta al rastrellamento del Ghetto, dai racconti dello storico David Kertzer e dalle testimonianze di Giacomo De Benedetti.
La storia di Elena, La Matta
La storia è quella di una giovane donna ebrea, Elena di Porto, considerata matta dal regime fascista. Era nata e vissuta, sino alla tragica deportazione dell’ottobre del 43, nel ghetto di Roma.
Uno spettacolo toccante, vibrante, in movimento, quasi che la vitalità compressa di Elena voglia arrivare ancora oggi a noi come monito. Si ride, portati dal dialetto romanesco verace della bravissima attrice che dialoga costantemente con la musica del maestro Valerio Guaraldi in scena con Claudio Giusti.
La regia di Giancarlo Nicoletti armonizza la toccante drammaturgia di Elisabetta Fiorito e la recitazione vitale, apparente incontrollabile di Paola Minaccioni.
Dal ghetto, dai nazisti che avevano occupato Roma e da quella tragica data, comincia il viaggio a ritroso nella vita di Elena. Che pazza non era affatto. Piuttosto, insofferente verso la prepotenza, l’arroganza, la prevaricazione e il ruolo della donna imposta da una società maschile che la voleva inferiore.
Paola Minaccioni con la potenza della sua voce, coi colori del dialetto e con la sua energia esplosiva ci porta nella miseria del ghetto, tra carretti, straccivendoli e case buie dove aleggia sempre l’ombra delle secolari persecuzioni e i nomi delle famiglie ricordano le geografie attraversate in fuga.
Con lei facciamo anche un viaggio in un momento buio del nostro paese e dell’Europa tutta, dove l’impensabile non era stato “pensato” perché ritenuto aldilà dell’umano. E perché, a pochi metri dal Vaticano ci si sentiva, comunque, protetti dal Papa.
Anche tra gli ultimi, tra queste famiglie povere e numerose, la donna deve stare buona e zitta, cosa che non riesce facile ad Elena. Litiga sin da ragazzina con i prepotenti e viene spesso segnalata alla polizia o rinchiusa in manicomio.
E quei mucchi di stracci sul palco oltre ad essere l’unico suo bene, diventano anche le sue compagne di prigionia. Sono giovani donne che come lei sono state private di identità perché hanno osato ribellarsi all’ordine sociale patriarcale. Come la giovane spinta alla monacazione forzata, la madre che ha accoltellato l’uomo che voleva violentare la figlia, o quella che pure viva è morta dentro perché “suicidata” dalla società.
All’ombra delle leggi razziali, la sua cartella clinica si arricchisce di notazioni del tipo “labbra grosse, naso camuso, aspetto negroide”. Mentre sullo sfondo musicale delle canzononette allegre degli anni 30 e musica kletzmer, si profila la sua fine.
Teatro Carcano, osservatorio significativo e necessario sul Gender Gap
Uno spettacolo importante in un teatro, il Carcano, che grazie alla sua direzione tutta al femminile è diventato un osservatorio significativo per Milano e un punto di riflessione e scambio sulla condizione della donna. Quantomai necessario considerato che il Global Gender Gap Index ha messo in evidenza che nel 2024 è aumentata la distanza che separa la società attuale dal raggiungimento effettivo e globale della parità di genere. E che l’Italia arretra ancora di ben 8 posizioni rispetto al 2023 posizionandosi all’87esimo posto a livello generale.
Altra Scena & Goldenart Production presentano
Paola Minaccioni
Drammaturgia Elisabetta Fiorito
Regia Giancarlo Nicoletti
liberamente ispirato al libro di Gaetano Petraglia “La matta di piazza Giudìa”, edito da Giuntina
con Valerio Guaraldi e Claudio Giusti
Scene Alessandro Chiti Costumi Giulia Pagliarulo
con il patrocinio della Fondazione Museo della Shoah




