Ucraina e terre rare: il bluff dei plutocratici
Le terre rare ucraine, la chiave d’intreccio che avrebbe dovuto legare l’intesa tra Kiev e Washington, l’accordo saltato.
Le terre rare.
Le terre rare sono un gruppo di 17 elementi della tavola periodica di cui l’Ucraina dispone: da sola produce il 20% della grafite mondiale, oltre il lantanio, il cerio e lo scandio abbiamo il litio, vitale per la produzione delle batterie, produzione verso la quale il mondo odierno sta compiendo un interminabile corsa.
Un’ampia gamma di risorse che trovano applicazioni non solo utili, ma necessarie, verso le avanguardie delle scienze moderne, le quali ad oggi conoscono solo due concetti: tecnologie avanzate e energie rinnovabili.
Rilevanti non solo i giacimenti di terre rare nel suolo ucraino, ma anche tutti gli altri materiali che permettono di vantare a questo paese la percentuale del 5% delle risorse minerarie di tutto il mondo.
Il problema del Donbass, e la compromissione della prospettiva economica futura.
Molte delle miniere e dei siti di estrazione sono tuttavia localizzati nel Donbass, luogo di scontro delle forze ucraine e russe, si stima che ad oggi la Russia detenga nel territorio occupato il 63% dei giacimenti di carbone, l’11% dei giacimenti di petrolio, il 20% dei giacimenti di gas naturale, il 42% dei giacimenti di metalli e il 33% dei giacimenti di terre rare.
Questi numeri così alti, combinati con la guerra che incombe tutt’oggi, costituiscono un grande problema ai processi di estrazione, importazione ed esportazione.
Il business ucraino delle terre rare si stima che ad oggi valga 11 miliardi di dollari, previsti 21,7 miliardi di dollari nel 2031, con un ritmo di crescita da far invidia anche ai migliori strumenti finanziari: il 7,4% annuo,
L’accordo USA pre-guerra e il cambio delle carte in gioco.
Penso che sarà fantastico per l’Ucraina – saremo sul posto e scaveremo”, ha detto Trump ai giornalisti alla vigilia della visita a Washington di venerdì del presidente ucraino. “Scaveremo, scaveremo, scaveremo”.
Nel 2021, mesi prima dell’inizio del conflitto russo, l’America sigla un accordo per lo sfruttamento delle risorse in Ucraina, oggi se ne torna a parlare a gran voce.
Trump continua a ribadire la sua volontà di mettere le mani sulle terre rare in ucraina, le quali, sebbene siano rilevanti, non sono così abbondanti come pensa: si può anzitutto pensare che questo caso mediatico sia stato un exploit linguistico dove Trump voleva intendere i “materiali rari”.
Ciò nonostante, nei giorni passati ha fatto presente a Zelensky che se l’Ucraina vuole continuare a ricevere aiuti militari la presenza americana, anche per l’estrazione delle risorse, sul suolo è ora diventata una condizione necessaria, ma forse non sufficiente: dopo l’incontro di ieri 28 febbraio, Trump ha comunicato che potrebbe valutare lo stop all’aiuto militare contro la Russia, questo vorrebbe dire un transito minore di radar, munizioni, veicoli militari e altre misure necessarie al contenimento del conflitto.
Il 28 febbraio infatti Zelensky era atteso alla Casa Bianca per discutere anche del conflitto, si è trovato davanti un presidente americano incapace di condividere il punto di vista dell’ospite, Trump si aspettava riconoscenza e nulla osta all’estrazione di materiali dopo anni di aiuti, nei giorni scorsi erano state avanzate anche richieste economiche nei confronti dell’Ucraina a nome di “rimborso”, sparite in un secondo momento alla stesura del contratto.
Ecco così che il mineral deal non nascondeva altro che il fine economico per la controparte americana, la firma è saltata, l’Ucraina non è in svendita.
Zelensky ha sottolineato come questa non poteva essere una “pace giusta” per il suo popolo, e che l’Ucraina dovesse essere protetta e garantita al fianco dell’Europa, Trump spazientito ha lanciato l’ultimatum: “O ci stai, o noi stiamo fuori”.
L’Ucraina sarebbe dovuta essere l’alleato che permetteva all’Occidente di staccarsi dalla dipendenza materiale ed energetica cinese, il duro scontro con la Casa Bianca potrebbe aver disturbato questo percorso.




