Gaza, via alle discussioni sulla seconda fase e su un cessate il fuoco “esteso”
Secondo l’accordo stipulato tra Israele e Hamas, entrato in vigore domenica 19 gennaio, al sedicesimo giorno di tregua sarebbero iniziati i nuovi dialoghi per definire le ulteriori fasi del patto. L’ufficio del primo ministro israeliano ha comunicato, infatti, che alla fine della settimana, Israele invierà una delegazione in Qatar per discutere un cessate il fuoco “esteso”.
Le tre fasi dell’accordo tra Israele e Hamas
L’accordo tra Israele e Hamas è articolato in tre fasi. La prima, attuale, prevede una prima tregua di 42 giorni, con il graduale rilascio di 33 ostaggi israeliani, catturati dal gruppo palestinese nell’attacco terroristico del 7 ottobre 2023, e l’altrettanto graduale ritiro delle forze israeliane dalle aree popolate nella Striscia di Gaza. L’accordo include poi il ritorno in libertà di oltre 1.700 detenuti palestinesi. Attualmente sono stati liberati 18 ostaggi israeliani e 183 prigionieri palestinesi: di questi, decine stanno scontando pene lunghe o ergastoli e 111 persone sono cittadini della Striscia di Gaza arrestati dopo il 7 ottobre 2023 e detenuti senza processo.
Nella seconda fase, della quale si sta discutendo in questi giorni, dovrebbero essere rilasciati tutti i rimanenti ostaggi maschi, con il ritiro dalla Striscia di Gaza di quasi tutte le forze israeliane. Infine, la terza fase vedrebbe la restituzione dei corpi degli ostaggi israeliani uccisi durante la loro detenzione a Gaza e la creazione di un piano di ricostruzione e di una nuova struttura di governo.
Oggi, l’incontro tra Netanyahu e Trump
Le decisioni in atto sulla seconda fase dell’accordo tra Israele e Hamas sono oggetto dei colloqui tra Benjamin Netanyahu e Donald Trump, che si svolgeranno oggi alla Casa Bianca. Il primo ministro israeliano è il primo leader straniero in visita ufficiale al nuovo presidente statunitense. Sul tavolo dell’incontro, vi sono la seconda fase dell’accordo con Hamas, nell’ambito del cessate il fuoco a Gaza, e il rapporto tra Israele e l’Arabia Saudita. Come spiegato dal quotidiano israeliano Haaretz, infatti, l’obiettivo principale dell’amministrazione Trump è quello di promuovere rapidamente la normalizzazione dei rapporti tra lo Stato di Israele e l’Arabia Saudita, come punto focale per la trasformazione degli equilibri in Medio Oriente, sradicando Hamas e bloccando il programma nucleare iraniano. La guerra a Gaza sarebbe proprio il principale ostacolo a tali intenti.
Tuttavia, al momento, non mancano incertezze sulla riuscita del piano. Nello Studio Ovale, rispondendo alle domande dei giornalisti, Donald Trump ha detto che “non ci sono garanzie che il cessate il fuoco a Gaza tenga”. Alla sua dichiarazione ha fatto seguito la precisazione del suo inviato speciale per il Medio Oriente, Steve Witkoff, che ha prontamente sottolineato che la tregua “finora sta reggendo”, con la speranza “di liberare gli ostaggi, salvare vite umane e, auspicabilmente, di ottenere una soluzione pacifica di tutto questo”.




