Storia senza eroi: un romanzo familiare, un’autobiografia, una guida per non perdersi nel lato più oscuro di sé stessi
In Storia senza eroi, edito da Marsilio, Piero Marrazzo, coadiuvato dalla scrittura fine di Claudio Panzavolta, racconta, partendo dallo scandalo giornalistico di Via Gradoli, il suo viaggio introspettivo seguito alle dimissioni da Presidente della regione Lazio che lo ha condotto a ripercorrere la sua vita famigliare nonché i sentimenti umani che hanno contraddistinto parte della sua vita privata dopo il “caso giornalistico Marrazzo”.
Gioia, rabbia, delusione, sconforto, solitudine, speranzai sentimenti che vive e racconta Piero Marrazzo, e noi con lui che del romanzo diventiamo parte integrante, durante il suo percorso di introspezione, ripercorrendo le tappe fondamentali della sua infanzia, il rapporto con i genitori e le vicende famigliari materne che celano un grande “enigma familiare” che, probabilmente, se non fosse caduto come personaggio televisivo e uomo delle istituzioni a seguito delle debolezze umane che ognuno di noi cela, Piero non avrebbe mai indagato lasciando aperti dei punti interrogativi che non gli avrebbero permesso, forse, di ricongiungersi completamente con se stesso e con una parte della sua storia famigliare a lui ignota fino al percorso di analisi intrapreso.
Raccontando se stesso in un romanzo dai tratti famigliari e autobiografici, Piero squarcia quell’insopportabile velo moderno dell’apparire per ricongiungersi al suo essere più intimo nonché al suo passato famigliare, assi portanti dell’intero romanzo, che mi portano a dire, senza ombra di dubbio, che Storia senza eroi vuole essere, oltreché un romanzo, un invito, un grido di speranza, un consiglio dato da un “fratello maggiore” a guardare dentro noi stessi, a volerci maggiormente bene abbracciando le debolezze che spesso, per vergogna o per paura, finiamo per voler nascondere negli abissi di un oceano profondo sperando che non tornino a galla, nonché a voler combattere le ingiustizie, come quelle perpetuate a danno di un uomo, Richard J Luna, che nel romanzo sarà una figura fondamentale, di una società “etica” che non accetta ciò che si discosti dallo stereotipo.
D’altronde, in una società moderna di “superuomini nietzschiani”, dove si amplifica l’importanza dell’apparire relegando ai margini l’essere, non ci è più concesso dimostrarci umanamente fragili, imperfetti, sensibili e dubbiosi.
Storia senza eroi rappresenta, invece, il più alto elogio all’imperfezione e alla sensibilità umana, il manifesto di una consapevolezza che Piero ha indagato e raggiunto sulla sua pelle e che ogni uomo dovrebbe raggiungere per vivere in armonia con sé stesso, ovvero che siamo imperfetti e che le nostre imperfezioni non dobbiamo ripudiarle, anzi, dobbiamo accettarle e proteggerle perché ci caratterizzano per ciò che siamo ma che spesso dimentichiamo di essere, ovvero esseri umani ognuno con proprie unicità degni di sentirsi liberi e di vivere al meglio la nostra vita.
Lo stile semplice, diretto del “giornalista” Marrazzo che, con il suo taccuino ripercorre, accompagnato da diversi compagni di viaggio, i suoi ricordi, quelli dei suoi genitori e nonni, ci restituiscono un romanzo che fa breccia nei pensieri e nei cuori di chi, insieme a Piero, intraprende un viaggio che stimola la curiosità facendo vivere emozioni, luoghi ed episodi famigliari e storici, capaci di trattenere incollati il lettore alle pagine fino alla fine. Forse, nella società dell’apparenza, leggere e farsi trasportare dalle emozioni di un uomo e da quelle della sua famiglia rappresenta un unicum narrativo che merita di essere letto.
Se fosse stato scritto tra la fine dell’ottocento e gli inizi del 900 storia senza eroi avrebbe sicuramente fatto parte della collana del ciclo dei vinti di Giovanni Verga e non per il semplice fatto che è un romanzo famigliare, che ben si collocherebbe nella corrente del Verismo, ma, perché, al pari di uno padri moderni della letteratura italiana, Marrazzo ha saputo fotografare, raccontando la sua famiglia e le sue vicende, quasi un secolo di storia e di costumi italiani, raccontando l’Italia e la connessione con gli Stati Uniti del secondo dopo guerra dei nonni materni e della mamma Gina, passando per l’Italia del boom economico e della criminalità organizzata degli anni 60 e 70 di suo papà Joe Marrazzo, finendo per tratteggiare l’Italia degli anni 2000 raccontando la sua carriera politica e post politica.
E quindi bravo Piero, bravo perché in un mondo dove finisce per prevalere l’apparire ci hai ricordato l’importanza dell’essere e dei sentimenti umani, bravo perché in un mondo perfetto ci hai ricordato che è l’imperfezione il tratto distintivo dell’essere umano, bravo perché ci ha ricordato che per comprendere noi stessi dobbiamo necessariamente affrontare il nostro passato personale e famigliare; bravo, infine, perché ci hai ricordato che con l’amore, di una compagna, delle proprie figlie e degli amici fidati non esiste caduta, per quanto rovinosa e dolorosa, alla quale non si possa reagire.
Onore a te Piero e al tuo coraggio nel raccontare la tua storia che, sebbene non tratteggi la figura dell’eroe classico senza macchia e senza paura, dovrebbe essere letta e conosciuta da chi in questi anni ti ha volutamente dimenticato, da chi ti ha vessato, da chi ti ha emarginato come se fossi un appestato. Questa è la tua rivincita e mi sento di dire anche un po’ di Richard J Luna perché storia senza eroi narra la storia di due eroi, umani e imperfetti, che nonostante le cadute che la vita ha riservato loro sono riusciti, non senza difficoltà, a rialzarsi, guardarsi dentro, e scrivere un nuovo capitolo delle loro vite contenenti quel lieto fine che accomuna tutti gli eroi.




