Panama e Groenlandia nel mirino espansionistico di Trump
Sono passati poco più di due mesi dall’elezione a Presidente degli Stati Uniti d’America di Donald Trump, quando si era presentato nelle vesti di “pacifista”: «Non inizierò le guerre, ma le fermerò», dichiarava fermamente, riferendosi in particolare all’Ucraina e al Medio Oriente. A tredici giorni dal suo insediamento alla Casa Bianca, nella prima conferenza stampa a Mar-a-Lago, The Donald non risparmia nessuno, dando nuove sfumature alle precedenti promesse di pace. Pace che arriverà, per Trump, ma non prima di aver reso l’America «di nuovo grande».
Un’ora è stata la durata dell’incontro con i giornalisti nella lussuosa residenza presidenziale in Florida. Durante questa, il presidente entrante ha dichiarato che questa «sarà l’età dell’oro» degli Stati Uniti: «Al momento abbiamo un Paese sotto assedio, nessuno ci rispetta all’estero, ma ora lo faranno». Le sue strategie sono, infatti, molteplici. Durante la conferenza stampa, il tycoon ha detto di voler cambiare nome al Golfo del Messico, rendendolo il «Golfo d’ America»; di voler introdurre sanzioni severe agli scambi con Messico e Canada; ha ventilato la possibilità che il Canada diventi il «51esimo Stato», minacciando di usare la forza militare contro Ottawa; ha dichiarato di scatenare «l’inferno» se Hamas non rilascerà gli ostaggi prima del suo insediamento; non ha escluso la possibilità di utilizzare la forza militare per riprendere il Canale di Panama e per costringere la Danimarca a vendere la Groenlandia agli Stati Uniti. Queste ultime sono, infatti, «necessarie per la sicurezza degli Stati Uniti», secondo il neo-eletto presidente. «Il Canale di Panama è vitale per il nostro Paese. Ed è operato dalla Cina. È stato un grosso errore restituirlo, è per questo che Carter perse le elezioni, forse più che per gli ostaggi (in Iran)». Così, Donald Trump ha motivato la sua volontà di puntare alla conquista del Canale di Panama. Il presidente panamense, José Paul Mulino ha cautamente affermato di rispondere quando il tycoon sarà effettivamente presidente. Trump non risparmia nemmeno il defunto Jimmy Carter, definendo l’accordo che trasferiva la proprietà del Canale di Panama a Panama una «vergogna».
Inoltre, con l’esplicitata volontà di attaccare economicamente e militarmente la Groenlandia, Trump ha minacciato, di fatto, di valutare l’invasione di un territorio alleato Nato. Oltre al ricorso alla forza militare, infatti il tycoon ha minacciato di inondare la Danimarca di dazi, rea di non volergli vendere la regione artica. La premier danese, Mette Frederiksen, ha affermato di non credere che gli Stati Uniti utilizzeranno davvero la forza militare o economica contro «uno dei suoi più stretti alleati». Frederiksen ha anche replicato seccamente: «La Groenlandia non è in vendita». La situazione tra l’isola e la Danimarca non è certo rosea, tra colpe storiche dello stato scandinavo verso le comunità inuit (oltre l’80% della popolazione groenlandese) e le spinte verso un referendum sull’indipendenza sempre dietro l’angolo (cui aveva accennato il premier groenlandese, Mute Egede, alla vigilia del nuovo anno, invitando gli isolani a rompere «le catene del colonialismo»). L’isola riceve comunque dalla Danimarca sussidi pari a 500 milioni di euro l’anno e, all’indomani delle esternazioni di Trump sulla necessità di prendere «il possesso e il controllo» della Groenlandia, alla vigilia di Natale, il ministro della Difesa danese ha annunciato di aumentare la spesa militare nella regione artica.
Mentre il padre dichiarava la sua intenzione sul possibile uso della forza (e dei dazi) per conquistare la Groenlandia, Donald Trump Jr. era da poco sbarcato a Nuuk, per una «visita personale di un giorno»: un sopralluogo motivato dalle nuove mire di Trump Senior. L’isola ospita una base spaziale statunitense ed è di grande importanza strategica, poiché si trova sulla rotta più breve tra gli Stati Unite e l’Europa. Tuttavia, essa è al centro dell’interesse di altre potenze, come la rivale Cina, che punta alla regione per la presenza di riserve di petrolio e gas, oltre che per il suo essere nel cuore di importanti rotte marittime.




