I malumori e le insofferenza politico-economiche: scricchiola il rapporto Ucraina-Unione Europea?
Sono giornate molto complicate sul fronte di battaglia per l’Ucraina di Zelensky che, vista la vittoria di Trump e la volontà del Tycoon di non impegnarsi ulteriormente nel sostegno a Kiev nonché la difficoltà del suo esercito nel continuare a combattere una guerra protrattasi per due anni, per la prima durante le ultime settimane dell’anno appena trascorso ha ammesso che “l’Ucraina e il suo esercito non ha la forza militare per poter riconquistare i territori filo-russi sottratti da Mosca”.
L’ammissione dell’impossibilità di riconquistare i territori della regione del Donbass porta con sé riflessioni da compiere sull’andamento della guerra Russo-Ucraina; la prima nell’ordine, non sfuggita agli analisti politici, è la possibilità, filtrata seppur non direttamente, finalmente di sedersi a un tavolo per un negoziato tra i due contendenti, la seconda, più intima e psicologica, è la frustrazione e l’insofferenza del presidente Zelensky nei confronti degli atteggiamenti arrendevoli dell’Unione europea e di taluni interventi dei leader europei che, forse per presa coscienza e per le ripercussioni sull’economia di due anni di guerra Ucraina, hanno ricominciato a considerare Mosca non più come il male assoluto.
L’insofferenza di Zelenskyy nei confronti della Slovacchia e del primo ministro Fico
E così che allora, come accade con i grandi amori, quando termina la fase dell’innamoramento e dell’infatuazione, si iniziano a intravedere i difetti dell’altro, che inevitabilmente conducono ai malumori e all’insofferenza finendo per indebolire il rapporto fino anche a farlo cessare.
E ciò che sta accadendo nel rapporto tra l’Unione e l’Ucraina con l’ultimo episodio che ha riguardato l’incontro avvenuto tra il premier slovacco Fico e Vladimir Putin riguardo la proposta discussa di approvvigionamento del gas russo nell’Unione facendole transitare tramite la Slovacchia, che ha mandato su tutte le furie Zelensky.
Fico ha incontrato Putin nell’ambito di un bilaterale per garantire alla Slovacchia l’accesso continuo al gas russo a basso costo prima che l’Ucraina chiudesse, come avvenuto a partire da questi primi giorni dell’anno, “i rubinetti” attraversi i quali giunge il gas russo in Europa, attraverso la discussione di un accordo che consentisse le importazioni di gas russo bypassando l’Ucraina.
Il leader ucraino non ha nascosto, attaccando tramite i social, la sua frustrazione nei confronti del premier slovacco dichiarando che “L’obiettivo chiave di Fico è trattare con la Russia, e questo è ciò che lo avvantaggia. Si tratta di un grosso problema di sicurezza, sia per la Slovacchia che per l’intera Europa. Perché questo leader è così dipendente da Mosca? Che cosa gli viene pagato, e con che cosa paga?”
Parole forti del Presidente Ucraino che lanciano l’accusa al premier slovacco di essere “al soldo” di Putin e di essere un nemico dell’Unione e dell’Ucraina, cercando di veicolare il gas russo bypassando Kiev, indebolendone così la posizione nei confronti di Mosca in sede di una potenziale trattativa per la cessazione del conflitto, visto che la proposta slovacca finirebbe per aiutare il leader russo Vladimir Putin a finanziare la guerra contro l’Ucraina.
“Mosca offre sconti significativi a Fico e alla Slovacchia. Tali sconti non sono gratuiti: i pagamenti alla Russia vengono effettuati attraverso la sovranità o schemi oscuri” ed ancora “I leader hanno osservato che il signor Fico non vuole partecipare al lavoro comune europeo sull’indipendenza energetica o cercare di sostituire il gas russo, ma piuttosto vuole aiutare la Russia a spingere il gas americano e le risorse energetiche di altri partner lontano dall’Europa, il che implica che vuole aiutare Putin a guadagnare denaro per finanziare la guerra e indebolire l’Europa. “queste sono state le parole con le quali Zelensky si è posto in aperto conflitto con il premier slovacco e con la sua attività di governo.
E l’Unione in questo scontro da che parte sta? la domanda corre spontanea visto che le parti in crisi sono un paese membro, la Slovacchia, accusato in qualche misura di ostacolare l’azione stessa dell’Unione contro la Federazione russa, e l’Ucraina, paese candidato ad entrare nell’Unione e sostenuto dalla stessa nella sua guerra di “difesa”.
Ebbene l’Unione non si schiera, rimane democristianamente in silenzio, non prende una posizione chiara e netta, anche perché ci sono paesi dell’Unione, Ungheria, Slovacchia e Romania, che stanno cercando, o che vorrebbero ma che tuttavia non possono “schierarsi” apertamente come la Germania, continuare a usufruire del gas russo per mantenere in crescita le loro economie e questo è ciò che sta facendo aumentare l’insofferenza di Zelensky, che percepisce l’Unione distante in un momento dove invece il Presidente ucraino avrebbe desiderato ancor di più sostegno, militare e diplomatico da parte di Bruxelles e degli Stati membri.
L’attacco a Scholz e l’aut-aut alle dichiarazioni da parte del Segretario Generale Rutte
Lo “Zelensky furioso” di queste settimane, oltre al premier slovacco Fico, ha riversato altresì sul cancelliere tedesco Scholz, oramai dimissionario, critiche per aver dichiarato, a seguito dell’ammissione di Zelensky sull’andamento del conflitto, “che, a questo punto del conflitto, una via diplomatica con Mosca appare necessaria”.
Parole di buon senso che tuttavia Zelensky ha criticato pubblicamente visto che le stesse sono state pronunciate da Scholz dopo aver avuto una telefonata con il presidente russo Vladimir Putin. La chiamata, a detta del presidente ucraino, ha aperto un vaso di Pandora che avrebbe minato gli sforzi per isolare Mosca. Queste parole sono state pronunciate di fronte al Parlamento europeo nel 1.000° giorno dell’invasione su vasta scala dell’Ucraina, dando il senso dell’insofferenza di Kiev.
“Mentre alcuni leader europei pensano, sai, ad alcune elezioni o qualcosa del genere a spese dell’Ucraina, Putin è concentrato sulla vittoria di questa guerra e non si fermerà da solo” ha dichiarato il Presidente ucraino che, oltre alla stizza manifestata per via della telefonata Scholz-Putin, ha “attaccato” il cancelliere tedesco per via della sua esitazione nel fornire a Kiev i missili a lungo raggio Taurus, utili agli Ucraini per colpire il territorio russo.
Che qualcosa si stia incrinando intorno la figura di Zelensky e intorno al meccanismo di solidarietà dei paesi Ue in favore dell’Ucraina è emerso in queste ultime settimane dell’anno appena concluso, lo sforzo economico sui bilanci nazionali nel fornire armamenti a Kiev nonché le ripercussioni ancora tutte da analizzare sulle economie europee provenienti dalla sospensione della fornitura di gas russo, sta segnando le relazioni tra Unione e Ucraina.
In quest’ottica sono da leggersi le parole che il Neosegretario Generale della NATO, Mark Rutte, ha sostenuto durante l’intervista di fine anno che ha annunciato i programmi dell’alleanza Nord-atlantica per il 2025.
“Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky deve smettere di criticare ingiustamente il cancelliere tedesco, ho spesso detto a Zelensky che dovrebbe smettere di criticare Olaf Scholz, perché penso che sia ingiusto”, con queste parole Rutte ha voluto porre un freno alle critiche rivolte al governo tedesco, dimostrando, come ormai le relazioni diplomatiche siano tese tra Unione e Ucraina, e che Zelensky altresì senta sempre più su di sé il peso di un conflitto e delle sue mancate aspettative di vittoria, che sta volgendo verso un finale diverso rispetto quello desiderato.
Alla luce di quanto stia accadendo ci si chiede e ci si domanda, se alla luce degli ultimi avvenimenti e delle insofferenze sempre più manifeste di Zelensky, quanto il rapporto Unione europea-Ucraina possa reggere la pressione dei tempi e dell’economia?
C’è infine da chiedersi se il rapporto Unione-Ucraina finirà come i grandi innamoramenti, portati via dalle prime intemperie caratteriali dei suoi protagonisti, oppure se resterà solido e profondo come i classici matrimoni dove oltre l’amore subentrano anche gli interessi di convenienza?




