Il rivoluzionario messicano, Subcomandante Marcos
Il subcomandante Galeano, al secolo, secondo il governo messicano, Rafael Sebastián Guillén Vicente, fino al 2014 subcomandante Marcos (Tampico, 19 giugno 1957), è un rivoluzionario messicano, ex portavoce dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale. Sebbene Marcos (o il sup) compaia pubblicamente soltanto con il volto coperto da un passamontagna, il governo messicano il 9 febbraio 1995 affermò di averlo identificato in Rafael Sebastián Guillén Vicente, ex-ricercatore dell’università di Città del Messico.
L’identità
Guillén è nato in Messico; figlio di immigrati spagnoli, ha studiato in una scuola gesuita a Tampico, dove presumibilmente è entrato in contatto con la teologia della liberazione. In seguito si è trasferito a Città del Messico dove si è laureato in filosofia all’Universidad Nacional Autónoma de México (UNAM) con una tesi dal titolo Filosofía y educación: prácticas discursivas y prácticas ideológicas en libros de texto de primaria. In seguito, ha lavorato come professore all’Universidad Autónoma Metropolitana.
Marcos ha sempre negato di essere Rafael Guillén. La famiglia di quest’ultimo ha affermato di ignorare dove egli si trovi e si è rifiutata di confermare o smentire l’identificazione fatta dal governo. Durante la grande marcia, che nel 2001 ha portato gli zapatisti a Città del Messico, Marcos ha visitato l’UNAM e nel suo discorso è risultato evidente che fosse già stato in precedenza in quei luoghi. Come molte persone della sua generazione, Marcos fu influenzato dalla Strage di Tlatelolco nel 1968 ed entrò in una organizzazione maoista, passando in seguito allo zapatismo
Un elemento non secondario della grande capacità comunicativa di Marcos – capacità che costituisce forse la ragione principale per cui il “caso Chiapas” è da oltre un decennio all’attenzione dei mass media – è la sua scrittura. I suoi comunicati, le sue lettere sono di pregevolissima fattura. Con lui il comunicato politico è uscito dall’angusto ambito politico per entrare in quello letterario. Vanno ricordati soprattutto due personaggi da lui creati: il vecchio Antonio e Don Durito della Lacandona. Il primo rappresenta il lato indigeno della sua cultura, mentre il secondo è espressione della cultura occidentale.
Il ruolo
All’interno del EZLN (Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale) esistono, secondo una stima approssimativa, 76 comandanti, ma un solo subcomandante. I comandanti hanno un mandato affidato loro dalle assemblee popolari e in qualsiasi momento il loro titolo potrebbe essere revocato; il subcomandante invece comanda l’esercito e per questo motivo si trova in una posizione gerarchica più alta. Prima di Marcos ci furono altri subcomandanti come Pedro, Moises ed Elisa.
In pubblico si presenta sempre con il passamontagna. Inoltre porta generalmente un fazzoletto rosso legato al collo e una pipa in bocca, elementi con il quale è identificabile rispetto agli altri comandanti zapatisti. Il bastone con il quale talvolta appare è il bastone del comando della milizia dell’EZLN, affidatogli dai comandanti. Attualmente vive in clandestinità con la milizia, sulle montagne del Chiapas.
Alcuni considerano Marcos come un nuovo Che Guevara. Marcos è politicamente influenzato dalle idee socialiste e anarchiche (anarchia sociale e socialismo libertario), combinate con l’indigenismo e lo zapatismo. Il marxismo e la teologia della liberazione sono parti importanti della sua ideologia.
Marcos è tutto…
“Marcos, la quintessenza dell’anti-leader, insiste che la sua maschera nera è uno specchio, così che Marcos è un gay a San Francisco, un nero in Sudafrica, un asiatico in Europa, un Chicano a San Ysidro, un anarchico in Spagna, un palestinese in Israele, un indio maya negli stretti di San Cristobal, un ebreo in Germania, uno zingaro in Polonia, un mohawk in Quebec, un pacifista in Bosnia, una donna sola in metropolitana alle dieci di sera, un contadino senza terra, un membro di una gang in una baraccopoli, un operaio senza lavoro, uno studente infelice e, naturalmente, uno zapatista sulle montagne. In altre parole, lui è semplicemente noi: noi siamo il leader che stiamo aspettando.”




