Est o Ovest: da che parte si ritroverà la Romania dopo il voto presidenziale dell’Immacolata?
Lunedì la Corte costituzionale della Romania ha convalidato il risultato del primo turno delle elezioni presidenziali, dopo che negli scorsi giorni aveva chiesto che venisse effettuato un riconteggio dei voti per eliminare eventuali dubbi sulla validità del risultato. Al primo turno, tenutosi il 24 novembre, era arrivato primo a sorpresa il candidato di estrema destra populista e filoputiniano Calin Georgescu, con il 22,3 per cento dei voti, seguito dalla candidata liberale Elena Lasconi. Entrambi non erano considerati fra i favoriti: nei sondaggi precedenti al voto Lasconi era data come quarta, mentre Georgescu era dato addirittura sesto.
La sua vittoria è stata contestata da molti, ma il riconteggio non riguardava lui. A chiederlo, insieme all’annullamento dell’esito delle elezioni, era stato il candidato conservatore Cristian Terhes, che al primo turno aveva ottenuto l’1 per cento dei voti, e sosteneva che ci fossero stati dei brogli per favorire Lasconi. Il tribunale non ha però trovato irregolarità e quindi il secondo turno fra Georgescu e Lasconi si terrà, come era previsto, l’8 dicembre.
La Coalizione filoeuropeista per far rimanere la Romania allineata con l’Unione
Scongiurati i brogli elettorali e certificati dalla Corte Costituzionale la regolarità del primo turno delle elezioni presidenziali, ora, in vista del ballottaggio dell’8 dicembre i quattro partiti politici rumeni, liberali, socialdemocratici, il partito di minoranza ungherese e l’Unione riformista salvate la Romania hanno formato una coalizione promettendo di mantenere la Romania su un percorso pro- UE e pro-NATO.
I socialdemocratici, i liberali, l’Unione riformista Salvate la Romania (USR), il partito di minoranza ungherese UDMR e i rappresentanti di altre minoranze etniche hanno dichiarato in una dichiarazione congiunta di voler prevenire l’isolamento internazionale per la Romania e mantenere lo sviluppo economico e combattere l’aumento del costo della vita. I quattro partiti, insieme ai rappresentanti delle minoranze etniche, avranno insieme la maggioranza in parlamento e saranno in grado di spingere per un primo ministro tra le loro fila. Tuttavia, ulteriori colloqui sono in arrivo sugli obiettivi di governance della coalizione parlamentare e su chi sarà il primo ministro, anche se l’attuale primo ministro dei socialdemocratici Marcel Ciolacu potrebbe essere confermato.
L’agenzia di sondaggi rumena CURS ha previsto che avrebbe vinto con il 57,8% dei voti contro la candidata riformista Elena Lasconi dell’USR. La candidata filoeuropeista Lasconi, che in caso di vittoria sarebbe la prima donna presidente della Romania, ha promesso di mantenere il paese allineato con l’UE e la NATO e ha avvertito che una vittoria di Georgescu potrebbe spingere il paese verso la Russia e i giorni bui della dittatura. La coalizione di partiti pro-UE ha invitato domenica i rumeni a votare per un percorso europeo.
I partiti sono riusciti a respingere una vittoria assoluta dei partiti di estrema destra nelle elezioni parlamentari di domenica scorsa, tuttavia la forza del voto radicale, che ha riunito tre partiti di estrema destra in parlamento, suggerisce che l’ultranazionalista Georgescu potrebbe ancora vincere la presidenza questa domenica. Un accordo straordinario è risultato necessario visto che l’ultranazionalista e filorusso Călin Georgescu è in testa ai sondaggi in vista delle elezioni presidenziali di domenica.
L’estrema destra di Georgescu e “l’aiutino” social della Russia nelle elezioni presidenziali
Il candidato presidenziale ultranazionalista della Romania, Călin Georgescu, ha beneficiato di un sostegno propagandistico molto forte sui social, sostenuto dal governo Russo, su TikTok simile alle operazioni di influenza condotte dal Cremlino in Ucraina e Moldavia, secondo documenti declassificati dell’intelligence rumena.
Georgescu, che ha vinto inaspettatamente il primo turno delle elezioni presidenziali rumene ed è in testa ai sondaggi d’opinione in vista del ballottaggio di questa domenica, ha espresso ammirazione per la cultura russa e ha descritto il presidente Vladimir Putin come un uomo che ama il suo paese. Georgescu ha anche fortemente criticato l’UE e la NATO, con la sua vittoria che potrebbe significare problemi per entrambe le alleanze. La campagna presidenziale del presidente è stata sostenuta da Mosca, questo emerge dai documenti dell’intelligence rumena, che declassificando i file dell’indagine, hanno dimostrato che influencer sostenitori della candidatura di Georgescu sono stati pagati, insieme a membri di gruppi estremisti di destra e persone con legami con la criminalità organizzata, dal Cremlino per sostenere la candidatura di Georgescu online.
I documenti declassificati sembrano contraddire le affermazioni di Georgescu secondo cui non avrebbe ricevuto alcun sostegno dalla campagna elettorale straniera ed è arrivato primo alle elezioni del 24 novembre semplicemente perché il suo messaggio ha risuonato con il popolo rumeno. L’Entourage di
Georgescu non ha risposto a una richiesta di commento. La campagna elettorale di Georgescu è esplosa sulla piattaforma, cinese, TikTok solo due settimane prima delle elezioni del 24 novembre, secondo un documento declassificato del servizio di intelligence rumeno (SRI). Circa 25.000 account facevano parte di una rete su TikTok direttamente associata alla campagna di Georgescu e sono diventati molto attivi in quelle due settimane, afferma il documento.
“L’attività dell’account potrebbe essere stata coordinata da un attore statale” ha suggerito l’intelligence rumena che ha anche valutato che dietro la campagna elettorale ci fosse un’ottima società di marketing digitale e che le persone coinvolte erano abili nell’aggirare le regole di TikTok. Gli accessi ai siti web rumeni relativi alle elezioni sono stati pubblicati su una piattaforma di criminalità informatica di origine russa e su un canale Telegram privato. L’Intelligence ha identificato oltre 85.000 attacchi informatici che hanno cercato di sfruttare le vulnerabilità del sistema informatico elettorale della Romania, con l’obiettivo di ottenere l’accesso ai dati, modificare i contenuti e mandare in crash la rete.
Georgescu ha affermato di non aver speso soldi per la sua candidatura elettorale, sollevando dubbi su come sia riuscito a gestire una campagna di tale successo senza spendere un centesimo; tuttavia, un’informativa compilata dal ministero dell’Interno rumeno ha rivelato che i “cosiddetti influencer dei social media” sono stati reclutati da società intermediarie, almeno una delle quali sembra essere stata un’entità fantasma, per promuovere un profilo di “candidato ideale”. Gli influencer sono stati pagati per pubblicare video in cui discutevano il profilo di un candidato presidenziale rumeno ideale, insieme all’hashtag “#balanceandverticality”, anche se Georgescu non è stato nominato direttamente, questo cosiddetto candidato ideale rispecchiava strettamente il suo profilo.
Le modalità di influenza russe sulle elezioni dei paesi nell’Est Europa
La strategia russa è stata simile alla campagna social avviata nella vicina Moldavia, cercando di convincere la gente a votare per il candidato filorusso nelle elezioni presidenziali a doppio turno di quel paese, secondo il documento del ministero dell’Interno. L’attuale presidente moldavo pro-UE Maia Sandu, anch’essa cittadina rumena, ha vinto di poco il ballottaggio del mese scorso, tra gli avvertimenti che la Russia ha intenzione di rovesciare il suo governo e installare un proprio regime per procura per controllare il paese.
La Russia ha usato tattiche simili nelle campagne che il Cremlino ha condotto in Ucraina prima di
lanciare la sua invasione del paese, in Georgia con le ultime elezioni politiche che hanno visto la vittoria del partito filorusso Sogno Georgiano e che hanno gettato il paese in un clima di scontro sociale, in Moldavia dove ha resistito la coalizione filoeuropea e ora sta accadendo in Romania, paesi aderente l’Unione Europea e che l’influenza russa potrebbe essere dichiarata anche come atto ostile di aggressione alla sovranità di un paese NATO e membro dell’Unione.
Sebbene nei casi della Georgia, della Moldavia e dell’Ucraina i paesi aggrediti “mediaticamente e virtualmente” da Mosca sono paesi esterni all’Unione, l’aggressione che il Cremlino sta conducendo alla Romania dovrebbe essere considerato un atto ostile nei confronti dell’Unione Europea e come tale dovrebbe far scattare una protezione “cyber” dei paesi NATO sulle ingerenze russe ad un paese alleato, sottoponendo all’attenzione una riforma dell’articolo 5 del trattato NATO sull’aggressione ad un paese alleato anche nei casi di attacchi cyber che possano destabilizzare la politica interna dello stesso.




