Protocollo Italia-Albania: flop o nuovo modello europeo?
Quella dei migranti è una questione annosa con la quale ormai ogni governo deve confrontarsi. La ricetta “innovativa” del governo Meloni è stata quella di stipulare un accordo con l’Albania per l’apertura di centri per i migranti sul suo territorio. Tra le polemiche e gli attriti fra le istituzioni, quale è la situazione oggi?
L’accordo
L’accordo tra il primo ministro albanese Edi Rama e la presidente del consiglio Giorgia Meloni è stato siglato il 6 novembre2023. Resterà in vigore per 5 anni rinnovabili di altri 5, a meno che una delle due parti non comunichi di voler retrocedere entro 6 mesi dalla scadenza. Il protocollo Italia-Albania prevede la cessione allo Stato italiano di due aree del territorio albanese, una a Shengjin e una Gjader, per la costruzione di centri per i migranti che accolgano esclusivamente maschi adulti non vulnerabili e provenienti da paesi sicuri soccorsi da navi italiane.
Le strutture
L’11 ottobre 2024, con 5 mesi di ritardo rispetto alla data prevista, i centri per i migranti sono entrati in funzione, anche se con non poche difficoltà. Nell’area di Shengjin è stato costruito un hotspot per gli sbarchi e l’identificazione. Successivamente, per tutti i migranti ritenuti idonei è previsto lo spostamento nell’area di Gjader, dove sorgono un centro di prima accoglienza per i richiedenti asilo da 880 posti, un centro di permanenza per i rimpatri (CPR) da 144 posti e un penitenziario da 20 posti. Questi numeri sono molto lontani dalla stima iniziale di 3000 posti complessivi.
I costi
I costi di questa operazione, sostenuti unicamente dallo Stato italiano, ammontano a circa 800 milioni di euro da spendere nell’arco dei 5 anni della durata dell’accordo. La spesa comprende: 160 milioni per la costruzione e la sorveglianza e 133 milioni per la gestione dei centri; 300 milioni destinati alle forze dell’ordine; 100 milioni per il noleggio delle navi e 60 milioni per le trasferte degli avvocati, le aule e le commissioni. Infatti, a ogni migrante viene garantita la possibilità di essere seguito da avvocati, organizzazioni internazionali e agenzie dell’Unione Europea che lo aiutino durante il percorso per la domanda di asilo. Il tema dei costi è stato uno dei principali motivi di dibattito, con l’accusa di danno erariale da parte delle opposizioni per l’elevata spesa che sottrae risorse ad altri ministeri. Una somma di denaro ingente per un’operazione ritenuta inefficace.
I problemi
Infatti, sono state messe in discussione anche l’efficacia e la legittimità del protocollo in questione. Secondo Amnesty International, sarebbero molteplici i rischi di violazione dei diritti umani. La detenzione automatica dei migranti e la vaghezza dei criteri per selezionare coloro che sono idonei a finire nei centri, il mancato rispetto del dovere di attraccare nel primo porto sicuro e le possibili difficoltà logistiche e burocratiche dovute alla distanza, che potrebbero ostacolare i ricorsi legali e sfavorire i richiedenti asilo in Albania rispetto a quelli in Italia, sono alcune delle obiezioni mosse. Anche sul fronte del diritto europeo sono presenti degli ostacoli. Nel 2018, dovendosi esprimere su un caso simile a quello del protocollo Italia-Albania, la Commissione europea sottolineò come l’applicazione del diritto UE fuori dai suoi confini non fosse né possibile, né desiderabile. In questo scenario si inserisce anche la sentenza della Corte di Giustizia europea del 4 ottobre 2024 alla quale i giudici della sezione immigrazione del tribunale di Roma si sono inizialmente attenuti per bloccare la convalida del fermo dei primi migranti trasportati in Albania. Secondo questa sentenza, che riguardava la richiesta di asilo di un cittadino moldavo nella Repubblica Ceca, possono essere respinte solo le domande di asilo di persone provenienti da paesi sicuri e sono da ritenersi sicuri solo i paesi che lo sono nell’interezza del loro territorio e per tutte le persone al loro interno. Ciò ha dato origine a un duro scontro con il governo che parla di “toghe rosse” e magistrati politicizzati. Per arginare il problema, il governo italiano ha emanato un decreto per aggiornare la propria lista dei paesi sicuri, visto che non ne esiste una univoca a livello europeo, inserendo anche paesi che, però, vengono meno agli standard di sicurezza sopracitati nella sentenza, come, ad esempio, l’Egitto. Per questo motivo i giudici della sezione immigrazione del tribunale di Roma, ai quali spetta la decisione sulla convalida dei trattenimenti in Albania, hanno sospeso il proprio giudizio sulla seconda nave di migranti in attesa del parere della Corte di Giustizia Europea alla quale hanno sottoposto il decreto del governo italiano sui paesi sicuri, in quanto, in caso di conflitto, il diritto europeo prevale su quello nazionale. Ad oggi, per 19 dei 24 migranti trasportati in Albania non c’è stata la convalida del fermo, mentre i restanti 5 non sono stati ritenuti idonei al trattenimento durante lo screening a Shengjin. L’efficacia del provvedimento, però, è messa in dubbio indipendentemente dall’ostacolo giudiziario. Infatti, anche lavorando a pieno regime, nei centri per i migranti in Albania non riuscirebbero a transitare più di 39.000 persone l’anno. Numeri relativamente bassi se comparati ai 158.000 migranti sbarcati in Italia nel 2023.
Pareri internazionali
Sullo scenario internazionale questa soluzione è osservata con curiosità anche se con pareri discordanti.
Secondo il cancelliere austriaco Karl Nehammer l’accordo tra Italia e Albania per i centri di rimpatrio avvia “un percorso coraggioso” in Europa. Giudizi positivi arrivano anche dal primo ministro olandese Dick Schoof e da quella danese Mette Frederiksen, oltre che dal presidente ungherese Victor Orban e dalla leader di Rassemblement National Marine Le Pen, la quale ha solo qualche riserva relativa all’efficacia del provvedimento.
Meno prevedibile era l’interesse nei confronti del protocollo Italia-Albania dimostrato dalla Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, che, in una lettera diretta ai Capi di Stato in vista del consiglio europeo dello scorso ottobre, scrisse:
“Dovremmo anche continuare a esplorare possibili strade da percorrere riguardo all’idea di sviluppare centri di rimpatrio al di fuori dell’Ue, soprattutto in vista di una nuova proposta legislativa sui rimpatri. Con l’avvio delle operazioni previste dal protocollo Italia-Albania, saremo anche in grado di trarre lezioni pratiche“.
Tuttavia, non mancano pareri sfavorevoli sull’accordo in questione. Dalla Francia, sia il Primo ministro Michel Barnier, sia il Presidente della Repubblica Emmanuel Macron hanno espresso i loro dubbi sulla misura. Quest’ultimo, in particolare, ha sostenuto la necessità di un’azione comune a livello europeo affermando che misure isolare potrebbero ledere gli interessi collettivi dell’UE. Anche il cancelliere tedesco Olaf Scholz si è dimostrato incerto sull’efficacia del provvedimento, pur sostenendo la necessità “di un sistema che consenta la futura sostenibilità della nostra economia rendendo possibile l’immigrazione per lavoratori qualificati” in quanto “non tutti possono venire”. Totalmente negativo, invece, è stato il giudizio del Primo ministro spagnolo Pedro Sanchez che afferma di non essere “a favore di questo tipo di formule” che “non affrontano nessuno dei problemi“, ma “ne creano altri nuovi“. Infine, non si può non nominare il commento di Elon Musk che ha provocato un grande clamore mediatico .Musk ,proprietario, tra le altre, di X, Tesla e SpaceX ,fu sostenitore di Donald Trump durante la sua campagna elettorale e sarà membro del suo futuro governo. Molto vicino a Giorgia Meloni, con un post sulla sua piattaforma “X” si espresse in questi termini in relazione alla non convalide dei giudici del tribunale di Roma dei trattenimenti dei migranti in Albania: “Questi giudici dovrebbero andarsene”. Queste parole hanno suscitato immediatamente l’accusa di ingerenze da parte delle opposizioni, con grande imbarazzo per il governo che, a maggior ragione definendosi sovranista, non può accettare intromissioni sul funzionamento delle istituzioni del proprio Stato, neanche se queste provengono da un alleato. Se dal governo non è arrivato che qualche debole commento, è stato Mattarella a intervenire ammonendo Musk che “l’Italia è un grande Paese democratico” e “sa badare a sé stessa nel rispetto della sua Costituzione. Chiunque, particolarmente se, come annunziato, in procinto di assumere un importante ruolo di governo in un Paese amico e alleato, deve rispettarne la sovranità e non può attribuirsi il compito di impartirle prescrizioni”.
In ogni caso, l’unico parere internazionale da cui può dipendere l’epilogo di questa vicenda è quello della Corte di Giustizia Europea. Inattesa del suo pronunciamento sul decreto “Paesi Sicuri”, il governo italiano ha disposto il rientro di gran parte del personale di stanza nei centri in Albania per arginare spese al momento ritenute inutili.
Articolo a cura di Leonardo Melilli




