E se alla fine la presidenza Trump 2.0 facesse bene all’Europa e al processo di integrazione europea?
Con la schiacciante vittoria di Donald Trump alle ultime elezioni Americane che lo hanno proclamato il 47° Presidente degli Stati Uniti è già tempo di concentrarsi su quella che sarà la sua agenda politica estera e su come intenderà posizionare gli Stati Unti rispetto le crisi internazionali in corso e come vorrà approcciare ai suoi interlocutori, alleati e non.
Sebbene il Tycoon già durante la sua campagna elettorale ha comunicato le sue intenzioni di “far cessare le ostilità in Ucraina in un giorno e di porre fine alle guerre in corso” ora che è stato eletto e che diventerà il prossimo gennaio 2025 il Commander in chief del paese che finora ha sostenuto maggiormente la resistenza ucraina con la concessione di aiuti economici e armamenti militari per un totale di circa 60 miliardi di dollari, contando anche l’ultimo pacchetto di aiuti militari varato dalla Presidenza Biden di 425 milioni di dollari, The Donald dovrà operativamente trovare una soluzione diplomatica per far cessare le ostilità, come da lui promesso, tramite un accordo di pace in grado di mettere d’accordo Russia e Ucraina.
La pace “giusta e rapida” e l’insofferenza nella NATO accendono lo scontro tra la nuova amministrazione Trump e gli Alleati europei
La pace “giusta e rapida” alla quale il Presidente degli Stati Uniti e il suo vicepresidente J.D.Vance starebbero pensando per la risoluzione del conflitto Ucraino, riguarderebbe un cessate il fuoco immediato “imposto” all’invasore Russo e l’immediata apertura di una trattativa di pace che dovrebbe prevedere dal lato Ucraino la cessione a Mosca della Crimea e dei territori filorussi, le repubbliche del Donetsk e di Lugansk e le regioni di Zaporiggia e Cherson, mentre dal lato Russo la ritirata dal territorio Ucraino, il riconoscimento del nuovo Stato e dei suoi nuovi confini e la definitiva rinuncia di ogni ulteriore pretesa russa sul territorio Ucraino.
Su questa possibile pace e su questo possibile scenario nelle settimane precedenti i paesi europei e l’Unione Europea hanno espresso forti preoccupazioni in quanto nei fatti, la pace alla quale Trump e la sua amministrazione starebbero lavorando, equivarrebbe a una resa e una concessione di territori “strategici” alla Federazione Russa che si vedrebbe così rafforzata e più vicina geograficamente ai paesi dell’Unione Europea.
Non solo le concessioni territoriali riconosciute alla Federazione Russa attraverso il possibile accordo di pace ma l’altro grande terreno di tensione nelle nuove relazioni tra Unione europea e gli Stati Uniti dell’amministrazione Trump 2.0 riguarderebbe la NATO e il ruolo degli Stati Uniti all’interno dell’alleanza con un disimpegno degli stessi dall’Alleanza atlantica e dallo scenario europeo per potersi concentrare, militarmente sullo scenario dell’indo-pacifico con la sfida lanciata alla Cina.
D’altronde, durante la campagna elettorale, hanno fatto rumore le molteplici dichiarazioni di Donald Trump sull’inefficacia dell’Alleanza Atlantica e sulla costante sottolineatura degli interessi americani prima di quelli europei da parte del Tycoon, invitando e desiderando altresì un maggior impegno degli Stati europei al “difendersi” autonomamente rispetto all’alleato americano, definendo uno scenario politico profondamente impattante nelle relazioni Stati Uniti-Europa che potrebbe produrre effetti profondi e destabilizzanti sulle relazioni di medio-lungo periodo nel blocco dei paesi occidentali.
Un indebolimento della Nato e delle relazioni politico-militari tra Stati Uniti ed Europa offrirebbero un rafforzamento dei paesi ostili al blocco occidentale sul continente europeo, che potrebbero quindi rafforzarsi e fiaccare definitivamente le aspirazioni euro-atlantiche di quei paesi come la Moldova, la Georgia e i Balcani che hanno creduto e che credono ancora nei valori del blocco occidentale.
Se otto anni fa, ai tempi della prima presidenza Trump e del suo “American first”, gli Stati europei e l’Unione Europea presero coscienza della necessità di un rilancio di una strategia di “difesa autonoma” dall’alleato americano e dalla NATO ponendo le basi per iniziative quali la Cooperazione Strutturata Permanente (PeSCo) e lo sviluppo del Fondo Europeo di Difesa (EDF);otto anni dopo con una guerra che si sta combattendo nel continente e con una amministrazione Trump 2.0 molto più determinata nel perseguire la propria agenda politica e molto meno condizionata rispetto allo scenario europeo, è necessario per l’Unione Europea cogliere “l’opportunità” forzata data dall’atteggiamento del 47° presidente degli Stati Uniti, per conseguire definitivamente una propria politica estera e di difesa europea autonoma e strategica da Washington.
L’Opportunità “forzata” offerta dall’Amministrazione Trump ad una definitiva affermazione politica e di difesa europea
“Non c’è alcun dubbio che la presidenza Trump farà grande differenza nelle relazioni tra gli Stati Uniti e l’Europa. Non necessariamente tutto in senso negativo, ma certamente noi dovremo prenderne atto” con queste parole Mario Draghi al Vertice della comunità politica europea di Budapest ha sottolineato la necessità e al tempo stesso l’opportunità per gli Stati europei di diventare finalmente una comunità politica sovranazionale dotata di una politica estera e di una difesa indipendente dagli Stati Uniti. L’avvento della Presidenza Trump 2.0 deve far riflettere l’Unione europea e i suoi Stati membri sulla necessità di diventare davvero un’Europa federale, accelerando sul processo di integrazione a cominciare dalla non più rinviabile riforma comunitaria della politica estera e di sicurezza comune, sottraendo la materia definitivamente al metodo intergovernativo per poter far nascere una politica estera unitaria e comunitaria; fino ad arrivare all’affermazione di una difesa europea con lo sviluppo di un esercito europeo e di una propria industria militare, in tal senso le Joint venture nel settore degli armamenti militari come quella di Rheinmetall e Leonardo sono fondamentali per la costruzione della futura infrastruttura militare europea.
La rielezione del presidente Trump e la sua linea politica nazionalista “Make America Great Again”, pertanto, sebbene possa rappresentare una minaccia per l’Europa e per gli alleati di Washington, che potrebbero rimanere privi della ombrello militare e diplomatico Statunitense, dall’altra può e deve rappresentare la spinta definitiva per le cancellerie europee ad accelerare definitivamente sul processo di integrazione politica e militare europea in modo tale da far diventare l’unione quella Federazione politica in grado di ritrovare quello spirito unitario, alla base della nascita della prima comunità europea del carbone e dell’acciaio del 1952, che ha reso grande la comunità degli Stati europei e che rappresenta il motore dell’intero processo di integrazione europeo.
Il futuro dell’Europa è soltanto nelle mani dell’Europa stessa e ben vengano le Presidenze Trump di turno che permettano alla dimensione politica europea di intraprendere “forzatamente” quelle decisioni strategiche al perseguimento di una definitiva Unione politico-militare europea.




