The final countdown: Harris e Trump alla prova del voto, chi sarà il nuovo Presidente degli Stati Uniti?
Ci siamo, oggi martedì 5 novembre gli Stati Uniti sono chiamati al voto per eleggere il prossimo 47° presidente degli Stati Uniti d’America.
Mai come queste elezioni per eleggere il nuovo presidente statunitense sono e saranno fondamentali per i futuri equilibri e gli scenari internazionali, dalle due guerre in Ucraina e in Medioriente fino alla sfida climatica ed economica, con il paradigma della ipercrescita del sistema capitalista che dovrà necessariamente fondersi con il tema della sostenibilità socio-ambientale della crescita economica.
Dopo una tra le più teatrali campagne elettorali, in cui un candidato, Joe Biden, si è ritirato a soli tre mesi dalla fine e il suo rivale, il Tycoon Trump, è stato quasi assassinato, la campagna per diventare il prossimo presidente degli Stati Uniti è giunta all’ultimo atto.
Lunedì sera, Kamala Harris e Donald Trump hanno chiuso le loro campagne elettorali nello stato che, numeri alla mano, potrebbe essere fondamentale per l’elezione del prossimo presidente, ovvero la Pennsylvania. Con i suoi 19 voti nel collegio elettorale in palio, lo stato dovrebbe essere decisivo, offrendo al candidato vincitore i voti necessari per la sua elezione.
Il comizio di Kamala alla Rocky steps di Filadelfia
La vicepresidente Kamala Harris ha scelto Filadelfia, la città più grande dello stato, per tenere il suo comizio elettorale conclusivo, caratterizzato altresì dallo spettacolo hollywoodiano offerto da Oprah Winfrey e dalla musica di Ricky Martin e Lady Gaga.
Il pubblico, composto da decine di migliaia di persone, si è unito presso la “Rocky Steps” che porta al Museum of Art, il punto di riferimento della città reso famoso dal film Rocky di Sylvester Stallone. L’attuale vicepresidente Harris ha descritto i famosi gradini del film come un tributo a coloro, le comunità ispaniche e afroamericane, che partendo da condizioni sfavorevoli, “gli sfavoriti” definiti da Kamala, grazie alle riforme dell’istruzione e della sanità per le classi meno abbienti lanciato nel 2008 da Obama e portato avanti dalla presidenza Biden e al centro del programma di riforme in politica interna presentate dalla Harris, possono migliorare la loro condizione sociale, e analogamente allo Stallone Italiano, riscattando la loro esistenza. “La gara non è ancora finita“, ha detto la Harris e questa potrebbe essere una delle tornate elettorali più combattute della storia. “Ogni voto conta“.
Toni accessi da parte della candidata presidente per il partito democratico che, a seguito dell’aggressività del suo contendente, ha cercato di convincere gli indecisi sulla bontà del suo programma elettorale e sulla necessità di riconciliare le diverse anime del paese mai così polarizzate ed estremizzate.
Il comizio di Donald Trump a Pittsburgh
Nel suo ultimo discorso elettorale nella città di Pittsburgh, l’ex presidente repubblicano Donald Trump ha continuato ad attaccare e inveire contro la Harris che avrebbe, a detta del Tycoon, dovuto fronteggiare in un incontro di boxe Mike Tyson, l’ex campione dei pesi massimi condannato per stupro.
“Metti Mike sul ring con Kamala. Sarà interessante”, ha detto, confermando la sua dialettica improntata all’aggressività e alla invettiva, dialettica che nei giorni antecedenti a questa ultima dichiarazione aveva avuto come altri bersagli i media e Liz Chaney, ai quali avrebbero dovuto sparare.
Nulla di nuovo se si considera che l’intera campagna elettorale di Trump è stata contraddistinta da menzogne e razzismo, diffondendo il mito che la sua legittima vittoria è stata rubata quattro anni fa. Nonostante sia stato ferito una volta da un uomo armato e poi braccato da un secondo aspirante assassino, il candidato repubblicano ha immaginato pubblicamente che altri puntassero le armi contro i suoi avversari. Per un paese che rappresenta ancora il modello Democratico liberale, queste ultime elezioni hanno dimostrato tutta la debolezza del sistema politico alle fake news e alla sistematica alterazione della realtà politica.
Se i risultati delle elezioni non saranno netti con un chiaro vincitore, come pare essere probabile, confermando un paese in crisi di identità, è molto probabile che l’esito delle elezioni verrà deciso non solo dal voto degli elettori, ma soprattutto, dagli eserciti di avvocati, che entrambi gli schieramenti hanno assoldato, per lavorare sui riconteggi e sulle eventuali disfunzioni elettorali, a partire dai possibili riconteggi. D’altronde Trump e i suoi sostenitori hanno già paventato minacce di non accettare la sconfitta elettorale, preparando il terreno per un altro tentativo di rivolta rispetto al risultato ufficiale delle votazioni, in quanto, a detta del Tycoon, potrebbero esserci “potenziali” irregolarità elettorali che mineranno le votazioni in favore dei democratici.
Circa 160 milioni di persone voteranno quale di questi due candidati sarà il loro prossimo presidente, eppure, quasi la metà di loro, circa 78 milioni, hanno già votato. Nonostante i voti già espressi da quasi la metà degli elettori, il risultato è incerto e solamente dall’esito delle votazioni nei sette Stati chiave della Rust Belt, tra cui la Pennsylvania, e della Sun Belt meridionale.
Il voto che cambia gli equilibri internazionali
A livello internazionale, l’esito del voto statunitense non potrebbe essere più importante, in quanto da chi sarà il prossimo Presidente dipenderanno le decisioni degli Stati Uniti sulle crisi attuali. Dall’Ucraina nella sua guerra contro la Russia, alla crisi regionale tra Israele e i paesi sciiti in Medioriente, fino agli interventi sul sistema commerciale globale e sulla lotta al cambiamento climatico, il prossimo Presidente degli Stati Uniti verrà chiamato a prendere delle decisioni che incideranno profondamente nei rapporti internazionali con alleati e “nemici”.
Trump, che sulla crisi Russo-Ucraina ha ripetutamente professato la sua netta convinzione nel riuscire a far cessare il conflitto rapidamente una volta rieletto alla Casa Bianca, ha altresì dichiarato che gli Stati Uniti taglieranno il loro supporto economico-militare a Kiev per concentrarsi sul risanamento dell’economia americana.
A fargli eco, il suo vicepresidente J.D Vance, ha rincarato la dose sostenendo che gli Stati Uniti devono fronteggiare i loro problemi interni economici per far sì che “Make America Great Again” diventi realtà e che gli Stati uniti possano fronteggiare la loro vera minaccia internazionale e commerciale, ovvero la Cina.
La Harris dal canto suo, e nel solco della tradizione democratica, invece ha ribadito che se lei diverrà Presidente degli Stati Uniti, l’impegno statunitense nella politica internazionale e nella risoluzione delle crisi attuali non verrà meno anzi sarà maggiore e concreto rispetto a quanto accaduto negli ultimi mesi della presidenza Biden, e anche con i suoi alleati il confronto sarà netto e deciso, Netanyahu avvertito.
Come cantato dagli Europe nel loro brano “The final Countdown” il momento è giunto, i comizi e le campagne elettorali sono concluse è ora che gli Stati Uniti decidano il loro prossimo Presidente e con lui il loro futuro prossimo.




