“La vegetariana” della premio Nobel Han Kang in scena al Teatro Vascello
È notizia recente la vincita del premio Nobel per la letteratura da parte di Han Kang, scrittrice sudcoreana che per il suo romanzo La vegetariana si è aggiudicata il più alto riconoscimento per le belle lettere. Daria Deflorian non poteva sapere che l’Accademia di Svezia sarebbe arrivata a tanto ma aveva già subodorato la grandezza di quest’opera che, dal 29 ottobre al 3 novembre, va in scena al Teatro Vascello di Roma.

Veramente pensi di esserti trasformata in un albero?
Una surreale trasformazione quella della protagonista Yeong -hye che si ritrova a prendere una scelta ad oggi sempre più comune, una scelta che porterà a una dolorosa metamorfosi dettata più dal gelido giudizio altrui che non dalla sua stessa anima. La protagonista, fragile e delicata, oppressa dal dolore del mondo si oppone adesso in un gesto di ribellione che è vessillo dell’incomprensione umana. Alla scelta di smettere di mangiare carne si sostituisce metaforicamente la forza di ribellarsi agli stereotipi imposti dal mondo moderno e in questa trasformazione la perdita delle persone apparentemente più care disvela quella mancanza di empatia che è piaga del mondo odierno.
Il marito, irritato per questo cambiamento, rivuole indietro la sicurezza che quella moglie abitudinaria le dava, il cognato perversamente attratto ha negli occhi il feticcio di un qualcosa che non conosce, il padre – indiscutibilmente padrone – le userà violenza.

Nella trasposizione voluta da Daria Deflorian il grido di sofferenza si amplifica tra le quinte teatrali, moltiplicando lo strazio che dalle pagine del romanzo è veicolato verso il lettore, al punto da rendere la visione dello spettacolo catartica, in grado di far sentire vivido il dolore stesso di Yeong-hye, che in fondo è il nostro.
Un aspetto nobile dell’essere umano è la capacità di sentire il dolore degli altri, prova della dignità stessa dell’uomo. Sentiamo dolore di fronte alla violenza, di fronte all’ingiustizia. Sentire il dolore significa credere nell’umanità.
Queste parole di Han Kang trovano rifugio nell’arte della Deflorian che, oltre alla regia, ha voluto interpretare la sorella della protagonista, non a caso l’unico personaggio che, nonostante l’incomprensione, in qualche modo empatizza con Yeong-hye.
Una scenografia scarna ed essenziale, in grado di aumentare esponenzialmente lo stato di angoscia e dolore che rimane sotteso all’intera opera. Un atto ribelle e liberatorio che finisce per essere visto come rifiuto alla vita invece che inno.

L’adattamento è stato realizzato con la collaborazione di Francesca Marciano. La regia della Deflorian si è comunque aperta alla co-creazione degli attori Paolo Musio, Monica Piseddu e Gabriele Portoghese portando i livelli di interpretazione a vette notevoli.




