Il 5 novembre l’America è chiamata alle urne: a che punto siamo?
Il prossimo 5 novembre, gli elettori americani sono chiamati a scegliere il prossimo presidente degli Stati Uniti d’America, il 47esimo. In un alternarsi di colpi di scena da entrambe le parti, che hanno fatto traballare più volte la campagna elettorale – dall’attentato a Trump con le foto del suo orecchio sanguinante, alla rinuncia di Biden in favore della sua vp – l’America sta vivendo i suoi giorni più incerti. Le posizioni dei due candidati su molti temi non potrebbero essere più distanti tra loro. Trump e Harris divergono praticamente su ogni tematica posta al centro dell’agenda americana: immigrazione irregolare, aborto, armi, sanità pubblica, impiego di risorse per la lotta al cambiamento climatico.
Cosa dicono i sondagggi
Dai dati forniti da FinScience, fintech company del gruppo Datrix, Kamala Harris risulta in testa con il 50,4%, contro il 45,5% di Trump. Da quando Biden ha annunciato il suo ritiro, Kamala Harris è riuscita infatti a recuperare gran parte del distacco dal suo avversario. Nel corso di soli tre mesi la situazione si è completamente capovolta: se a luglio sembrava che Donald Trump fosse destinato ad una probabile vittoria contro Joe Biden, il ritiro di quest’ultimo e l’arrivo sulla scena di Kamala Harris ha rimesso in carreggiata i democratici. Con Biden, infatti, i Dem risultavano in svantaggio nei sondaggi (i consensi erano al 43,56%), rispetto al candidato repubblicano. Tuttavia, nelle elezioni americane non conta molto il voto nazionale, quanto il risultato finale. In effetti, nonostante il contesto politico sia altamente polarizzato, sulle elezioni americane regna ancora molta indecisione. Ognuno dei due candidati per vincere deve raggiungere quota 270 grandi elettori sui 538 stabiliti dal sistema americano. Nei 538 rientrano i 100 senatori, i 435 rappresentanti della Camera e i tre assegnati alla capitale Washington. Ad oggi, i sondaggi puntano a un pareggio per quanto riguarda la quantità di grandi elettori assegnati a ciascun candidato. Questo porta a credere che l’elezione sarà decisa dai cosiddetti swing state. Tra questi vi è la Pennsylvania, con diciannove grandi elettori, considerata molto pesante in termini elettorali. Per tale motivo, infatti, le campagne dei due candidati si sono concentrate particolarmente in questo stato: nel 2016 fu Trump a conquistarlo, nel 2020 Biden.
October surprise
La furia dell’uragano Milton che si sta abbattendo in questi giorni in Florida sembra riflettere lo stato delle imminenti elezioni americane. Agli sgoccioli della campagna elettorale, in una delle sue fasi più critiche, il tornado, sceso adesso a categoria 1, è la cosiddetta “Octorber surprise” delle elezioni, un evento imprevisto che potrebbe influenzare il risultato delle elezioni di novembre. Il suo arrivo e la sua gestione potrebbero avere delle conseguenze anche a livello politico. Il ruolo del presidente in carica Biden e della sua vice Harris è in questo momento cruciale per mantenere il controllo della situazione e per rinsaldare la fiducia dell’elettorato. Non a caso, Biden ha fatto rimandare il cruciale vertice di Ramstein con i paesi che sostengono l’Ucraina, per potersi concentrare sulla risposta all’uragano, nella sottesa speranza di tenere ancorati a sé gli elettori democratici, almeno fino a novembre.




