Il Giardino delle Esperidi Festival: Forestiamoci!
Il settore culturale è strategico per lo sviluppo del territorio dell’intero Paese. Lo dimostrano i dati del 19° Rapporto Annuale di Federculture 2023.
La sfida, anche da parte delle varie amministrazioni, è quella di mantenere il focus incrementando ulteriormente la partecipazione ai vari eventi capaci di lasciare un reale valore al territorio.
Ciò implica anche la formazione di personale preparato capace di intercettare nuovi flussi turistici e nuove tendenze artistiche. Gestire bene le imprese culturali rappresenta infatti una ulteriore ricchezza per un territorio che ha un grande valore da mantenere e promuovere.
Lo sa bene Michele Losi, direttore artistico di Il Giardino delle Esperidi, festival di performing art nel paesaggio, giunto questo anno alla sua XX edizione. Già 20 anni fa infatti, aveva intuito la forte vocazione culturale di un territorio particolare, poco conosciuto, che conserva tracce celtiche e romane.
Si tratta di natura, antichi sentieri romanici, cascine, parchi, ville storiche dei comuni dei comuni di Colle Brianza (Lc), Ello, Olgiate Molgora, Olginate, Sirtori, Valgreghentino, del Parco del Monte Barro (Galbiate), del Parco Regionale di Montevecchia e della Valle del Curone.
Il Festival, che si è svolto dal 21 al 30 giugno 2024, parte proprio dalla terra, dalle sue valli e dai suoi borghi per diventare luogo d’incontro.
Abbiamo partecipato a varie performance che per comodità, dividiamo in due gruppi. Da una parte, quelle “in cammino”, nella natura, dall’altra quelle tra danza, prosa e una pennellata di 22 tarocchi amletici.
Hamelt private di Campsirago Residenza con Anna Fascendini e Giulietta De Bernardi è infatti un viaggio emotivo, per uno spettatore alla volta, tra il proprio passato e presente, tra teatro e psiche inciampando talvolta in Freud, talaltra nella storia di Amleto, fissata in 22 tarocchi.
Tra le prime vogliamo ricordare Crossing Experience. Un cammino da fare a piedi e “in cuffia”, partito dal gioiello architettonico di Villa Bertarelli, sede del Parco Monte Barro. Attraversa la valle del Curone, il Parco Regionale di Montevecchia e il Monte di Brianza.

Forestiamoci, l’invito di Michele Losi a Il Giardino delle Esperidi Festival
Le parole in cuffia del direttore artistico Michele Losi, sono un invito a “Forestarsi”. Lasciare cioè, entrando nella foresta, che questa con le sue regole, i suoi ritmi, il suo suono, entri in ciascuno di noi. Aprirsi cioè un varco all’interno di se stessi, per fare ritorno alla parte più profonda di sè.
Camminare diventa così linguaggio, relazione, dialogo anche con il proprio corpo.
Alle parole di Losi si sono aggiunte quelle “dal vero” sul mondo degli alberi dello scrittore e poeta Tiziano Fratus, e del giornalista Oliviero Ponte di Pino, con la sua riflessione sulla bellezza.
L’antropologa Daniela Parafioriti invece, ha letto suoi scritti. Colpisce il suo linguaggio di pace, di amorevolezza. Invita ad osservare la natura e a imparare da essa. Dovremmo forse fare come il gelsomino, l’edera, ci suggerisce. Che tracciano rette incerte, per farsi posto nell’universo vegetale. Bucano lo spazio, incuranti di una forma supposta, predefinita, che prima sfuma e poi scompare. Si perde così il concetto di bordo, i contorni si scontornano. Ogni cosa non smette di andare e tornare.
Parafioriti ci lascia un messaggio positivo e coraggioso, suggerito da questo verde sconfinato della foresta, libero, privo di recinti, di proprietà, quindi in antitesi con il possedere: sbocciare cercando la luce.
Anche il Il sentiero delle acque, di Michele Losi si fa in cuffia, con la voce narrante di Sebastiano Sicurezza e le musiche di Luca Maria Baldini. Un percorso poetico, drammaturgico e sonoro alla scoperta della storia e della natura dell’antico sentiero nel bosco che unisce il borgo di Mondonico a quello di Campsirago.

Bello vedere partecipare molte famiglie con bambini piccoli che osservano in silenzioincuriositi dalle parole uscenti dalle cuffie.
Spettacoli di danza e prosa al Giardino delle Esperidi Festival
Tra i diversi spettacoli ricordiamo: FLUX full experience, la nuova creazione di Maura Di Vietri, prodotta da Fattoria Vittadini. Lo spettatore è dotato di un visore a realtà aumentata che fa entrare in un mondo naturale e primordiale. L’esile corpo di Maura Di Vietri, danza nella natura in armonia con le creature che incontra imparando movimenti da esse. Le sue scapole addotte sembrano voler prolungare verso il cielo le braccia filiformi in un’apertura alare che ricorda quella della civetta appena visto volare. Tolto il visore la danzatrice continua la sua danza, come se il corpo ricordasse, se la memoria ancestrale, anche se sconnessa, fosse rimasta sotto pelle.
Carlotta Viscovo presenta per la prima volta Il corpo della lotta. Parla del rapporto tra la scultrice Camille Claudel e il suo maestro e amante Auguste Rodin. Lei, che arrivava ad infondere vita nel marmo, si scontra con la morale della società patriarcale e finisce rinchiusa in manicomio, pietrificata nel suo corpo. La performance site-specific si svilupperà ulteriormente nello spettacolo teatrale L’estasi della lotta.
I Motus hanno portato Of The Nightingale I Envy The Fate (Dell’usignolo invidio la sorte), ideazione e regia Daniela Nicolò ed Enrico Casagrande. Il corpo della danzatrice Stefania Tansini ha qualcosa di ferino, come il suo linguaggio. Con lunghi stivali, ciglia animalesche e piume, dà voce, danzando, alla profetessa Cassandra, simbolo di donne schiave, di minoranze etniche schiacciate, di natura stravolta dall’uomo.Eschilo paragona il suo lamento al canto di un usignolo fastidioso, insaziabile di grida. Come quel fischio acuto che la danzatrice emette mentre scappa. Il suo corpo sussulta continuamente per la violenza che la circonda e che culminerà nella sua uccisione.
Di morte si parla, ridendo, in Dialogo con la morte della compagnia Is Mascareddas, con Antonio Murru, la regia di Marco Sanna e i burattini di Donatella Pau.
Colpisce l’ironia e lo sguardo saggio di chi conosce la vita. Scheletrica e un po’ vanitosa, si presenta nel suo salotto come la donna più conosciuta al mondo, che ha tanti spasimanti. Ha una sorella gemella, la vita e un lavoro pesante da accompagnatrice finale e non da assassina come molti vorrebbero insinuare.

Ora felice di Qui e Ora Residenza Teatrale è uno spettacolo ironico, scanzonato, musicale, di e con Francesca Albanese, Silvia Baldini, Antonello Cassinotti, Laura Valli. Dramaturg Simona Gonella. Inserito in un banchetto partecipativo, dove ogni spettatore porta una pietanza da condividere, nasce proprio per raccontare questo bisogno di stare insieme, di rallentare, di natura. Colpi di scena, mediati dal Dj Bacco, Antonello Cassinotti, sono inframezzati da brani di canzoni e buon vino, il protagonista indiscusso.




